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Fare rumore per rompere il silenzio: la voce del collettivo “ZittaMai” per le donne senza tutela  

di Anna Maria Onelli

Ad Anguillara Sabazia, lo sgomento per i femminicidi, di Federica Torzullo e Federica Mangiapelo, ha spinto un gruppo di donne a unirsi, per interrogarsi sulle radici di tanta violenza e sul silenzio della comunità. Su questa spinta si è costituito, a febbraio 2026, il collettivo Zitta Mai.  Il nome stesso è un richiamo a farsi sentire e a contrastare la violenza di genere, superando l’isolamento e la competizione imposti dalla cultura patriarcale che ancora giustifica la prepotenza esercitata sulle donne. Gemma Barcaro lo ha riassunto così: «Parlare è il primo passo verso il cambiamento». Dunque, non più silenzi, ma voci che fanno rete. Tra le prime azioni: cortei, fiaccolate rumorose e la piantumazione di un ulivo, simbolo e memoria di Federica Torzullo. Poi il percorso di Zitta Mai si è arricchito di nuovi spazi d’incontro con l’ideazione della loro prima rassegna cinematografica.Oggi il collettivo conta almeno sessanta donne. Diverse per età, estrazione sociale e background, si sono unite per rispondere all’escalation di violenza di genere, omofobia e femminicidi: fenomeni drammatici che ormai colpiscono anche in età adolescenziale. Il loro obiettivo primario è smantellare gli stereotipi culturali, spesso interiorizzati dalle stesse donne. La battaglia giunge nelle aule scolastiche: chiedono con forza un’educazione alla cittadinanza attiva che affianchi alle competenze scientifiche quelle relazionali ed emozionali, integrando l’educazione sesso-affettiva nei programmi didattici. Si tratta di donne che si riprendono uno spazio laico, politico e sociale. Uno spazio in cui – come ha ricordato. Anna D’Auria – la parola femminismo torna a essere una bandiera di diritti per tutti, in una lotta aperta contro ogni forma di discriminazione.

Il collettivo non solo propone ma agisce, infatti nell’Arena del cinema Palma di Trevignano Romano, di fronte a un panorama mozzafiato, la sera del 26 agosto, le socie Marta Civica, Gemma Barcaro, Claudia Alongi, Monica Sala, Sthephanie Vailati, Anna D’Auria, hanno presentato la serata e dato il via alla prima rassegna cinematografica, dal titolo “Rumore in Sala – Legami che liberano: trame di sorellanza”. La serata si è aperta alle 19:30, con la musica di Marta Civica e una serie di letture condivise, seguite dalla proiezione del primo film della rassegna: “Caramel”, di Nadine Labaki.         

Un film ideale per la decostruzione di stereotipi e pregiudizi. Ambientato a Beirut, in un salone di bellezza in cui si intrecciano le vite di donne che, mentre si raccontano scoprono come, al di là dell’apparenza e dell’età, condividono le stesse paure, gli stessi desideri, gli stessi dolori. Le donne unendosi si riconoscono nell’esperienza dell’altra e non si sentono più sole. La sorellanza, che tra loro si crea, diventa strumento di alleanza con cui abbattere i ruoli imposti dalla società: non più solo madri, mogli, o figlie, ma donne finalmente libere di essere sé stesse. Monica Sala ha messo in evidenza come il tema della sorellanza compaia in tutti i film della prima rassegna, selezionati perché realizzati da registe donne che raccontano ciò che sentono e vedono con gli occhi delle donne.

ZittaMai ha posto al centro delle azioni la cultura, l’educazione e il confronto pubblico. Infatti alla proiezione è seguito un dialogo, sapientemente condotto da Milagros Merino, in rappresentanza del Cinema Palma, sensibile alla violenza di genere.  (Nell’immagine: la psicologa Martina Pica, prima a sinistra; l’intervistatrice Milagros Merino al centro; la psicologa, psicoterapeuta, psiconcologa Maria Rosaria Giagu, a destra). La dottoressa Rosaria Giagu fondatrice e referente di un progetto di sostegno psicologico e psico oncologico dal nome “Uno spazio per te” (USPT), trova nella parola “spazio” la mission dello stesso progetto: garantire uno spazio di sostenibilità, accessibile a tutti a tutela del benessere della persona. Si tratta di uno spazio, in cui operano ben 9 psicologhe, psicoterapeute, (presenti alla proiezione), che collaborano con il reparto oncologico dell’Ospedale Padre Pio di Bracciano, accogliendo pazienti uomini e donne.  

“La sorellanza, come alleanza, è molto presente nelle donne che attraversano un’esperienza di malattia – ha affermato la dottoressa Giagu – può trasformare e trasmutare il dolore in qualcosa al servizio nostro e del mondo», la vera sfida culturale è «andare oltre le categorie di maschile e femminile, verso un concetto di umanità che consenta di trovare l’umano nell’altro». Sottolinea che una differenza di genere esiste, ma non deve essere qualcosa che separa, perché maschile e femminile convivono in ciascuno di noi e «la loro integrazione è ciò che crea uno stato di benessere e armonia». In un momento storico segnato da un’alterazione di questi concetti, l’obiettivo diventa lanciare «un messaggio di guarigione collettiva dove la competizione viene sostituita dalla cooperazione», fino a sentirci parte di un unico organismo. «È ciò che io vivo con i miei pazienti quando lavoriamo per gruppi – prosegue la dottoressa – sono gruppi aperti a donne e uomini, e si crea tra tutti una connessione molto bella, molto profonda, che ci fa sentire parte di una stessa cosa…Quando le donne si riappropriano degli spazi sociali, questi diventano realmente spazi di trasformazione nel momento in cui diventano accessibili a tutti».

La psicologa dell’educazione e dello sviluppo, Martina Pica, richiama il celebre saggio Una stanza tutta per sé in cui Virginia Woolf ravvedeva, in uno spazio fisico e di pensiero, le condizioni fondamentali affinché una donna potesse creare ed essere libera. La dottoressa vede in “una stanza tutta per sé”: non solo un luogo fisico, ma uno spazio identitario e interiore imprescindibile per ritrovare sé stesse. È qui che la dimensione collettiva trova nuova linfa. «La sorellanza – spiega la dottoressa – racchiude uno spazio di profonda complicità privo di giudizio. O dove, persino di fronte a una divergenza, il giudizio non scalfisce il legame. Significa dire: io ci sono e ti sono vicina, anche quando non condivido del tutto le tue idee o le tue azioni. Ma io ci sono”

La conduttrice del dialogo, Milagros Merino, ringrazia il gruppo Cineforum, tutto il collettivo ZittaMai per il grande impegno, saluta il pubblico, numeroso e partecipe, dando appuntamento a settembre nel Cinema Palma.

Le prossime proiezioni, alle ore 19,00, nei giorni:

1Ottobre: “Smoke Sauna Sisterhood”, di Anna Hints, 2023

5 Novembre: “Le favolose”, di Roberta Torre, 2022

3 Dicembre: “Non conosci Papicha”, di Mounia Meddor, 2019

14 Gennaio: evento con proiezione a sorpresa.

 

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