Al collega Alessio Caprodossi di Ladispoli News, l’attore Enrico Montesano ha rilasciato una bella intervista in cui parla in modo molto lusinghiero di Ladispoli e dell’accoglienza ricevuta durante il suo spettacolo estivo. La proponiamo volentieri ai nostri lettori. Dall’epoca di Alberto Sordi a quella attuale, come valuta l’evoluzione del cinema e del teatro italiano: che tipo di momento stiamo vivendo?
È un momento di grande cambiamento, una fase di transizione e di profonda incertezza. Lo sviluppo tecnologico ha portato a un protagonismo sfrenato. Tutti ormai fanno o vogliono fare i registi, gli operatori e gli attori senza avere una base, cioè la necessaria preparazione. Ai tempi di Alberto Sordi questo era impossibile, perché non ci si improvvisava, la selezione era molto severa ed entrare nel mondo dello spettacolo era complicato. Riuscire ad arrivare davanti alla macchina da presa era davvero un’impresa, peggio ancora salire su un palcoscenico. Guardando a questo passato, quella attuale appare l’epoca della superficialità e del pressappochismo.
L’ironia dissacrante è stata uno degli ingredienti della grande commedia italiana. Oggi al tempo del politicamente corretto, molte gag del passato sarebbero soggette a forti critiche. È giusto che l’arte debba sottostare alle convenzioni sociali, oppure si dovrebbe fare un’eccezione?
L’artista deve osare, infrangere le regole e abbattere i tabù. In questo senso, il teatro greco è un esempio di libertà. Dovremmo tornare a farci ispirare da quel modello.
A Ladispoli è stato accolto da un bagno di folla: dopo aver calcato i più grandi palcoscenici, che effetto le fa l’abbraccio così caloroso del popolo?
Regala adrenalina ed è una ricompensa per i tanti bocconi amari mandati giù di recente. L’abbraccio e l’affetto del pubblico che ricevo sono autentici ed è l’unico motivo che ancora mi tiene in scena.
A Ladispoli c’è un’amministrazione che investe molto in cultura e spettacoli, proponendo ogni anno un cartellone ricco di show di vari generi e sempre ad ingresso gratuito. Lei anche sul palco ha sottolineato l’importanza di regalarsi una serata e un clima di leggerezza: eppure talvolta queste scelte vengono percepite più come una spesa, che come un investimento per la collettività. Cosa direbbe a questi scettici?
A tutti i dubbiosi chiederei qual è il valore di un sorriso? Quanto vale una risata? E qual è il valore di un interesse letterario, di una crescita morale, dello stimolo etico suscitato in uno spettatore da una frase detta sul palco da un attore in una serata estiva a Ladispoli? Non è più il tempo di educare le masse, ma è il momento di scuoterle, incuriosirle e stimolarle. Quando ciò succede, allora, si tratta di soldi ben spesi!
C’è qualcosa che vorrebbe cambiare della sua carriera? Una scelta rivelatasi errata, oppure un azzardo che avrebbe voluto correre?
Di azzardi ne ho corsi tanti, perché sono un curioso di natura, una persona motivata sempre a cambiare e innovare. Se fossi stato meno irrequieto avrei dovuto continuare con spettacoli e programmi di grande successo che avevano il potenziale per proseguire ancora per diversi anni. Credo che me lasciare questa opportunità sia stato un errore. Ho perso qualche occasione ma sono ancora in tempo, ‘passin’ammazza’! Il grande regista Steno diceva che l’importante è durare, quindi se sono ancora sul palco vuol dire che sto durando.
Quale tra i tanti personaggi che ha ideato e interpretato è quello a cui è più legato? E qual è invece quello che ha regalato più sorrisi al pubblico?
Il primo del romano sprovveduto finto tonto ‘che vor dì?’ mi ha dato il successo in televisione nel 1968. I personaggi che hanno riscosso maggiore seguito e fatto più ridere sono stati la Romantica Donna Inglese e Torquato il pensionato. Nell’elenco inserisco anche Dudù e Cocò alla Radio, per tre serie consecutive di Gran Varietà. Il personaggio che però rimane nell’immaginario collettivo e che ho avuto la fortuna di interpretare insieme a un cast di grandi attori, è stato il Pomata di “Febbre da cavallo”, un film che è diventato di culto per tante generazioni.

Lascia un commento