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Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, in visita alle scuole di Bracciano e Civitavecchia

di Anna Maria Onelli

 Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, continua nel suo percorso di visite istituzionali in alcune scuole del territorio sabatino, da Bracciano a Civitavecchia, per incontrare studenti, docenti e amministratori locali. Lo scorso anno, alcune tappe avevano interessato la regione Campania, con Napoli e provincia, le Marche, la Calabria. L’intento era quello di sostenere le scuole per offrire pari opportunità d’istruzione agli studenti su tutto il territorio nazionale e per rispondere al bisogno di dare ai nostri giovani sbocchi professionali sempre più rispondenti alle necessità del territorio e del mondo produttivo.

Il Ministro, il 12 maggio, ha visitato il liceo Ignazio Vian di Bracciano, dove è stato ricevuto dalla Dirigente Scolastica, Lucia Lolli, e da una rappresentanza di docenti e studenti, stante lo spazio, non eccessivo ma accogliente, della biblioteca scolastica. La dirigente, i docenti e gli studenti, in un clima dialogico aperto e sereno, hanno posto e risposto a domande, sulle difficoltà che s’incontrano giornalmente a scuola. Il Ministro ha risposto puntualmente agli interrogativi sulla valutazione, sulla personalizzazione degli apprendimenti; sull’integrazione. Ha   accennato all’importanza che assumerà la rivoluzione matematica nei Nuovi Programmi della Scuola Superiore ed ha espresso soddisfazione perché la scuola italiana ha vinto la sfida della dispersione scolastica che, nella media europea, si attesta intorno al 9,1%, mentre l’Italia, con l’8,2% si pone al di sotto di tale percentuale. Tuttavia si rammarica che la percentuale di abbandono dei ragazzi stranieri risulti ancora alta (26%), ciò dipende molto dalla difficoltà linguistica, sia dell’allievo sia della famiglia, che spesso in casa continua a parlare con i figli la lingua di origine.  

La vera sfida sarà ancora l’inserimento/potenziamento delle competenze, a tal fine, il Ministro sollecita i docenti a segnalare alla dirigente proposte di buone pratiche, progetti di potenziamento-inclusione, da realizzare all’interno delle scuole con i fondi europei. Sono fondi che dobbiamo imparare a richiedere, considerato anche il fatto che l’Italia ha spesso sprecato le risorse europee. Il Ministro delinea la figura del docente, come un professionista animato da passione per l’insegnamento, capace di comunicare entusiasmo, animare la lezione con episodi di vita vissuta, con esempi che trasformino la sua passione in carisma.  La dirigente solleva il tema dell’insegnamento-apprendimento: la rivoluzione metodologica stenta a decollare, mentre la classica lezione frontale ha perso d’efficacia perché i giovani d’oggi hanno un altro modo di apprendere e altri tempi di attenzione. La resistenza dei docenti alla lezione frontale è un grandissimo ostacolo poiché i ragazzi si demotivano, si annoiano di fronte a ore di teoria. È vero che gli allievi frequentano i laboratori (lingue, matematica, fisica, scienze, informatica) presenti nell’Istituto ma un’attività didattica laboratoriale significativa non ha sempre bisogno di uno spazio laboratorio. Il Ministro riconosce la valenza di una didattica laboratoriale che, partendo dalla realtà, giunga a formalizzare la teoria. Una docente rappresenta l’esperienza pluriennale della piccola sede dove insegna in cui gli alunni si spostano nelle classi-laboratorio alla maniera delle scuole americane. Il numero contenuto di alunni, consente un rapporto “più umano” e si può puntare sulla personalizzazione degli insegnamenti. Si solleva il tema della preparazione psico-pedagogica dei docenti soprattutto di Scuola Superiore e della solitudine dei docenti che, un tempo, avrebbero potuto contare sul supporto di un medico, o di uno psicologo, o di un infermiere in servizio nella scuola. Il Ministro crede fortemente nella formazione dei docenti, tanto che alla formazione universitaria ha aggiunto quella riservata all’INDIRE, che tratterà l’educazione alla cittadinanza, al rispetto, all’uso del digitale, del cellulare. Rispetto alla reintroduzione del medico scolastico egli cita la presenza di almeno 200 mila insegnanti di sostegno che erano inesistenti al tempo in cui esisteva la figura del medico scolastico, mentre oggi svolgono nelle classi un ruolo fondamentale.

Ritiene che la scuola debba essere una grande comunità dove, in un clima sereno, si dialoga, si collabora, dove non ci può essere insulto, delegittimazione ma confronto e dialogo. “La scuola italiana è scuola costituzionale – ha dichiarato il Ministro – in quanto si conforma al perno valoriale intorno a cui ruota tutta la nostra Costituzione: la centralità della persona”.

La Scuola è dunque al servizio della persona e dello studente, che ha diritto di crescere e concretare la sua personalità per realizzarsi nella vita. Il docente deve saper appassionare, la Scuola deve saper valorizzare i talenti dello studente che deve metterci l’impegno ed essere parte attiva del suo apprendimento. L’allievo non solo deve conoscere l’algoritmo e tradurre un testo di Cicerone ma deve acquisire quel grado di autonomia che lo fa essere adulto.   Al centro ci deve essere sempre il rispetto l’uno dell’altro. La scuola è il luogo dove si costruisce insieme, in cui allievi, docenti e famiglie agiscono per crescere insieme. Il Ministro, dopo un primo incontro in biblioteca, si è recato nelle classi in visita agli allievi e ai docenti infine, nell’Aula Magna, ha incontrato quelle classi che stavano svolgendo progettualità specifiche, come lo studio delle lingue straniere di cui hanno dato prova di padronanza. Il Ministro si è congedato complimentandosi con tutti per le progettualità introdotte dalla scuola, poi ha lasciato l’incontro dopo aver salutato gli esponenti istituzionali presenti: il Sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, il dirigente Nicolò Accardo, i rappresentanti dell’Arma e delle Associazioni territoriali.

 

 

 

 

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