Ladispoli Litorale

Il sindaco Grando smaschera le bugie sul piano urbanistico di Punta di Palo a Ladispoli

A seguito di alcuni articoli e prese di posizione politiche in merito alla vicenda urbanistica di Punta di Palo, il sindaco Alessandro Grando ha chiarito la verità dei fatti. Smentendo di fatto tutti coloro che hanno raccontato, anche in Consiglio comunale, una versione distorta di una vicenda iniziata nel 2002. Quando a Ladispoli governava la Sinistra.

“Ci sono scelte amministrative – dice il sindaco Alessandro Grando – che richiedono anni per essere portate a termine. Questa è una di quelle. Durante l’ultima seduta il Consiglio comunale ha adottato il piano che consentirà la realizzazione, in località Punta di Palo, di una nuova struttura alberghiera, di un nuovo centro sportivo e di due medie strutture di vendita, nell’ambito di un accordo urbanistico raggiunto con la società proprietaria dell’area. È una notizia importante per Ladispoli, soprattutto perché restituisce a quella zona una vocazione prevalentemente turistica e sportiva, che è quella che riteniamo più utile per lo sviluppo della città. La realizzazione di un albergo rappresenta infatti un investimento strategico: significa aumentare la capacità ricettiva della città, sostenere il turismo, creare nuovi posti di lavoro e offrire maggiori opportunità alle attività economiche del territorio. Una città che vuole crescere deve essere in grado anche di accogliere. Ma i benefici non finiscono qui. Grazie a questo accordo il Comune acquisirà gratuitamente un’area di circa 12.000 mq che diventerà un nuovo parco urbano, oltre a incassare 730.000 euro di contributo straordinario che, sommati agli altri oneri dovuti, porteranno nelle casse comunali oltre un milione di euro. Risorse che entreranno nelle casse comunali e che, come per il palazzetto dello sport, potranno essere utilizzate per realizzare nuove opere pubbliche a beneficio di tutta la città. In questi giorni qualcuno ha provato a raccontare questa vicenda distorcendo i fatti e annunciando la nascita di un fantomatico centro commerciale. La realtà, però, è molto diversa. E poiché credo che i cittadini abbiano diritto a conoscere i fatti, ricostruisco di seguito tutta la storia, che nasce molti anni prima del nostro arrivo alla guida della città. Perché la storia ha una caratteristica che nessuno può cambiare: le date. E sono proprio quelle date a raccontare con chiarezza chi ha autorizzato determinate scelte e chi, invece, ha riportato quella pianificazione verso una vocazione prevalentemente turistica e sportiva, riducendo le cubature e aumentando i benefici per la collettività. Questa vicenda – prosegue il sindaco Grando – non nasce oggi e nemmeno con la nostra amministrazione. Già il Piano Regolatore Generale del 1978 destinava quell’area allo sviluppo turistico-alberghiero. 𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟎𝟐 venne approvato un Piano di Lottizzazione d’Ufficio con una vocazione turistica e sportiva. Quel piano, però, non venne mai attuato. 𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟎, durante l’amministrazione Paliotta, quella impostazione fu completamente cambiata con l’approvazione di un Programma Integrato che trasformava quelle cubature prevalentemente in edilizia residenziale e commerciale. 𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟔, sempre durante l’amministrazione Paliotta, il soggetto privato, avvalendosi della legge regionale sul Piano Casa, presentò la richiesta per realizzare le abitazioni, che oggi sono in corso di costruzione, all’ingresso sud della città, ottenendo i relativi permessi di costruire l’anno seguente. Quell’intervento poteva essere evitato, ma chi allora amministrava Ladispoli decise invece di autorizzarlo. Quando 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟕 ci siamo insediati alla guida della città abbiamo avviato una revisione complessiva della pianificazione urbanistica. Abbiamo revisionato la Variante Generale al Piano regolatore riducendo di 900.000 mq il consumo di suolo e abbiamo revocato sia il Programma Integrato del 2010 sia i permessi di costruire rilasciati nel 2017, cercando di impedire quella trasformazione urbanistica. 𝐏𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐡𝐚 𝐩𝐨𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐓𝐀𝐑. 𝐀 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀: 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐚 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐫𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞, 𝐨𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨. Abbiamo scelto la seconda strada. 𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟗 abbiamo quindi raggiunto un accordo con il privato, ponendo una condizione molto chiara: riportare la pianificazione verso la vocazione turistica e sportiva prevista nel 2002 e, soprattutto, ridurre di circa 50.000 metri cubi il volume edificabile rispetto a quanto consentito dalla precedente pianificazione ed eliminare la destinazione residenziale. Quell’accordo prevedeva la realizzazione di un albergo, di un impianto sportivo e di un edificio destinato ai servizi di quartiere (negozi di vicinato). Nel corso dell’iter il soggetto attuatore ha proposto di sostituire quell’edificio con due medie strutture di vendita e l’Amministrazione ha ritenuto di accogliere tale richiesta perché non modificava gli elementi fondamentali dell’accordo raggiunto nel 2019. È stato inoltre valutato che l’originaria previsione di un edificio destinato ai servizi di quartiere fosse maggiormente coerente con un contesto urbano consolidato, mentre nell’area di Punta di Palo, esterna al centro abitato e destinata a una funzione turistico-sportiva, la previsione di due medie strutture di vendita risultasse più compatibile con il contesto territoriale e con la sostenibilità complessiva dell’intervento. Sono infatti rimasti invariati tutti gli elementi essenziali dell’accordo: 𝐔𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐛𝐞𝐫𝐠𝐨 = 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨. 𝐔𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐨 = 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢. 𝐔𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨 = 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢. 730.000 euro di contributo straordinario, oltre agli altri oneri dovuti = 𝟏.𝟎𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢 𝐜𝐮𝐛𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐧𝐨 e 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 = meno consumo di suolo rispetto alla pianificazione precedente. Questo è il risultato che oggi consegniamo alla città. Noi questa vicenda non l’abbiamo creata. L’abbiamo ereditata. Abbiamo cercato di fermare una pianificazione che ritenevamo sbagliata. Abbiamo difeso le ragioni del Comune davanti ai giudici. E quando il contenzioso ci ha imposto di scegliere, abbiamo individuato la soluzione che, nelle condizioni date, garantiva il maggior beneficio pubblico per Ladispoli. È legittimo avere opinioni politiche diverse. Molto meno legittimo è raccontare ai cittadini una storia diversa da quella realmente accaduta”.

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