Tira a canestro da quando ha 4 anni e, oggi, è campione d’Olanda: Claudio Tomasicchio, atleta classe 2005, infatti, ha trionfato nell’Eredivise Under 22 dei Paesi Bassi. Partito da Cerveteri a settembre consapevole di doversi guadagnare il proprio posto in campo, il cestista verdeblù è diventato sempre più protagonista con i suoi Hot Pepper Heat, convincendo coach Wierd Goedee, autentica bandiera della nazionale orange di basket.
Di rientro a casa per l’estate, Claudio è passato al centro sportivo RIM dove è cresciuto e ha raccontato la propria esperienza portando con sé, tra le altre cose, la sua prima casacca, una sorta di cimelio che racconta un percorso ancora tutto da tracciare.
“In finale abbiamo vinto 114-77 contro i Lands Lake Lions e devo dire che li abbiamo travolti. Il coach, che è un visionario, aveva preparato la partita al meglio nelle 2 settimane precedenti. Giocare nel Palazzetto dello Sport di Almere è stato incredibile. Lì gioca la nazionale olandese e la federazione organizza lì anche tutte le finali under più le finali di Serie A2. Quando sono entrato e ho visto giocare le persone prima di me ho letteralmente pensato, porca miseria, ora tocca a me (ride ndr). Essere in lista come giocatore, far entrare i miei genitori con il pass, è stato tutto pazzesco. Diciamo che loro erano un po’ scettici all’inizio perché anche l’allenatore non era convintissimo e aveva meso le cose in chiaro. Loro pensavano che avrei tralasciato lo studio e tutto il resto. Invece, piano piano, ho capito come portare avanti tutto quanto e alla fine ho giocato una finale nazionale”.
“Il risultato della finale è stato piuttosto netto, ma la vera sfida è stata in semifinale. Avevamo perso gara 1 di dieci punti e, al ritorno, abbiamo ribaltato il risultato. La nostra è una squadra piena di talenti e confrontarsi con un ambiente così internazionale, con persone che hanno partecipato ad europei o che andranno al college, è stato veramente stimolante. Io arrivo da Cerveteri, una piccola realtà e questo mi aiuta a rimanere concentrato. Inutile dire che dopo la vittoria abbiamo festeggiato, dopo il photoshoot, con gavettoni a chiunque entrasse nello spogliatoio presidente incluso”.
“Devo sicuramente ringraziare l’allenatore che è una persona incredibile, un professionista che ha un’energia difficile da spiegare. Lui è un punto di riferimento sia per le sue competenze sia perché da giocatore ha raggiunto la nazionale nella sua maturità sportiva, a 25 anni. Lui è la dimostrazione che si può continuare a crescere con tanto lavoro e mi ha fatto uscire dalla concezione che uno sportivo a 21 anni fosse già formato. Lui ha giocato in Serie A olandese e poi ha iniziato come allenatore vincendo 2 campionati e un’infinità di titoli under. Essere entrato stabilmente nelle rotazioni, mi ha ripagato di tutto. Mi ha convito del fatto che con il lavoro si possa recuperare quel ritardo che mi ha portato più tardi al professionismo. E questo non è solo un insegnamento sportivo, ma di vita”.
“Sono tanto legato a Cerveteri, quando sono tornato a Natale per la prima volta da settembre ho capito che mi mancavano proprio i luoghi, le abitudini. Ho capito che c’è una sorta di filo che mi lega. Qui ho fatto scuole, basket e nonostante sono tanti anni che vado in giro per l’Italia per lavorare nei diversi tornei, ho sempre sentito che questa è casa mia anche se sapevo che sarei andato altrove. L’Olanda ci ha messo un più a diventare casa, soprattutto all’inizio volevo tornare. Poi ho capito cosa stavo vivendo e ho trovato la mia dimensione. Non ho rapporto conflittuale, anzi, è un po’ come se vivessi 2 vite diverse. Qui abbiamo già organizzato tanti tornei e continueremo a fare promozione per il basket. Sento che sto facendo la mia parte portando quello che ho imparato”.
“Gioco qui dai tempi del Basket Cerveteri – ha concluso Claudio – e ho visto questo centro sportivo trasformarsi. Quando è arrivata la RIM io avevo 11 anni e quel motto: si scrive RIM si legge famiglia è vero perché per quanti problemi possano esserci, io sono stato sempre bene. Poi c’è Antonio Pica, per me lui è queta società, penso a tutto quello che ha fatto per il basket e al rapporto che ha creato con noi. Quando me ne sono andato dalla Smith, a Roma, ha fatto di tutto per riportarmi. L’anno scorso ho deciso di fare un’altra stagione qui, nonostante potessi tornare a Roma e, alla fine, grazie ad IBA, mi hanno notato e sono andato in Olanda. Insomma, non sai mai quello che può succedere. Sono convinto che se insegui le tue passioni, prima o poi qualcosa succede. Per me la RIM è il porto sicuro e quel pallone ha un odore diverso da tutti gli altri. Sono fortunato e sono contento di essere dove sono, ho obiettivi ambiziosi e cerco di alzare l’asticella. Probabilmente ho già superato quello che sognavo di fare da bambino. Sono contento di tutto”.

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