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Quel giorno di 25 anni fa che incontrai Gigi Proietti a Cerveteri

di Gianni Palmieri 

Ho aspettato alcuni giorni per scrivere questo articolo. Per due motivazioni precise. Evitare di finire nel calderone dei tanti commenti e ricordi che hanno accompagnato la scomparsa di Gigi Proietti e soprattutto per non cadere nell’emotività di un evento che ha lasciato un segno indelebile nel cuore della mia generazione che è cresciuta con l’immenso attore romano.

Sulle nostre pagine abbiamo omaggiato Proietti con un articolo molto toccante del nostro Ugo Russo che ebbe la fortuna di conoscerlo, apprezzandone le immense virtù di uomo ed artista.  A distanza di nove giorni, desidero raccontare la mia esperienza diretta con Gigi Proietti, narrando un fatto accaduto un quarto di secolo fa a Cerveteri e del quale probabilmente non si ricorda nessuno. Era la metà degli anni novanta, all’epoca realizzavo servizi giornalistici per quella pionieristica e storica emittente locale che si chiamava Rta – Tele Agylla – dove molti colleghi si sono formati affinando la propria professionalità. Colleghi che, insieme al sottoscritto, non finiranno mai di ringraziare il direttore Vittorio Moreschini per la fiducia che ebbe in tutti noi, mettendoci in mano un microfono e lanciandoci nel mondo del giornalismo.  Erano altri tempi, le televisioni locali svolgevano un ruolo prezioso per l’informazione sul territorio, non c’era il web, internet in Italia era una parola quasi sconosciuta, soltanto emittenti di zona e carta stampata fornivano notizie alla popolazione. Accadde così che, in occasione degli eventi realizzati dal Comune di Cerveteri per l’estate, in cartellone apparve anche lo spettacolo di Gigi Proietti al vecchio campo sportivo che oggi non c’è più ed è diventato lo splendido oratorio di San Michele Arcangelo nella parte alta della città. Una premessa è doverosa per chi non conoscesse la realtà giornalistica di quei tempi. Oggi avvicinare un artista di spessore è impossibile, si deve passare per le forche caudine degli addetti stampa e dei manager, spesso si debbono comunicare in anticipo le domande, altre volte arrivano richieste di soldi, di solito la porta è chiusa in faccia a chi non lavora per Rai, Mediaset o Sky. Negli anni novanta si poteva fare giornalismo con meno difficoltà, non c’erano le barriere attuali tra artisti e mass media. Così, con grande emozione, insieme al cameraman ci recammo un paio di ore prima dello spettacolo di Proietti al vecchio campo sportivo dove si stava allestendo il parco, speranzosi di poter strappare un’intervista ad un personaggio già mitico nel mondo dello spettacolo. Arrivammo fino al camerino di Proietti, il microfono tremante tra le mani, emozione a mille, come diceva Fantozzi la salivazione azzerata. Bussammo alla porta del gazebo trasformato in camerino, dopo pochi secondi udimmo “Avanti, chiunque tu sia”. Entrammo con se camminassimo sulle uova, ci apparve il sorriso di Proietti, già con la camicia bianca che indossava per i suoi show. Comprese subito il mio imbarazzo, vide il microfono e ci disse “Immagino perchè siete qui. Con chi ho l’onore di dover parlare?”. Mezzo balbettando spiegai che eravamo l’emittente locale di Cerveteri e Ladispoli e che saremmo stati lieti di potergli rivolvere qualche breve domanda. E qui si vide la grandezza dell’uomo e dell’artista. “E perchè brevi? Abbiamo tempo, mi stavo annoiando, sono tutto vostro”.  So che può sembrare incredibile che io mi ricordi quel surreale dialogo di 25 anni fa, ho avuto la fortuna di intervistare personaggi di altissimo spessore, ma l’incontro con Proietti resta una delle pagine scritte a caratteri indelebili nel mio cuore. A Proietti non interessava sapere se fossimo una tv nazionale o una piccola emittente di provincia, fu di una gentilezza estrema e di una immensa simpatia tanto che dovemmo ricominciare tre volte l’intervista perchè scoppiammo a ridere per le battute del comico romano al nostro microfono. Ricordo che, quando vide l’aquila della Lazio che portano al collo, lui tifoso giallorosso da sempre, iniziò a scherzare con frasi tipo “Beh, allora è diverso. Ho il nemico in camerino”. E finì tutto con una fragorosa risata.  Un’esperienza scritta a caratteri cubitali che porterò sempre nel cuore. Peraltro, nel corso del tempo mi è capitato di intervistare un gran numero di artisti, beh credetemi, ci sono personaggi che pur non valendo un’unghia del talento di Proietti, assumevano atteggiamenti da divi di Hollywood, mostrando scarso rispetto per le piccole testate giornalistiche. Del resto, se lui era Gigi Proietti e sarà ricordato in eterno, mentre altri scompariranno dalla memoria collettiva, beh un motivo ci sarà pure…

Anni dopo incontrai nuovamente Gigi Proietti in occasione di una prima al teatro Sistina, ovviamente non si ricordava di quell’intervista però osservai come fosse rimasto lo stesso. Squisito con tutti, sempre pronto ad una foto con i fans, capace di regalare sorrisi con battute scherzose e mai volgari. Dovunque tu sia, forse a far ridere a crepapelle tutto il Paradiso, sappi che ci mancherai per sempre. Perchè tu sei Gigi Proietti.

 

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