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Quelli che scrivono di Caravaggio a Ladispoli ma dimenticano di informarsi…

Come i lettori di Ortica Social avranno notato, da alcuni giorni si è acceso un rovente dibattito con un mass media locale sull’evento dedicato a Caravaggio che il nostro giornale e gli artisti di Ladispoli e Cerveteri hanno organizzato lo scorso 18 luglio davanti alla spiaggia di Marina di Palo, col patrocinio gratuito dell’amministrazione comunale.

Dal numero delle sedie e dei tavoli, si è passati ad un vero e proprio attacco agli organizzatori, alle motivazioni di questi eventi, al fatto che, secondo questo mass media, Caravaggio non interesserebbe ai cittadini, non scalderebbe i cuori. Una critica talmente nichilista e pretestuosa che non possiamo esimerci da una risposta adeguata, anche se avevamo inizialmente deciso di lasciar perdere. Ma quando si svilisce, si offende e si citano documenti copiati dal web senza nemmeno andare a studiare l’argomento, beh è conseguente una replica articolata. Partiamo da un concetto base: questo immotivato attacco ribadisce ancora una volta la profonda differenza culturale, concettuale ed intellettuale da noi e loro. Una diversità che si era già palesata nella campagna elettorale comunale del 2022 a Ladispoli quando questo mass media sponsorizzò in modo a tratti imbarazzante il candidato di estrema sinistra proveniente da Cerveteri, caldeggiando un modello amministrativo che poi nelle urne è stato bocciato sonoramente. Una mentalità lontana anni luce dalla nostra, costellata dalla politica del NO a prescindere, della critica distruttiva, del sospetto, del nichilismo allo stato puro. Grazie a Dio gli elettori li hanno rimandati a casa ma le scorie di questo modo negativo di vedere le cose ogni tanto riemergono con articoli di dubbio gusto, reiterati al solo scopo di lanciare giudizi senza nemmeno conoscere l’argomento. Articoli, oltretutto, scritti con palese astio da risultare a tratti incomprensibili.  Ma andiamo per ordine. Nessuno tra Ortica Social, associazione Sui passi di Caravaggio, artisti e le decine di relatori che si sono succeduti nel corso dei 33 incontri organizzati dal 2019 ad oggi, ha mai espresso la pretesa di voler creare senso di comunità a Ladispoli. La megalomania la lasciamo ad altri che in città proprio non mancano. Questo progetto nasce da lontano, ma evidentemente chi ha scritto quegli articoli, speriamo non sotto dettatura, è a digiuno dei fatti, forse andava ancora a scuola quando una decina di anni fa il professor Vincenzo Pacelli, docente dell’università Federico II di Napoli, pubblicò un libro in cui lanciava e documentava l’ipotesi che Caravaggio, dopo essere sbarcato a Palo, potesse essere stato ucciso da sicari inviati dai Cavalieri di Malta. Ipotesi non proprio assurda visto che se ne occupò ampiamente anche un autorevole giornale come Repubblica. Ma evidentemente i collerghi che lanciano giudizi sul lavoro altrui non erano a conoscenza di questo fatto e non avevano letto il libro che suscitò un ampio dibattito nel mondo degli storici dell’arte che si divisero sul tema. (https://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/31/news/caravaggio_mor_a_palo_laziale_la_scoperta_del_professor_pacelli-32508629/). Ma quello che sorprende maggiormente è la mancanza di memoria dei colleghi del sito che, esattamente dieci anni fa, si occuparono della vicenda, rilanciando anche loro la teoria della morte di Caravaggio a Palo. (https://www.terzobinario.it/caravaggio-fu-ucciso-e-mori-a-ladispoli-la-conferenza-degli-esperti-e-il-nuovo-libro-di-pacelli/). Una dimenticanza o scarsa conoscenza della storia del proprio mass media? Dopo il clamore iniziale, la potenziale scoperta del professor Pacelli fu accantonata, forse troppo scomoda per i potenti poteri economici di Porto Ercole, fino a quando proprio da Ladispoli partì il progetto di rivendicazione dell’ultimo approdo e forse della morte di Caravaggio a Palo. Il maestro di pittura Guido Venanzoni e la giornalista Felicia Caggianelli iniziarono una serie di articoli che lentamente hanno iniziato a fare breccia. E sono partiti una serie di eventi, poi proseguiti su binari diversi, ma tutti con l’obiettivo di riscrivere la storia o quanto meno instillare il dubbio sulla fin troppo comoda versione della morte di Caravaggio a Porto Ercole dopo aver percorso 120 km sotto il solleone di luglio, malato e debilitato. Negli ultimi quattro anni, nonostante la pandemia, di passi in avanti ne sono stati compiuti tanti, a Ladispoli si sono avvicinati autorevoli esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno rilanciato la nuova ipotesi a livello internazionale. Il 16 dicembre 2020 su Rai Uno andò in onda il programma “Stanotte con Caravaggio”, realizzato dal ricercatore Alberto Angela, girato in buona parte davanti al Castello di Palo in cui si raccontavano le ultime ore di Michelangelo Merisi. E si iniziava a definire non più come certa ma probabile la morte a Porto Ercole. Ancora più incisivo il film “L’ombra di Caravaggio”, per la regìa di Michele Placido, uscito nelle sale a novembre dello scorso anno in cui, nella scena finale, il pittore viene ucciso e gettato in mare davanti al castello di Palo. A coloro che banalmente scrivono che tutti noi stiamo facendo un lavoro inutile da anni, che non scaldiamo i cuori ed amenità del genere, poniamo una domanda: se questo meccanismo non fosse mai stato messo in moto, avremmo avuto a Ladispoli personaggi e programmi di questo spessore che hanno dato una bella spallata alla teoria di Porto Ercole? Tentare di riscrivere la storia è spesso impresa ardua, ma almeno ci si sta provando, ci vorranno anni, aver già insinuato il dubbio su una tesi lunga oltre 413 anni è già un buon risultato per la “piccola” Ladispoli dove non ci sarebbe senso di comunità. E veniamo ora ad un passaggio cruciale. Nel loro nichilista articolo, i colleghi del mass media citano uno scritto che dimostrerebbe che Caravaggio sia realmente morto in Toscana, raccontando la storia di due appassionati che nel  2001, consultando i registri della parrocchia di Sant’Erasmo a Porto Ercole, trovarono un foglietto che avrebbe dato un importante contributo alla risoluzione della controversia. Il foglio, oggi conservato presso l’archivio della curia di Pitigliano, reciterebbe che “il 18 luglio 1609 nell’ospedale di S. Maria Ausiliatrice morì Michelangelo Merisi da Caravaggio”. Premesso che il pittore in realtà trovò la morte nel 1610, ancora una volta chi scrive questi articoli dimostra di non essersi informato adeguatamente. Non vogliamo auto citarci, ma se avessero letto il resoconto dell’articolo su un evento dedicato a Caravaggio realizzato in sala Ruspoli a Cerveteri il 28 gennaio 2020, avrebbero trovato la risposta. (https://orticasocial.it/da-cerveteri-la-clamorosa-tesi-caravaggio-non-e-morto-a-porto-ercole). In quella sede il professor Aldo Serafinelli, esperto di arte e consulente istituzionale ad alto livello, dimostrò la poca attendibilità di quel documento con tanto di proiezioni filmate. Se nella vita non si studia prima di mettersi a scrivere, poi arrivano questi scivoloni frutto della scarsa conoscenza dell’argomento, ma del resto uno dei limiti del nichilismo è proprio l’illusione di avere sempre ragione. Chiarito anche questo punto, andiamo avanti. Quando si propala che gli eventi su Caravaggio non interessano nessuno, si presuppone che un mass media sia sempre stato arroccato su questa posizione. Poi però si scopre che forse dipende dalla matrice di chi organizza gli eventi su Caravaggio essere soggetti a feroci critiche. Eh sì perché altrimenti non ci spieghiamo l’incoerenza tra l’attacco fuori luogo all’incontro organizzato il 18 luglio da Ortica Social ed associazione Sui passi di Caravaggio e l’ampio spazio concesso ben due volte da questo bizzarro mass media ad un altro evento andato in scena solo tre giorni prima sul lungomare Marina di Palo. Attenzione, nell’articolo si citano perfino fatti ed eventi che noi stiamo ribadendo da anni. (https://www.terzobinario.it/nata-a-ladispoli-lassociazione-lultimo-approdo-di-caravaggio/). In questo caso i colleghi non hanno sentito il bisogno di parlare di mancanza di senso di comunità e cuori infuocati. E non hanno aggiunto commenti, dimenticando di segnalare per dovere di cronaca che alla posa della corona di fiori in memoria di Caravaggio erano presenti meno di venti persone, forse a causa del caldo torrido Chissa perché… Tante dimenticanze ed omissioni che fanno sorridere.  Ma uno dei concetti che più lascia perplessi, soprattutto se espresso da sedicenti operatori dell’informazione, è quello in cui si sentenzia che “Il tentativo abbastanza maldestro di legare indissolubilmente Caravaggio a Ladispoli è destinato a fallire anche per un altro motivo. Caravaggio, potrebbe essere morto ovunque ma non fu lui a scegliere il luogo. Non c’è legame che il soggetto abbia stabilito di sua volontà con la città in cui è morto”. Premesso che sono pochi coloro nella vita che scelgono dove tirare le cuoia, da quale pilastro si parte per sentenziare e sperare che il tentativo fallisca? In quattro anni sono stati realizzati passi in avanti clamorosi. Ai distratti colleghi nichilisti, suggeriamo di andare a leggere la pagina di Wikipedia riguardante Caravaggio. (https://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggio). Potranno così scoprire che nel capitolo intitolato “Il dibattito post mortem”, l’autorevole pagina web scrive che “Nel 2012 tuttavia la tesi ufficiale della morte a Porto Ercole fu dibattuta da Vincenzo Pacelli, un professore dell’Università di Napoli ed esperto della storia del Merisi, sostenuto anche dallo storico dell’arte e divulgatore Tomaso Montanari. A conclusione di una rilettura di documenti dell’Archivio di Stato e dell’Archivio Vaticano, infatti, la morte sarebbe avvenuta direttamente a Palo di Ladispoli. Secondo Pacelli, il Caravaggio fu assassinato da emissari dei Cavalieri di Malta, un omicidio ordito per vendicare un’offesa arrecata a un alto esponente del Cavalierato e architettato con il tacito assenso della Curia romana”. Insomma, se pure Wikipedia lega Caravaggio a Palo, forse tanto maldestro questo tentativo non è. Ma evidentemente i nichilisti colleghi si sono dimenticati di effettuare una accurata ricerca su internet. Infine alcune considerazioni con le quali speriamo di chiudere questa polemica visto che tra noi e loro, grazie a Dio, esistono differenze culturali e concettuali incolmabili. Al di là della scorrettezza professionale di pubblicare una foto dell’evento del 18 luglio, utilizzandone una scattata dal tavolo dei relatori senza nemmeno citare la fonte, con tanto di faccette oscurate, siamo del parere che qualcuno dovrebbe spiegare le reali ragioni di questi offensivi attacchi. Che colpiscono vergognosamente gli organizzatori (che non prendono un euro), i relatori di altissimo livello che partecipano ai dibattiti (che non prendono un euro), gli artisti che realizzano dipinti meravigliosi (e non prendono un euro), i cittadini che da una trentina di eventi partecipano acon interesse e passione, spesso provenendo da altre località. E’ vero, i nostri eventi non collezioneranno mai i 5.000 fans che probabilmente gremiranno piazza Rossellini per il concerto di Elettra Lamborghini, ma del resto siamo in una nazione dove i musei sono affollati solo la domenica del mese in cui si entra gratis. Altrimenti la gente preferisce spendere 15 euro per andare a mangiare una pizza invece di ammirare capolavori artistici. Non sposteremo le folle (difficile in una nazione dove in troppi pensano che Caravaggio o Donatello siano i nuovi attaccanti sud americani della Juventus) ma proseguiremo sul nostro cammino che persegue l’obiettivo di affrancare il territorio di Ladispoli da quei nefasti legami con film e commediole degli anni ottanta, da programmi televisivi che svilivano la città, da un atteggiamento negativo che taluni articoli ci confermano non essere ancora stato cancellato. Voi continuate a contare le sedie ed i tavoli (stiamo ancora aspettando di sapere con quale organo di polizia avete parlato per sapere l’esatta capienza della platea davanti alla spiaggia). Noi di Ortica Social, Sui passi di Caravaggio col sostegno gratuito dell’amministrazione comunale, continueremo a lavorare per una Ladispoli più culturale e più positiva. Fatevela una risata ogni tanto, altrimenti campate davvero male.

G.P.

 

(vignetta tratta da Milo Manara)

 

 

 

 

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