Per cinque anni, dal 1969 al 1973, chi scrive ebbe a che fare con la Censura cinematografica come responsabile dell’Ufficio Edizioni della Euro International Films ( nata nel 1936 ed operativa fino al 1995, che alla fine degli anni ’60 i proprietari dell’epoca, i Conti Cicogna di Venezia, portarono da un capitale iniziale di 50 milioni di lire a ben 400 milioni). La Censura, all’epoca, aveva sede nel quartiere di San Giovanni a Roma in Via della Ferratella in Laterano con gli uffici siti nel palazzo che allora ospitava il Ministero dello Spettacolo e le sale di proiezione, ove si riunivano le Commissioni competenti, site nel sottosuolo dello stesso edificio. Questo mio frequentare assiduamente la Censura cinematografica avveniva in quanto tutti i film stranieri della Euro (allora diretta benissimo da Fulvio Frizzi il padre di Fabrizio) li tramutavo, con tutti i vari passaggi tecnici previsti (non pochi e non facili), nella versione italiana. Fra l’altro negli uffici della Euro, siti su tre piani di un bel palazzo patrizio di Viale Rossini, vi erano anche quelli della statunitense Avco Embassy Picture Corporation la quale, per accordi intercorsi con la Euro International Films, ci dava tutti i suoi film che voleva immettere nel circuito cinematografico italiano. Ovviamente erano tutti film in lingua straniera dei quali, chi scrive, doveva sempre realizzare la versione italiana la quale, alla fine del lavoro, necessariamente, come tutte le pellicole che uscivano in Italia, nazionali e non, dovevano passare per le cosiddette “forche caudine” della Censura, la quale all’epoca non “scherzava” davvero, anzi, pur facendo, con professionalità, secondo le norme allora vigenti, il suo lavoro, tramite le varie Commissioni all’uopo preposte. Ancora bene ricordo, per vari motivi, due gran bei film ( entrambi interpretati dalla bravissima Candice Bergen) della Avco : “Soldato blu” (una delle prime pellicole piuttosto obiettive nei confronti degli indiani la quale faceva riferimento al massacro di 500 di essi effettuato da parte delle “giacche blu” a Sand Creek fil del quale dovetti alleggerire alcune scene, a dire il vero piuttosto crude dell’eccidio ivi rappresentato, al fine di avere un visto censura di divieto solo a chi aveva meno di 14 anni di età) e “Conoscenza carnale”, il quale, nonostante i tagli che mi chiese, come sempre obbligatoriamente, la Commissione di Censura, si prese, comunque, il divieto di visione per chi aveva meno di 18 anni. Cosa è cambiato invece ora, è cambiato che sono gli stessi produttori che possono “bollinare” i propri film anche se secondo precise regole che a seguire andremo a vedere. Sta di fatto comunque che è stata abolita la censura di stato ergo non esistono più le commissioni competenti che decidevano i divieti e gli eventuali tagli alle singole pellicole che obbligatoriamente, prima di essere messe in circolazione nei vari cinema dovevano necessariamente ottenere il loro visto il famoso visto della censura che accompagnava ogni film, le sue presentazioni e, se erano state realizzate con le foto fisse prese sul set, anche le avampresentazioni. Per comprendere meglio questa riforma epocale conviene andare per ordine nel ricostruire cosa è accaduto e come: Dopo quattro anni e mezzo (tali sono stati i tempi della riforma, la legge è la n.220 del 14 novembre 2016) con la firma del 5 aprile u.s. da parte del Ministro della Cultura On. Avv. Dario Franceschini ( che fu anche il promotore della suddetta legge). C’è voluta la suddetta firma di un decreto da parte del succitato ministro perché la suddetta legge, all’art. 33, dice che il governo doveva adottare “uno o più decreti legislativi per riformare le procedure attualmente previste dall’ordinamento in materia di tutela dei minori nella visione di opere cinematografiche ed audiovisive”. Insomma Dario Franceschini prima, nel 2016, da ministro del MiBACT (Ministero dei Beni Artistici, Culturali e del Turismo) ed ora, da ministro del MiC (Ministero della Cultura) ha portato a compimento l’opera di abolizione della censura cinematografica. Entriamo quindi più nel dettaglio: Vengono istituite quattro categorie “ciascuna proporzionata alle esigenze della protezione dell’infanzia e della tutela dei minori, con particolare riguardo alla sensibilità e allo sviluppo della personalità propri di ciascuna fascia di età e al rispetto della dignità umana”: opere per tutti,opere non adatte ai minori di 6 anni, opere vietate ai minori di 14 anni e opere vietate ai minori di 18 anni. A “valle” di ciò dato che può ben porsi il problema che i produttori dei vari film, pur di avere un maggior pubblico, possano ampliare troppo le loro “maglie morali” ecco che è stata creata, in base all’art. 3 del decreto 203 sulla tutela dei minori, una commissione di esperti preposta a vagliare i giudizi dei produttori, una commissione che ha visto la luce proprio con la firma del “decreto Franceschini”. Come è composta tale Commissione: Sono 49 i membri che ne fanno parte ed il presidente di essa è il presidente emerito del Consiglio di Stato e prevede: 14 componenti (presidente incluso) scelti fra professori universitari in materie giuridiche, avvocati o magistrati assegnati ai tribunali dei minori; 7 esperti con particolari competenze sugli aspetti pedagogico – educativi; 7 professori universitari di psicologia, psichiatria o pedagogia, 7 sociologi competenti in comunicazione sociale e comportamenti dell’infanzia e dell’ adolescenza, 7 rappresentanti delle principali associazioni dei genitori, 4 esperti nel settore cinematografico, 3 membri designati dalle associazioni per la protezione degli animali. Sono 49 qualificate persone che fanno parte della Commissione che, per rendere più snelli e veloci i lavori si dividerà in operative sottocommissioni. Fermo restando che i suddetti esperti avranno il tempo massimo di venti giorni per decidere se, quanto proposto dai singoli produttori, sia condivisibile o meno al fine di poter dare il via libera alla distribuzione delle pellicole, con lo specifico imprimatur del produttore il quale dirà a quale pubblico sono destinate sostituendo, in tal modo, quello che era il visto censura.
Arnaldo Gioacchini

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