di Anna Maria Onelli

Il 17 marzo, al liceo Ignazio Vian di Bracciano, si è tenuto un incontro che ha visto studenti, famiglie, docenti confrontarsi su un argomento complesso: l’autolesionismo.Un tema delicato, avvolto da troppi silenzi, eppure capace di toccare un numero sempre crescente di giovani.
L’ autrice Elena Guido, con il suo libro “Ora parlo io “, edito da “graus edizioni”, ha rotto il silenzio, facendo comprendere che l’autolesionismo,termine che significa “farsi del male da sé”, non è un capriccio ma un modo sbagliato di affrontare un disagio psicologico, un sovraccarico di emozioni, o di pensieri negativi e stressanti.
Elena, giovane liceale al 5°anno, si è raccontata con rispetto e con onestà: con un coraggio ammirevole ha riconosciuto pubblicamente le proprie fragilità e il modo in cui le ha affrontate.
La società ci chiede di essere performanti, belli, bravi, vincenti,…Chi non è efficiente si sente inutile e “fuori gioco”. È così che si sentiva Elena quando era assalita da un groviglio di emozioni che non riusciva a riconoscere e contenere. Si feriva, in modo che il dolore fisico mettesse in ombra il dolore psicologico.
Elena si racconta con un linguaggio chiaro, sintetico, preciso nell’indurre la mente a trasformare le parole in immagini, facendoci comprendere,e simultaneamente “vedere”, cosa significhi scivolare nell’autolesionismo.
Il libro, è stato presentato al liceo Sandro Pertini di Ladispoli, grazie all’intervento della dirigente scolastica Lucia Lolli, che ne ha la reggenza; della psicologa Anna Maria Rospo, delle prof.esse M. Guarino,A. Recchi e M. Saladini che hanno selezionato i brani da affidare agli allievi-lettori.I presenti, con garbo, hanno posto domande, creando un clima confidenziale e sereno, profondamente empatico. La medesima, calda accoglienza ha caratterizzato la seconda presentazione del testo al liceo Ignazio Vian di Bracciano, dove l’incontro è stato aperto e moderato dalla pedagogista Anna Maria Onelli.
La dirigente scolastica pro tempore, Lucia Lolli, ha dialogato con l’autrice, con il pubblico e con i docenti, parlando delle attività di prevenzione attivate e dell’importanza di una didattica da rinnovare che ponga al centro “l’Allievo” e non “i Saperi”; ha dimostrato chela scuola può diventare un “porto sicuro” dove ogni studente si sente visto come persona, non solo come un voto o un problema da gestire.
La psicologa e psicoterapeuta Milena Rosso, consulente scientifico e supervisore nell’ Associazione Culturale Percorsi di Crescita, ha coinvolto il pubblico in un esercizio di rilassamento/concentrazione, volto a favorire l’ascolto, quindi ha approfondito il tema sull’autolesionismo con molta sensibilità.
La prof.essa Margherita Guarino, che è stata vicina ad Elena nei momenti più difficili, ha coordinato la selezioni dei brani significativi e le letture che hanno favorito un’atmosfera carica di attesa empatica. In entrambe le scuole, ogni relatore ha apportato il valore aggiunto della propria esperienza, trasformando il dialogo con l’autrice in una conversazione aperta, non volta a scandalizzare, né a semplificare, bensì a offrire uno sguardo più umano su un dolore che non trova parole.
Elena ci ha mostrato il suo bisogno di essere vista, abbracciata, considerata, ha patito il “sentirsi sola” e gli effetti del bullismo che, è la causa di tanti suicidi minorili.Preziosi, nel dialogo, il contributo della prof.ssa Teresa Manes, mamma di Andrea, “il ragazzo dai pantaloni rosa” e le parole del dottor Gianluca di Pietrantonio, criminologo forense e psicologo.
Il libro ci lancia un messaggio di speranza: Elena che non si sentiva mai abbastanza brava, abbastanza magra, abbastanza alta o abbastanza bella, è tornata dal buio alla luce,grazie all’appoggio costante e amorevole della sua famiglia, alla psicoterapia e agli insegnanti che hanno creduto in lei. Grazie alla sua voglia di scrivere, perché anche scrivere è stato terapeutico.

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