di Anna Maria Onelli
Nell’Hotel Salus di Viterbo, il 28 marzo 2026, si è tenuto il Convegno “L’importanza di educare alle emozioni: riflessioni pedagogiche e confronto”, organizzato dall’Inner Wheel International Club di Viterbo, presidente Maria Barbara Lecchini, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani (ANPE), presidente Maria Angela Grassi. L’Inner Wheel International è la più grande Associazione Internazionale al femminile che riunisce 115.000 socie, distribuite in 4200 Club, appartenenti a diversi Distretti, sparsi in più di 100 Paesi al mondo. L’ANPE è un’Associazione di Pedagogisti divenuta nel tempo la più rappresentativa d’Italia. Nata nel 1990, da sempre si adopera per il riconoscimento della figura del Pedagogista raggiungendo nel 2024 l’emanazione della Legge n.55, di cui stiamo attendendo l’attuazione per la costituzione dell’Ordine.
La conferenza, trasmessa via zoom per consentire a chiunque di partecipare, si è aperta con i saluti della Presidente Nazionale Inner per l’Italia, Amalia Velia Sales, e della Governatrice del Distretto 208, Orietta Ciula Lattanzi. Entrambe hanno richiamato gli obiettivi educativi 2026, con cui i Club si impegnano a promuovere l’amicizia, il servizio alla comunità e a diffondere valori di rispetto, inclusione e responsabilità sociale.
Il Club viterbese svolge sul territorio diverse attività di tipo socio-educativo-culturale, avvalendosi del supporto dell’ANPE con cui promuovere percorsi educativi condivisi e di alto valore formativo. È stato bello ritrovarsi anche con socie Inner giunte dalla Sardegna e dal Lazio, per riconfermare con l’impegno quei principi di educazione e rispetto che sono il filo conduttore delle attività internazionali. Il convegno è nato dalla convergenza di obiettivi educativi condivisi con i pedagogisti facenti capo all’ANPE, che trovano nell’educare alle emozioni, a scuola e in famiglia, una possibilità per contrastare un disagio giovanile in cui la sofferenza, la solitudine, il pensiero di non essere visti, compresi, amati e un sovraccarico di emozioni o di pensieri negativi e stressanti, alimentano fenomeni di violenza e aggressività.
Quest’ incontro – a cui erano presenti gli assessori al Comune di Viterbo, Rosanna Gilberto per Politiche Sociali/Educazione e Giancarlo Martinengo, per Ambiente/Verde Pubblico – è stato un’opportunità di operare in sinergia, per riflettere e condividere prospettive e strategie, coinvolgendo famiglia, scuola, comunità. Monica Lecchini, presidente della sede regionale ANPE Lazio – Abruzzo – Marche, ha sapientemente moderato gli interventi, introdotto i relatori, stimolato le riflessioni. Non sono mancate le considerazioni sull’uso dello smartphone e dei social. In una società che chiede ai giovani di essere sempre più performanti, più efficienti, belli, bravi, vincenti, chi non è efficiente si sente inutile e fuori gioco. I giovani oggi si sentono inadeguati: l’emozione dominante è la paura; non quella di un pericolo fisico ma la paura di non essere all’altezza delle relazioni sociali.
Questa generazione fortemente interconnessa, di fatto, è sempre più isolata, e cerca nel like le attenzioni che non trova nella vita reale. La ricerca di like per molti è una dipendenza, come lo è la necessità compulsiva di modificare il proprio aspetto tramite i filtri digitali, o la paura di rimanere senza carica o di non avere connessione sul proprio telefono. Il digitale ha sostituito le relazioni profonde con connessioni superficiali. Anche una chatbot, come ChatGPT, basata sull’ intelligenza artificiale, è capace di simulare una relazione che sembra vera: più si interagisce con il robot più se ne ricava dipendenza emotiva finché ci si fida sempre più della macchina che ti ascolta ma non ti giudica, trasformandola in un’amica, una terapeuta, una confidente.
Il tema dell’educazione emotiva è stato esaminato con approcci differenti, ma sempre complementari, da Clara Sardella, Vice Presidente ANPE Lazio – Abruzzo – Marche; dai ricercatori Rosa Maria Purchiaroni, docente nell’Università Pontificia Salesiana di Roma e dal maestro di scacchi, Gabriele Quaglia, docente nell’Istituto Buon Pastore di Viterbo; da Fabrizio Mangiucca, pedagogista di comunità, esperto DSA e orientamento scolastico; da Anna Maria Onelli pedagogista, già dirigente scolastico, giornalista pubblicista, impegnata nelle scuole a contrastare il fenomeno del bullismo; da Gianluca Di Pietrantonio psicologo, criminologo forense, redattore, presente nelle scuole per dialogare con gli studenti di bullismo e legalità. Dalle relazioni sono emerse: l’importanza dell’osservazione, della formazione e della ricerca in campo educativo, la necessità di educare alle emozioni perché esse sono la base di ogni apprendimento, l’efficacia di una didattica laboratoriale che renda l’allievo protagonista della propria crescita emotiva, cognitiva, motoria, la necessità di sensibilizzare i giovani ai pericoli del web.
Anche da psichiatri come Paolo Crepet, Vittorino Andreoli, dal filosofo Umberto Galimberti, dall’educatore di comunità Don Antonio Mazzi ci giunge una diagnosi comune: i giovani oggi crescono in un vuoto di senso (nichilismo). La crisi è anzitutto degli adulti, che hanno abdicato al loro ruolo; mancano relazioni autentiche – sostituite da legami superficiali – e figure adulte capaci di fare da guida. La solitudine affettiva è alla radice del malessere giovanile. I genitori ansiosi, iperprotettivi o complici che proteggono i figli da ogni fallimento, dalla fatica, o dal rischio hanno cresciuto giovani fragili, incapaci di riconoscere e gestire emozioni come il rifiuto, la sconfitta, l’attesa.

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