di Ugo Russo
Intendiamoci, non parliamo di squadre che hanno fatto la storia del calcio italiano come numero di triangolini tricolori vinti o di maggior numero di giocatori consegnati alla nazionale; anzi, la capitale italiana continua ad avere mestamente il record negativo in Europa di scudetti assegnati alla città più importante di ciascuna nazione.

Ma si tratta pur sempre di due compagini che interessano una piazza, quella romana, che fagocita un numero di spettatori ed appassionati come poche nel nostro paese. E che pur se hanno vinto il loro ultimo titolo italiano rispettivamente 22 anni fa, la Lazio, e 21 anni fa la Roma da tanti anni hanno sempre lottato, specie i giallorossi, per le prime posizioni e hanno impinguato le bacheche sociali con un buon numero di Coppe Italia conquistate, oltre ad annoverare altri riconoscimenti importanti (Coppa delle Coppe, Coppa delle Fiere, Supercoppe). Insomma, si sperava che si potesse finalmente lottare concretamente per il vertice e riportare la città di Roma ad avere una squadra che potesse guardare le altre dall’alto in basso. Neanche per idea, pare che stiano facendo entrambe il passo del gambero. E i tifosi cominciano ad averne piene le tasche. Lazio e Roma, in rigoroso ordine alfabetico: quali i motivi del fallimento e se è una stagione tutta da buttare.
IN CASA BIANCOCELESTE – Fuori dalla Coppa Italia e in affanno, dovuto alla incostanza di rendimento, in campionato, i giocatori della Lazio potrebbero salvare la stagione con una clamorosa (come appare adesso) qualificazione in Champions League del prossimo anno e l’andare fino in fondo in Europa League (cosa da considerare molto improbabile). Non deve illudere la rotonda vittoria nell’ultimo turno contro il Bologna; troppe sono state le gioie cui sono seguite incredibili amarezze. Sarri, certo, avrà pure le sue colpe: i tifosi gli imputano, soprattutto, di aver fatto uno sconsiderato turn-over in più occasioni, ergo di aver sbagliato più di una formazione iniziale ma è onesto dire che sia in agosto che nell’ultima sessione invernale del mercato aveva chiesto esplicitamente dei rinforzi che non gli sono stati dati. La Lazio, è vero, si è attenuta scrupolosamente al fair-play finanziario ma almeno altre due società, messe probabilmente peggio dal punto di vista economico, hanno fatto, nelle due tornate di campagna-acquisti, “spese folli” e gliele hanno fatte passare… E non può stare tranquillo il tecnico se, in vista del prossimo campionato, in casa Lazio si parla solo di comprare giocatori a parametro zero (Romagnoli, forse per sostituire Acerbi, pur una colonna della squadra, almeno fino a qualche tempo fa, poi i rapporti con la tifoseria si sono irrimediabilmente deteriorati). Ci vorrebbero almeno quattro-cinque acquisti di spessore (un portiere, più uno per ruolo, più un faro del centrocampo per sostituire Leiva, ormai in debito di ossigeno), perché se è vero che la formazione base è ancora più che decente in almeno 9/11 guardando in panchina non ci siamo proprio. Sarri ha un contratto ancora molto lungo ma è un professionista serio e non ci sta a rimanere a dispetto dei santi, in primis contro la sua volontà. Ad esempio se gli si prospettasse il discorso: “Non possiamo affrontare spese esorbitanti, comprare a destra e a manca, però se accetti questa situazione, con questi giocatori resti fino al termine del contratto” sarebbe il primo ad andarsene. In fondo è ambizioso e qualcosa di importante ha pur vinto, no? Comunque, pure lui ha mostrato un po’ di confusione, deve cercare di valutare meglio certe situazioni e deve sentire la società più vicina per tessere un rapporto colloquiale proficuo per la Lazio e per sé stesso. Giovedì un’altra prova roboante, in Europa League ad Oporto di Sergio Conceicao. Fare una grande partita, ottenere un ottimo risultato e dare continuità al rendimento, cosa quest’ultima fino ad ora mancata, potrebbero essere un buon viatico per il futuro, anche per l’immediato. Riusciranno i nostri eroi? E guardate come è strano il calcio. La Lazio cerca quella che probabilmente risulterebbe la svolta della sua stagione contro una squadra allenata da un ex calciatore rimasto molto caro alla piazza biancoceleste e che ha dimostrato in più occasioni di amare la maglia laziale. Suo il gol che decise la Supercoppa vinta dai laziali nel 1998 e poi è stato utilissimo componente di quella rosa che, due anni dopo, si è aggiudicata il secondo scudetto della sua storia. Ora però deve fare gli interessi della formazione che allena da oramai sei anni; dopo una prima comprensibile commozione, quando le squadre scenderanno in campo, via a fare le cose sul serio. Ma in fondo a lui non dispiacerebbe poi tanto vedere Immobile e compagni vincere. Altra curiosità di questo match: sembra una sorta di anticipo di quella sfida Italia-Portogallo che ci sarà con ogni probabilità fra poco tempo e decreterà la nazionale che accederà ai prossimi mondiali in Qatar.
IN CASA GIALLOROSSA – Se Atene piange, Sparta non ride. Anzi, peggio mi sento: c’è una posizione di classifica inferiore e un derby, quello di andata, perso. Arrivato Mourinho, con un primo grosso sforzo economico della società, visto che gli è stato confezionato bello bello un triennale, si è cercato di accontentarlo nei limiti del possibile e dell’impossibile spendendo tra agosto e gennaio qualcosa come 150 milioni di euro. Anche dietro suoi precisi suggerimenti. Ma evidentemente non è bastato se, sue testuali parole, “in Premier è tutto diverso; se un portiere pagato 70 milioni non va bene, lo sostituiscono con uno pagato 80 milioni”. E no, caro Mou, i periodi, almeno da noi, restano duri. Così vincerebbe anche un bambino, non ci sarebbe bisogno “dell’eroe del triplete”. Evidentemente, però, i tempi sono cambiati e lui stesso è cambiato. Quando è giunto ha inteso da subito dare una carica agonistica fuori dal normale ai suoi, se è vero come è vero che già dalle prime amichevoli, pure con squadrette, due-tre giocatori a partita della Roma venivano ammoniti. E poi hanno tutti cominciato ad aspettare il gran gioco di Mourinho che, fino a questo momento, non si è mai visto (parliamo nell’arco di una stessa partita dall’inizio alla fine), eccezion fatta per la gara di andata a Salerno, su un campo dove, a maggior ragione all’epoca, vincevano pure i ragazzetti della parrocchietta. Mou ha caricato la piazza, cominciando a dare sempre le colpe agli altri: si è perso per l’arbitro, si è perso per i tanti infortunati (questo fatto di lamentarsi sempre. Ultimo esempio: due partite fa è uscito Abraham e si è fatta la tabella di quante partite doveva saltare; poi, invece, con il Sassuolo ha regolarmente giocato, e meno male, dal primo minuto, mentre agli emiliani mancavano per squalifica “solo” Scamacca e Raspadori, due nazionali!), si è perso, e lo ha detto ufficialmente due volte, perché tanti giocatori non hanno le palle e se vogliono li mandiamo in serie C (anche questa è cambiata: ora in questa categoria ci sono giocatori più forti di quando allenavi l’Inter…La cosa ha inizialmente creato malumore nello spogliatoio). Tanti tifosi sono rimasti a lungo dalla sua parte ma ora… Tutti d’accordo che c’è una classe arbitrale molto modesta che sta condizionando tanti risultati ma le sue intemperanze hanno portato addirittura i fan giallorossi a fare un sit-in sotto la Federcalcio. Mourinho, che è intelligente, sa benissimo che alla Roma manca il punto con il Venezia, sul fronte cartellini gialli e rossi è stata penalizzata, che Zaniolo non doveva essere espulso con il Genoa (ma il gol era da annullare per il fallo precedente fischiato anche ad altre squadre; certo si poteva annullare prima e non dopo tre minuti…), che con la Juventus l’unica cosa che si poteva dare era il rigore, per altro dato e purtroppo sbagliato, ma a propiziare la successiva rete di Abraham era stato un fallo di mano; che col Milan sono state due partite piene di giustificate polemiche e recriminazioni da parte giallorossa. Però, Mourinho, non può far credere che la Roma perde (e solo in campionato sono 9 sconfitte, se fosse arrivata quella con il Sassuolo sarebbero state 10!) perché paga sempre dazio. Allora il tecnico portoghese dovrebbe spiegare, ad esempio, come ha battuto la Fiorentina a Roma, come ha battuto il Sassuolo in casa e ci ha pareggiato domenica, come ha vinto, andata e ritorno con il Cagliari, come ha pareggiato con il Napoli. E in Conference come ha vinto a Sofia, gara che gli ha assicurato il primo posto nel girone. In tali occasioni non si è lamentato: non poteva farlo! No, i tifosi caldi, splendidi che pure a Reggio Emilia con il Sassuolo hanno riempito un settore dello stadio, ed era più che logico, si aspettavano molto di più Da alcune parti si ipotizza un addio a fine stagione di Mourinho; non possiamo crederci; vero è, però, che non si può aspettare la fine del progetto triennale per vedere i frutti. Il tecnico è sicuramente, come valore, sopra la media ma deve immediatamente cercare di raddrizzare la baracca con l’aiuto dei giocatori, provando a lottare (difficile ma ancora matematicamente possibile) per un posto in Champions. Perché quello, fallita anche la Coppa Italia, sarà un buon risultato, non certo vincere l’insignificante coppa del nonno, che dimostra quanto sia ridicola l’Uefa nel proporre manifestazioni. Pensate che l’unica che poteva dare fastidio alla Roma, il Tottenham di Conte, ha avuto partita persa (nella gara decisiva in casa contro il Rennes) perché aveva sette o otto calciatori con il covid (in un periodo in cui molte partite erano rinviate); aveva carte mediche a posto ma l’ hanno penalizzato perché non c’era un’altra data per recuperare l’incontro!!! C’è ancora un ricorso in atto ma sicuramente sarà respinto. Per Roma e Lazio appuntamento a fine stagione, lì si tireranno le dovute somme.
ULTIM’ORA – Sarebbe Carlo Bonomi, attuale presidente di Confindustria a prendere il posto del dimissionario Dal Pino al vertice della Lega di serie A. Le 20 società avrebbero raggiunto l’accordo e già nella giornata di domani, martedì, dovrebbe essere ratificata la nomina. Dovrebbe, perché, poi, se fanno come in parlamento…

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