Se alcune parole “sono pietre”, si dovrebbe convenire che, a volte, ad esse non si assegna il giusto peso specifico. A modesto avviso di chi scrive è questo il caso che concerne alcuni Siti UNESCO di cui si parla o si discetta con una certa sufficienza quasi dimenticandosi che i Siti inseriti dall’ONU, tramite la sua Agenzia dell’UNESCO, nella World Heritage List dell’eccellenza planetaria sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità e non una cosa affatto trascurabile che riguarda solo singole città, paesi o porzioni di territorio ma bensì intere Nazioni e che, per le loro caratteristiche, vanno a rappresentare il top di tutto il nostro pianeta sia in ambito culturale, che ambientale, che misto (valore culturale ed ambientale insieme). Per fortuna, questa valutazione estremamente riduttiva e piuttosto semplicistica non viene fatta ovunque anzi; tanto è vero che quando un Sito UNESCO rischia di entrare o addirittura entra nella Danger List (la Lista dei Siti in pericolo di cancellazione) si muovono, al massimo livello, le varie diplomazie nazionali e molte Nazioni vanno letteralmente in fibrillazione pronte a fare tutto ciò che chiede l’UNESCO per evitare quella che viene considerata una vera e propria iattura per una molteplice e delicata serie di motivi. Un esempio di primissimo piano è quello che ha visto la potente Germania, che non è certo un Paese qualsiasi, “dannarsi l’anima” pur di cercare di salvare dalla cancellazione il suo Sito UNESCO della “Valle dell’Elba a Dresda” che, entrato nella Danger List alla fine di un determinato percorso, dal 2009 è divenuto un ex Sito UNESCO a causa della costruzione di un ponte ( peraltro voluto dalla comunità locale) il quale, secondo l’Agenzia dell’Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, è andato ad alterare tutto un delicatissimo sistema ambientale fino ad allora sopravvivente in loco. Per inciso, senza andare troppo lontano, un grosso problema lo ha avuto lo splendido Sito UNESCO italiano di Villa Adriana a Tivoli che è stato messo sotto stretta osservazione in quanto la lottizzazione edilizia prevista nella zona di Ponte Lucano in prossimità del Sito, secondo l’UNESCO, metterebbe a rischio la buffer zone (la zona tampone). Va detto che, sempre la straordinaria Villa/Città dell’imperatore Adriano, ancora più di recente è stata alla ribalta delle cronache perché, a ridosso di essa, volevano far sorgere addirittura una discarica. Chi scrive inoltre ricorda bene di un Sito ambientale italiano (le stupende Isole Eolie) che, all’inizio del 2000, rischiarono fortissimamente l’esclusione dalla World Heritage List a causa di una questione legata all’estrazione della pomice di cui l’UNESCO aveva chiesto lo stop; per fortuna poi la cosa si risolse e le Eolie rimasero Sito Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Comunque, nonostante tutto, attualmente l’Italia vanta il maggior numero di Siti UNESCO possedendone 61 seguita dalla Cina con 60. Sul territorio della nostra Penisola ve ne sarebbe anche un 62° quello di San Marino ed il suo Monte Titano (ma si tratta di stato estero). Per quanto concerne la “messa a profitto” (nel senso più alto e nobile del termine) di un Sito UNESCO in tutti i convegni, congressi e seminari, a cui chi scrive ha partecipato nel corso degli anni, è sempre stato ribadito quanto sia fondamentale, a tutti i livelli, la continuità dell’azione politico/programmatica. Vi è anche da dire che l’Italia è in una posizione predominante pure nella Lista del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità (che comprende quelle realtà mondiali che rappresentano antiche tradizioni che spesso non hanno una codifica scritta ma che vengono tramandate oralmente nel corso delle generazioni) avendo ricevuto l’ambito riconoscimento dell’UNESCO per: Il Canto a Tenore Sardo, l’Opera dei Pupi Siciliani, la Dieta Mediterranea (inizialmente insieme alla Grecia,alla Spagna ed al Marocco), il Saper Fare Liutario di Cremona, le Macchine dei Santi ( i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo), La Pratica Agricola della Vite ad Alberello di Pantelleria, La Falconeria: Un Patrimonio Umano Vivente, e L’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani. E poi l’Italia (cosa poco nota) vanta ben sette realtà inserite nella Memoria del mondo (Memory of the World) che è un Programma dell’UNESCO, fondato nel 1992, volto a censire e salvaguardare il Patrimonio Documentario dell’Umanità dai rischi connessi all’amnesia collettiva, alla negligenza, alle ingiurie del tempo e delle condizioni climatiche, dalla distruzione intenzionale e deliberata. Ecco l’elenco con le relative date dell’inserimento: 2005 – Biblioteca Malatestiana di Cesena, 2005- Collezioni della Biblioteca Corviniana (in comune con Belgio, Germania, Francia, Austria e Ungheria), 2011 – Archivio storico diocesano di Lucca, 2013 – Archivio storico dell’Istituto Luce, 2015 – Collezione almanacchi Barbanera 1762-1962 conservata presso la Fondazione Barbanera1762, 2015, Codex Purpureus Rossanensis,custodito a Rossano, in Calabria, 2015, L’opera di Frate Bernardino de Sahagún (in comune con Messico). È anche da ricordare, e non è trascurabile, che l’Italia, fra l’altro, è ben presente anche nel Programma Intergovernativo dell’UNESCO MAB (Man and the Biosphere – l’Uomo e la Biosfera – nato nel 1971) con il possesso di 15 Riserve della Biosfera. Insomma è un fatto che, grazie ad un mix straordinario di valori, l’Italia, in tutti i suddetti ambiti, primeggi nel mondo, c’è da sperare che si faccia di tutto affinché ciò rimanga tale ed anzi, possibilmente, venga sempre ulteriormente implementato aggiungendo altre realtà straordinarie a quelle già in essere.
Arnaldo Gioacchini

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