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CIAO TONY, ORA URLERAI TRA GLI ANGELI

di Ugo Russo 

Le tante disavventure fisiche e, in generale, di salute degli ultimi anni alla fine lo hanno stroncato.

Così è morto a 89 anni Tony Dallara (nome d’arte di Antonio Lardera), un amico diventato nel tempo un altro fratello per il sottoscritto che ha avuto il piacere e l’onore di condividerne assieme molti momenti dell’esistenza. Una roccia, Tony, fino agli ottanta e passa anni, successivamente un regresso costante che l’ha portato anche a dover affrontare due mesi di coma e le subentrate difficoltà di deambulazione per cui è caduto in più occasioni, rompendosi il femore due volte. Anche prima del passato Natale ha subito un altro intervento per questa seconda frattura; intervento perfettamente riuscito e stava avviandosi a una lunga fase di riabilitazione. Ma la sfortuna ha voluto che subentrassero prima la polmonite, poi la broncopolmonite a portarselo via. Fino all’ultimo è rimasto aggrappato all’amore per la musica, per il palcoscenico, tanto da chiedermi fino a poco tempo prima di morire di organizzare una serata a Roma che aveva anche delle cose nuove da farmi sentire. Così come mi confidava che da anni mandava dei brani a Sanremo, sperando di poter risalire su quel palco che in passato lo aveva visto spesso protagonista. Vero è che quando vinse il Festival con “Romantica”, assieme a Renato Rascel, nel 1960, la più importante gara canora nazionale si svolgeva al Casinò, solo parecchi anni dopo sarebbe passata all’Ariston, ma grato al fatto che quella vittoria gli aveva spalancato le porte al definitivo successo, era rimasto sempre molto legato al Festival di Sanremo. Che ora, in questa edizione prossima a partire, non potrà affatto dimenticarsi di lui. Abbiamo citato “Romantica”, certo, ma come non ricordare “Come prima”, “Ghiaccio bollente”, “Bambina bambina”, “La novia”, “Bambina innamorata”, “Brivido blù”, “Non passa più”, “Norma”, “Un uomo vivo”, “Ti dirò”, “Julia”, “Non partir” tanto per citare le altre sue canzoni più famose. In qualche anno di oblìo in Italia ha avuto ottima fortuna all’estero, risultando uno dei nostri cantanti più apprezzati. Quanti ricordi, quanti aneddoti mi hanno legato a lui! Dunque, lo conobbi a inizio anni Settanta quando, io imitatore, entrai a far parte della compagnia estiva con Tony e Minnie Minoprio. Due stagioni sfavillanti e fu lui a suggerirmi di imitare Demis Roussos, oltre che nella voce, con i caftani che portava il grande greek singer, gli anelli, le collane, la pancia finta in gommapiuma (Demis, allora, pesava 148 chili!), di farmi crescere la barba, dando il via a mie grandissime soddisfazioni professionali perché la gente, mai smentendo la cosa, era convinta di aver visto cantare proprio l’ex Aphrodite’s child. Della vittoria di Sanremo Tony mi raccontava che la sera della finale, non avendo mangiato a pranzo, aveva una gran fame. Più che il sudore per l’emozione che andava ad affrontare era lo stomaco che rimbrottava. Allora pregò il fratello di andargli a prendere un panino imbottito e lo mangiò con grande voracità. Lo finì nel momento in cui lo chiamarono sul palco. Ed infatti sullo smoking “apparivano ancora le briciole di pane, ma vuoi mettere, Ugo, come cantai meglio a stomaco pieno?”. Dagli anni Ottanta iniziò pure a dipingere (altra sua grande passione), facendo ammirati quadri sul tema “i buchi neri”, avendo grandi apprezzamenti nelle mostre in cui li ha esibiti. Alla mia adorata mamma ne regalò un paio che espongo ancora orgogliosamente in casa. Di una ironia e di una simpatia unici si distingueva anche per scherzi che organizzava durante le serate o in preparazione alle stesse. Una sera fece credere alla grandissima Nilla Pizzi che c’era il vero Demis. La Nilla che a cena, prima delle esibizioni, pensava che tutti gli sguardi dovessero essere rivolti verso di lei, invece vide che tutti erano ammaliati da Demis/Ugo, allora si alzò e venne a baciarmi la mano! Tony, scoppiando a ridere si nascose dietro una tenda, e la Pizzi aggiunse: “Sei il mio cantante preferito e stasera voglio che mi dedichi Profeta non sarò”. Cosa che feci, guardando l’espressione del suo viso così piena di soddisfazione.

L’amore per la musica ma l’amore più grande è stata la sua famiglia: la cara moglie Patrizia (“L’ho amata dal primo momento che l’ho vista ed ho capito subito che era lei la donna della mia vita”) e le due figlie cui ha dedicato tutto sé stesso e che ha portato a un’ottima carriera professionale: Natasha, la grande, vive da tanti anni in America e lavora come scrittrice, giornalista e traduttrice; Lisa si è affermata nel mondo della moda ed è tra le più apprezzate dipendenti del gruppo Gucci. Fino all’ultimo non ha mai finito di ringraziarle per quello che avevano fatto per lui ed era noto a tutti quanto ne fosse orgoglioso ed anche geloso. In questo momento non posso che stringermi forte a Patrizia, che ho conosciuto giovanissima, e alle care Natasha e Lisa, quest’ultima la prima volta che uscì con sorella e genitori da un albergo di via del Corso, era addirittura nel passeggino.

Non è stato solo un grande cantante, non è stato solo il “Re degli urlatori”, Tony Dallara è stato una persona perbene. Con un termine che oggi va di moda avrà già programmato una serata in cielo per proporre le sue meravigliose canzoni e ci sarà sold out con gli Angeli e i Santi tutti schierati ad ascoltare le sue belle e indimenticabili canzoni così magistralmente interpretate. Nel tripudio generale che sempre accompagnava le sue esibizioni.

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