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Aia, che dolore!

di Ugo Russo 

Non bastavano i recenti scandali che hanno interessato la classe arbitrale; non bastavano le direzioni di gara, ormai divenute troppe, che, di fatto, hanno letteralmente cambiato i risultati delle partite per, si continua a dire, incapacità disarmante (solo?) di una buona parte di  fischietti; ma quello che è successo non molti giorni fa è cosa troppo grave che affossa l’immagine della categoria e l’aia, associazione italiana arbitri, ne esce definitivamente con le ossa rotte. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno per chi non sospettava che in un ente in cui dovrebbero sempre prevalere pulizia morale, rettitudine, elargizione di esempi da seguire pedissequamente si potesse registrare un fatto del genere; ma anche, come poi si è visto, una cupola di segreti (vi siete mai chiesti perché agli arbitri non è stato mai permesso di parlare dopo una partita?): arrestato per traffico internazionale di droga (sembra che abbia fatto entrare in Lombardia oltre sei tonnellate di marjuana e haschish) il procuratore capo degli arbitri rosario d’onofrio, condannato assieme ad altre 41 persone. A d’onofrio, come emerge dall’ordinanza del Gip (Giudice per le indagini preliminari) “deve essere applicata la misura della custodia in carcere, tenuto conto della sua incondizionata disponibilità a effettuare quotidiani ‘servizi’ di consegne o riscossione di denaro e della pericolosità sociale dovuta agli inescusabili comportamenti in concreto tenuti nel periodo del lockdown, durante il quale lo stesso con la divisa militare circolava per la Lombardia per effettuare consegne di sostanza stupefacente o per recarsi a Milano a versare il denaro, provento dello spaccio, a cittadini cinesi affinché trasferissero illegalmente tali somme in Spagna“.  Descritto, dunque, come un autentico ‘corriere della droga’, era diventato procuratore capo mentre era ai domiciliari. Il fatto ha dato modo di parlare anche a quelli che certo non hanno brillato per arbitraggi da ricordare, come Giacomelli che ha dichiarato: “fatto fuori da lui che era il grimaldello politico dell’aia, indirizzava le carriere degli arbitri. Favorendo alcuni e punendone altri decideva a tavolino le classifiche di merito”. Ancor più scandaloso il fatto che i vertici dell’aia abbiano dichiarato di non saperne nulla, quando d’onofrio che era già stato in carcere, dirigeva tranquillamente le operazioni stando, come scritto, agli arresti domiciliari (!!!!!), lui, il capo della giustizia arbitrale (!!!!!) e sentite pure questa: stando in regime di misura cautelare era stato portato all’esterno da due poliziotti a ritirare il prestigioso premio “Concetto Lo Bello” con la motivazione “dirigente nazionale particolarmente distintosi” (!!!!!). Un particolare che non fa altro che acuire l’imbarazzo del mondo arbitrale. Ma una volta deflagrato lo scandalo, invece di pensare i vertici a rassegnare le dimissioni (ripeto, come si fa ancora a dire che non sapevano nulla) si è cercato di colpire un paio di piccole figure senza procedere alle iniziali intenzioni. Insomma ci si aspettava chissà quale sconquasso ed invece dopo qualche decisione marginale, in parte rientrata, non si è fatto più nulla, se non che la giustizia dell’aia è passata alla Federcalcio (meglio mi sento…); in pratica la Figc ha tolto agli arbitri il loro tribunale.

E sono scoppiate violente liti come quella tra trentalange, attuale presidente dell’aia, e nicchi, numero uno dell’associazione nel 2013 quando d’onofrio vi entrò. L’attuale: “eri tu il presidente, allora!”. Nicchi: “Sì, ma lo presentasti tu”. Squallore su squallore. Insomma, personaggio, d’onofrio, non proprio raccomandabile se già aveva fatto parlare di sé prima che i giornali titolassero: “La doppia vita di rosario d’onofrio: di giorno procuratore capo degli arbitri, di notte narcotrafficante”. E nell’ambiente del narcotraffico era soprannominato “rambo”. Ex ufficiale medico dell’esercito poi sospeso quando si è scoperto che non aveva la laurea in medicina. Primo incarico nell’aia: giudice sportivo. «Un funzionario serio, puntuale, preciso, apprezzatissimo» assicura chi lavorava con lui, incredulo. Tanto che nel marzo del 2021 arriva addirittura la promozione, e che promozione: il neo presidente trentalange lo nomina capo dell’ufficio indagini degli arbitri, in pratica per indagare su eventuali irregolarità dei fischietti cattivi! Alle riunioni partecipava grazie ai permessi del giudice di sorveglianza. L’aia si ritiene parte lesa (!!!), il danno di immagine è enorme, e starebbe valutando azioni legali. Per ora se l’è cavata (pensa lei…) con un comunicato che recita nelle prime righe “L’associazione italiana arbitri prende atto con sorpresa e sgomento delle notizie diffuse a mezzo stampa relative all’arresto del procuratore rosario d’onofrio. Ci teniamo a ricordare che per assumere la qualifica di arbitro, l’interessato deve dichiarare l’assenza di procedimenti penali nonché di condanne superiori a un anno per reati dolosi in giudicato”. E le verifiche e i controlli che sono necessari sulla vita anche privata dei fischietti? Come, vengono fermati e squalificati per aver gonfiato di 100 euro una fattura… La speranza, però, è che questa lunga sosta (siamo fuori dai mondiali, ARIVERGOGNA) che potrebbe essere utilizzata per ridare pulizia in tutti i settori, risolvere tante questioni nel nostro calcio non debba invece servire per far cadere nell’oblìo tante cose orrende…Il mondo del pallone, in generale,ha perso completamente di credibilità. Quanto all’aia si parla da più parti di commissariamento.

Tornando al mero discorso degli arbitri per quelle cose orribili che fanno vedere in campo e per quelle decisioni vergognose che prendono e che indirizzano i risultati delle partite, i mondiali in  corso ci fanno vedere che anche i direttori di gara esteri (var compresi) non sono sicuramente migliori. Anzi, la corruzione corre sul filo. Ci sono fischietti che arrivano ad accordare anche mezz’ora di recupero tra i due tempi, ma quello che ha fatto un certo arbitro zambiano (!!!) ha rasentato l’assurdo e per di più sotto gli occhi di collina (capo dell’organismo arbitrale mondiale ma che non ci ha mai convinto quando arbitrava) che era in tribuna. janny sikazwe, chiamato a dirigere belgio-canada ne ha combinate di tutti i colori danneggiando vistosamente i nordamericani e condannandoli all’immeritata sconfitta. Non è la prima volta che quest’arbitro, sospeso nel 2018 temporaneamente dalla caf per sospetta corruzione, balza agli onori della cronaca per dei clamorosi errori. Indimenticabile l’obbrobrio reiterato nella sfida della coppa d’africa 2021 tra tunisia e mali quando fischiò per due volte la fine del match in anticipo (all’86’ e poi quindici secondi prima del ’90) perché aveva impostato male il proprio cronometro in entrambe le occasioni. Quella figuraccia internazionale non gli ha dunque impedito di essere designato per arbitrare ai Mondiali di Qatar 2022. Quante cose strane in questo abominevole calcio di oggi… E girano voci strane che giustificherebbero la scelta di questa sede per il programma calcistico planetario: sembrerebbe che i dirigenti di Uefa e Fifa, i due ridicoli organismi mondiali, abbiano trovato ognuno nella propria stanza, al momento del loro arrivo, 450 mila euro. Niente male, eh?

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