di Pietro Zocconali, giornalista, Presidente Ass.ne Naz.le Sociologi
Pietro, un bambino di 12 anni, quel giorno era elettrizzato ed aveva il morale alle stelle, nel vero senso della parola. Con alcuni amichetti stava provando un nuovo sport avventuroso: con i suoi pantaloncini corti (che allora nessuno chiamava bermuda), e con il paio di scarpe di tutti i giorni, in quella che allora era l’estrema periferia romana, in una strada non asfaltata vicino casa, come un atleta olimpico, prendeva la rincorsa, saltava sopra un vecchio cumolo di terra solidificato e si lanciava nel vuoto, atterrando qualche metro più avanti su di un altro mucchio di terra ancora smossa. In quei pochi secondi di volo, che a lui sembravano un’eternità, pensava di essere un astronauta alla conquista del Cosmo.
Era il tredici aprile del 1961 di 60 anni fa, e Jurij Gagarin, cosmonauta russo, il giorno prima, era stato il primo uomo a volare nello Spazio, portando a termine la prima missione umana, a bordo di una navetta spaziale, la “Vostok 1”: l’essere umano aveva iniziato a viaggiare nello spazio oltre l’atmosfera terrestre, e ciò a soli 58 anni dal primo volo, del 1903, dei fratelli Wright negli USA; quello del “Flyer I”, un velivolo più pesante dell’aria, munito di motore; un volo della durata di 12 secondi, per una distanza di 36 metri.
Quando l’impresa di Gagarin venne trasmessa dal Telegiornale RAI delle 20,30, nei giorni successivi, tutti i ragazzi del mondo, entusiasmati dall’impresa di quello che viene tuttora considerato il primo eroe dell’era spaziale (morto, poverino, in servizio a causa di un incidente aereo, nel 1968, a soli 34 anni), fecero salti di gioia e molti di loro in quel momento hanno promesso a se stessi di diventare astronauti.
Nel 1961 a Roma, i centri sportivi: campi di calcio, da tennis, piscine, non c’erano o erano difficilmente raggiungibili, sia fisicamente che a livello economico, e la ginnastica di quei bambini consisteva nello stare in strada a correre, giocare con le biglie o, magari, con una palla. Una di quelle strade, nelle quali i ragazzini sfogavano le loro energie, era via Casetta degli Angeli (quella con i cumuli di terra), strada che, per quanto fosse bella la sua denominazione, ora non esiste più poiché al suo posto sono sorti dei mega condomini popolari.
A proposito della corsa alla conquista dello Spazio, già negli anni ‘40 del secolo scorso erano stati effettuati voli di rilievo che avevano oltrepassato l’atmosfera terrestre (le V2 di fabbricazione tedesca, poi potenziate in mano agli USA).
Alla messa in orbita dei primi satelliti artificiali dell’URSS nel 1957, gli Sputnik 1 e 2, sono seguiti nel 1958 i primi satelliti USA, l’Explorer 1 e il Vanguard 1. Era iniziata la competizione tra le due superpotenze mondiali per il dominio dello spazio. Lo Sputnik 2, in particolare, ha avuto come passeggera la cagnetta Laika; in quel 3 novembre 1957 quel volo aveva entusiasmato in nostro Pietro, anche se aveva appena nove anni.
Dopo l’impresa di Gagarin, gli Stati Uniti, il mese successivo, furono la seconda nazione a mandare un uomo nello spazio, si trattava di Alan Shepard. Il comandante Shepard è stato poi tra i primi a camminare sul suolo lunare il 5 febbraio del 1971.
Questo grande traguardo era stato raggiunto due anni prima dagli USA, durante la missione Apollo 11: il 20 luglio 1969, tutti gli abitanti del pianeta Terra, a prescindere dai vari fusi orari, incollati davanti alle TV, hanno ammirato a bocca aperta le immagini di Neil Armstrong mentre metteva il primo piede umano sulla Luna, dicendo: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”.
Anche Pietro, svegliato da suo padre Costantino in piena notte, aveva ammirato quell’evento che è stato ed è rimasto una delle imprese più entusiasmanti che l’essere umano abbia mai portato a compimento.
Pietro Zocconali, in questo caso: “astrosociologo” (termine usato, forse per la prima volta, da André Maurois nel 1934 in un suo racconto).

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