di Anna Maria Onelli
Lo scorso settembre i paesi di Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano, su impulso dell’Associazione Forum Clodii, avevano dato vita a una nuova comunità la “Civitatis Lacus”, destinata a trasmettere alle nuove generazioni l’eredità culturale e naturale del lago.Si inserisce bene, in questo contesto di memorie sulla storia locale, l’incontro organizzato dalla dott.ssa Sandra Ianni e Fernando Testa, patrocinato dal Comune di Bracciano. Un incontro fatto di aneddoti e di memorie, tenuto la mattina del 17 gennaio nella chiesa della Misericordia,per ricordare l’operatodi Don Alfredo Cesolini Ricciotti (1903-1984) e Don Gilberto De Santis(1937-2024) che fecero delle loro parrocchie centri di aggregazione per giovani e adulti forgiando intere generazioni. Due sacerdoti con due personalità diverse, con due modi diversi di vedere la vita e di educare,ma accomunati dalla ferma volontà di servire il Signore attraverso l’azione.
L’apertura dell’incontro da parte della dott.ssa Ianni che ha moderato gli interventi, il saluto istituzionale del sindaco Marco Crocicchi, le parole del parroco Don Francisco de Macedo, hanno spianato la strada dei ricordi. Sono stati tanti gli aneddoti raccontati da scout settantenni, che sono intervenuti a narrare fatti lontani,ma ancora così intensamente presenti nella vivida luce dei loro occhi.Ancora oggi, chi ha vissuto lo scautismo a Bracciano tra gli anni ’50 e ’70 associa la figura di Don Alfredo Cesolini Ricciotti, non solo alla fondazione di un gruppo scout cittadino, gli “scout dal fazzoletto giallo” che facevano uso del coltello per pelare le patate e tagliare le corde, ma al fulcro di un progetto molto più ampio che ha legato indissolubilmente la realtà di Bracciano alla formazione dei capi scout a livello nazionale. Don Alfredo rese lo scoutismo un centro di spiritualità e pedagogia attiva. legato a un’idea di scautismo “essenziale”, fatto di competenza tecnica, di amore per la natura e di una fede incrollabile.
Dai ricordi di tutti emerge una figura di parroco rigida imprevedibile, ma instancabile e incapace di scendere a compromessi: si rifiutò di celebrare il matrimonio di una nipote finché la sposa,già di fronte all’altare, non fu coperta da uno scialle; non somministrava la comunione ai fedeli che entravano in chiesa dopo la lettura delle Sacre Scritture; interruppe la messa rimanendo in silenzio finché due parrocchiane non smisero di parlare tra loro; durante una festa del Corpus Domini interruppe la processione e rientrò in chiesa dicendo: “io non porto Gesù tra chi non lo rispetta”. Gli aneddoti si sono moltiplicati: i piatti di minestrina e di pasta e fagioli preparati e raccontati da Massimo Perugini; il momento in cui Don Cesolini rincorse arrabbiatissimo, Gabriele Cerrone e gli altri scout, perché non avevano lavato le lenzuola utilizzate durante il campo. Nicola Scanu che si vede ancora salire su una scaletta, a soli 6 anni, in modo da arrivare all’altare per servire la messa, ma soprattutto ricorda la sua sbadataggine quando gli sfuggì di mano il canestro, rompendo almeno 50 uova donate dai fedeli durante la benedizione delle case. Per Don Cesolini fu un gesto di irresponsabilità imperdonabile. Il dottor Di Girolamo lo ricorda così volitivo e impaziente da intervenire anche sull’Estrema Unzione che un sacerdote gli stava somministrando. Mentre, Salvatore Bozzo, nipote di Don Alfredo,ne tratteggia l’amore per la lettura e la scrittura e il fascino che subiva dai libri arancioni esposti nella libreria dello zio.
Altre testimonianze ricordano Don Gilberto De Santis,(1937-2024), braccianese, come figura centrale e amatissima nella diocesi di Civita Castellana e a Capena,dove fu parroco per moltissimi anni.
Nei racconti di tutti,della nipote Claudia Marini, di Fernando Testa, di Angelo Zuccherini, ci appare un Don Gilberto convinto che la gioia sia uno strumento di evangelizzazione, forse per questo egli univa una profonda spiritualità a una rara dote di simpatia e comunicativa con cui parlava a tutti, anche attraverso l’umorismo giungendo perfino a pubblicare libri di barzellette. Era famoso per il suo “zelo apostolico” e il profondo legame con il movimento dei Cursillos di Cristianità in cui, puntando tutto sulla testimonianza gioiosa, aiutava i fedeli a creare quei “gruppi di amicizia” che sono il cuore del post-cursillo. Don Gilberto utilizzava il dialetto, l’ironia e aneddoti di vita vissuta per spiegare la Grazia di Dio. Dopo il pensionamento nel 2018, si ritirò a Vignanello, prestando servizio come cappellano presso il monastero delle monache Passioniste, continuando fino all’ultimo a essere un punto di riferimento spirituale per i “cursillisti” e per i suoi ex parrocchiani. Assistito dalle suore, prima di lasciarci ebbe a dire:
“…sono splendidamente accudito, non merito tanta gioia e tanta fortuna”.
L’incontro è terminato con un brindisi tra i presenti, per lo più settantenni, che hanno condiviso i ricordi della gioventù, i valori e gli aspetti anche crudi dell’educazione ricevuta, erano giovani che impararono presto a ubbidire con volontà e consapevolezza, vivendo in aggregazioni,condividendo le tende da montare, il pranzo da preparare, il riposo scomodo ma gioioso nel sacco a pelo. Hanno vissuto conoscendo le tradizioni popolari, la vita di paese e di parrocchia. Una vita attiva, spesso accompagnata da privazioni o dall’idea di non essere mai abbastanza adatto, mai abbastanza bravo. Eppure si sono tutti affermati nel mondo della sanità, dello sport, dell’imprenditoria, …
Questo incontro, può indubbiamente appartenere a quella “Comunità di eredità”, in cui un insieme di persone trasmettono alle nuove generazioni e alle loro famiglie il proprio vissuto, non come sterile ricordo di un passato lontano, piuttosto come elemento utile a comprendere che la strada per crescere forti è costellata di piccoli sacrifici, di molte rinunce, di azioni e di speranze. Loro, che non hanno mai avuto tempo di annoiarsi, hanno conosciuto l’ubbidienza e l’umiltà, ma hanno certamente conosciuto meno fragilità.
(Le foto del collage sono state scattate da Giovanni Maramici di “Bracciano nel Cuore”)

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