Alzi la mano chi si è accorto che domenica 6 novembre, alle ore 11, si gioca il derby Ladispoli – Cerveteri.

Non se ne parla, i mass media non si interessano, qualche sporadico articolo e niente altro per una sfida che fino a qualche anno fa richiamava oltre duemila tifosi negli stadi di Ladispoli e Cerveteri. Dove lo spettacolo iniziava sugli spalti con le coreografie, gli sfottò e perfino qualche momento di tensione fuori dal campo. Niente di grave, ma il sintomo di una rivalità che per decenni è stata fortissima. Sembra che stiamo parlando della preistoria, se qualche giovane leggesse questo articolo sarebbe legittimato pensare che sia solo un racconto di fantasia. Eppure, almeno fino alla fine degli anni novanta, Ladispoli – Cerveteri mobilitava gli sportivi delle due città per giorni, c’era la febbrile caccia al biglietto, in campo le due squadre se le davano di santa ragione, molti giocatori erano nati e cresciuti sul territorio. Poi è calato il sipario. Il Cerveteri è sprofondato in crisi societarie pesanti, si sono susseguiti dirigenti, un andirivieni costellato da retrocessioni che hanno allontanato i tifosi dal campo Galli. La recente chiusura al pubblico dell’impianto di via Settevene Palo, nell’indifferenza dei politici e degli sportivi, è la fotografia nitida di un declino che nemmeno i lodevoli tentativi del presidente Fabio Iurato sono riusciti a frenare. A Cerveteri il calcio rischia di morire, ma tutti si stanno girando dall’altra parte.

Era il 10 giugno 2018, il Ladispoli festeggiava la promozione in Serie D
Situazione diversa, ma unico comune denominatore nella vicina Ladispoli. I fasti del passato sono più recenti, nel 2020 i rossoblu militavano in Serie D, non c’erano valanghe di tifosi ma gli spalti dell’Angelo Sale erano comunque frequentati. Oltre duemila persone gioirono nel 2018 quando il Ladispoli fu promosso in Serie D vincendo lo spareggio, un vero miracolo quello compiuto dall’ex presidente Umberto Paris e dall’allenatore Pietro Bosco. Poi si è rotto il giocattolo. La squadra, dopo aver ottenuto una salvezza miracolosa, l’anno seguente fu retrocessa a tavolino per il blocco dei campionati a causa della pandemia, peraltro una clamorosa e vergognosa ingiustizia. Ma già in quel periodo meno gente gremiva gli spalti. Poi c’è stato il cambio societario, i tifosi hanno reagito non bene, il risultato è che da due anni a vedere le partite del Ladispoli ci sono sempre meno persone. Lo scenario è molto chiaro, c’è un muro tra città e club calcistico, manca il senso di identità, l’amore tra il Ladispoli e gli sportivi appare un lontano ricordo. In questa situazione precaria, è alle porte un derby tra poveri, due compagini che annaspano nei bassifondi del campionato di Eccellenza, due squadre che ormai giocano senza il sostegno dei tifosi. A Cerveteri, oltretutto, hanno pure chiuso lo stadio. Ladispoli – Cerveteri, che già aveva perso l’appeal e la tensione di un tempo, è un derby della paura, dell’ansia, del timore di sprofondare in classifica e non riuscire a risalire dal baratro. Nonostante le doverose rassicurazioni dei massimi dirigenti, è palese che a rischiare di più saranno i due allenatori Michele Micheli e Marco Ferretti, incolpevoli timonieri di club che, per storia e tradizione, non meritano di lottare per la salvezza. Il Ladispoli arriva al derby con vari infortuni, lo stesso allenatore potrebbe non essere in panchina per motivi personali, le recenti dimissioni del direttore sportivo La Pietra hanno scoperchiato un malessere che covava da tempo allo stadio Angelo Sale. Il Ladispoli ha sette punti, due in più del Cerveteri, ma forse ha più problemi ed equivoci tattici che si trascinano a causa di una campagna acquisti incompleta. Non si può giocare senza attaccanti di ruolo, all’allenatore non si possono chiedere miracoli, il calendario non aiuta i rossoblu che a dicembre potrebbero essere in una posizione compromessa in graduatoria. Se il Ladispoli non vince il derby, potrebbe accadere di tutto in una società che spesso ha dimostrato di essere attraversata da correnti emotive fortissime. Tre punti permetterebbero un salto in avanti e poter affrontare il ciclo terribile con più serenità.

Il Cerveteri vive un momento che definire surreale è riduttivo. Stadio chiuso, società in conflitto con il Comune, gara da rigiocare ad Anzio per una baggianata dell’arbitro, classifica complicata con un penultimo posto preoccupante. Il derby sarà un test quasi decisivo, uscire con i tre punti da Ladispoli significherebbe sorpassare i “cugini” ed invertire la tendenza negativa del mese di ottobre. Perdere sarebbe gravissimo, con la prospettiva mercoledì 9 novembre di andare a giocare il recupero ad Anzio con l’acqua alla gola. Un dato statistico può far sorridere gli etruschi. Senza l’errore arbitrale di Anzio, il Cerveteri sarebbe a quota otto in classifica, dunque davanti al Ladispoli. E’ dal 1991 che i verdeazzurri non si presentano ad un derby davanti ai rossoblu. Una volta da Cerveteri arrivavano centinaia di tifosi, domenica prossima si conteranno sulla punta delle dita.
Questo lo scenario, sicuramente desolante per entrambe le squadre, speriamo di non assistere ad un mediocre pareggio a reti bianche in cui l’unica vincitrice sarebbe la paura. Sulla presenza dei tifosi ormai non ci crediamo più, le previsioni annunciano una domenica soleggiata ma difficilmente vedremo spalti gremiti. E giocare un derby davanti a quattro gatti è l’immagine più esauriente di un calcio che a Ladispoli e Cerveteri ha preso davvero una brutta strada.

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