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UNA PERDITA INCALCOLABILE, UGO RUSSO RICORDA GIAMPIERO BONIPERTI

di Ugo Russo 

Non te ne dovevi andare proprio oggi regalandomi un compleanno amaro, tu che mi avevi onorato della tua amicizia e prima ancora della tua conoscenza. Giampiero Boniperti, fuoriclasse vero sul campo, dietro a una scrivania come dirigente e poi grande Presidente, e straordinario uomo, fantastico- signore nella vita. Il tutto legato a due soli colori, il bianco e il nero, quelli della Juventus. Anzi, non te ne dovevi proprio andare. Recitava lo scrittore e moralista francese (Luc de Clapiers de Vauvenargues: “Per compiere grandi cose un grande uomo ha bisogno di vivere come se non dovesse mai morire”. Tu non sei stato grande, sei stato il più grande. Di tutti. Ero in macchina e casualmente mi sono ritrovato ad ascoltare alle 13, edizione di punta, il giornale radio della rai (emittente che non sento ormai da anni, visto l’enorme scadimento dei programmi e delle voci proposte) e mi sono vergognato per averci lavorato per oltre sei lustri. Nella lettura iniziale della scaletta la morte di Boniperti è stata inserita come ultima notizia dopo il giugno musicale di non so quale città!!!!! Vergogna!!!!! Con tutto il rispetto hanno lasciato questa terra anche di recente personaggi grandi, ma non quanto lui, dello spettacolo, dell’arte e oltre all’apertura di radio giornali e telegiornali sono stati mandati in onda altri quattro-cinque servizi nella stessa edizione. E la cosa è continuata almeno per una settimana. Giusto, per carità, ma a Boniperti andava almeno riservata la stessa cosa.

No, non ho bisogno di leggere qua e là per redigere questa mia doverosa commemorazione. Sono tante le cose che mi hanno legato a Giampiero Boniperti che potrei scrivere dieci libri. Intanto, qualche numero per ricordare la grandezza del personaggio, anche ai colleghi giovani che conoscono solo il mondo del pallone degli ultimi dieci anni. La leggenda del calcio ha giocato nella Juventus dal 1946 al 1961, 443 gare e 178 reti in serie A, niente male per lui che, partito centroattacco (come si diceva in quegli anni e termine che aveva magnificato Carosio) si era trasformato nel tempo in regista. Con la nazionale aveva disputato 38 partite segnando 8 reti, tra il 1947 e il 1960 (allora, a parte le grandi manifestazioni, si giocavano due-tre incontri l’anno), aprendo e chiudendo contro l’Austria. In bianconero fece parte dell’ineguagliabile Trio Magico assieme a Charles e Sivori.

Insieme a Sivori e Charles

Dal 1971 al 1990 è stato Presidente della Juventus, ruolo che ha continuato a ricoprire nella veste di “onorario”. In calzoncini così come in giacca e cravatta tantissimi successi ottenuti. Ed è curioso il modo in cui approdò alla Juventus. C’è un senso di vergogna a pensare che oggi un Locatelli viene valutato 50 milioni di euro (circa cento miliardi di vecchie lire) e per Pogba non bastano 150 milioni di euro. E allora per lui cosa servivano mille miliardi di euro???!!! A 17 anni il giovane Giampiero giocava nelle giovanili del Barengo, sua cittadina natale, per poi passare al Momo Novarese. Qui fu visto da un emissario della Juventus e avvenne l’approdo all’ombra della Mole. Sapete per quanto? La società bianconera offrì alla Momo due mute di maglie e qualche pallone. Senonché qualcuno disse: “Pensiamo anche alla famiglia di Boniperti che vive in campagna!”. Risposta: “Va beh, gli regaleremo due vacche”. Il papà del giovane calciatore che non ritenne congrua l’offerta, replicò: “Che almeno siano gravide, però!”. E così fu materializzato il passaggio. La storia racconta anche che quel gesto fu perpetrato nel tempo perché ad ogni rete segnata l’Avvocato Agnelli gli regalava una mucca gravida. Ebbe un orologio, invece, roba che ora Ronaldo lo darebbe di mancia al ristorante, quando, a testimoniare il suo immenso valore,il 21 ottobre 1953 l’Inghilterra, ritenendosi troppo più grande delle altre nazionali, organizzò l’ennesima amichevole contro il Resto del mondo” a Wembley. E l’occasione era particolare: si festeggiavano i 90 anni della Federazione inglese. Albionici presuntuosi e immodesti ma avevano fatto i conti senza Boniperti (che guidava l’attacco avversario assieme a Nordhal), unico italiano convocato per quella rappresentativa. Due reti del nostro nel primo tempo, poi 4-3 per il Resto del mondo al novantesimo, ma l’arbitro inventò un rigore per i padroni di casa per fallo fuori area (!!!) e finì 4-4. L’Inghilterra non poteva perdere! Boniperti nominato miglior giocatore del match ed eccolo, l’orologio regalato dalla Federazione britannica.

Quella signorilità di Giampiero Boniperti, quel suo sorriso a mezza bocca, quelle sue rassicuranti pacche sulle spalle sono stati un esempio per tutti. Ero in Rai e quando la Juventus vinceva qualcosa di importante sapevano di andare sul sicuro perché Ugo chiamava al telefono e intervistava il meglio. Ed era una gran festa perché intervenivano in trasmissione proprio le glorie sopra citate: dall’Argentina Omar Sivori, dal Galles o da Londra, dove si trovava spesso, John Charles e da Torino proprio lui, Giampiero. Diventati nel tempo amici del sottoscritto, eppure ogni volta che li sentivo mi salivano i brividi fino alla testa. Però, me l’hai fatta grossa, Giampiero: A non poter sentire i tuoi auguri tramite amici comuni e poi al non poterti chiamare io il prossimo 4 luglio per gli auguri per i tuoi 93 anni che non sei riuscito a compiere. A volte quelle telefonate per festeggiare le ricorrenze le ho fatte assieme a uno dei tuoi ragazzi, Sergio Brio, e quando ti parlavo mi dicevi con quel tuo non saper dare del tu: “Russo, lo dica a Brio di portarla a casa mia. Mi farebbe tanto piacere rivedervi (le prime interviste al più grande del nostro calcio di tutti i tempi le avevo fatte sul finire degli anni Settanta, ndr)”. E la stessa cosa la ripeteva a Sergio quando glielo ripassavo. I casi della vita ce lo avevano impedito ed ora non sarà proprio più possibile. Ma quando capiterò da quelle parti un mazzo di fiori sulla tua tomba Giampiero lo porterò senz’altro. E scusami il tu con cui ti ho sempre apostrofato ma per me hai rappresentato una figura, altroché cara, essenziale.

“Amici del Paradiso, è arrivato Giampiero Boniperti!”. Ha scandito stamani con voce stentorea San Pietro. E giù un applauso scrosciante. Poi hai indossato la divisa e nel grande terreno di gioco allestito in cielo per le partite tra i più grandi di questo sport (dove hai ritrovato pure gli altri due del Trio Magico) che ci hanno lasciato hai cominciato a tirare calci al pallone dietro alle nuvole, come quando deliziavi gli spettatori. Lì non ci sono gli euro, però, GRANDISSIMO, dal Padreterno fatti dare in cambio almeno due mucche, “che siano gravide, però” come aveva chiesto il tuo splendido papà, con il quale ti sei già riabbracciato. Lassù.

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