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Cric, Croc e manici di fiasco, i comici dell’informazione locale

Nella saggezza di un antico detto siciliano troviamo la definizione migliore per etichettare qualche personaggio che sale in cattedra, predica giornalismo e soprattutto conferma di essersi accompagnato bene ad altri cialtroni da un pò di mesi a questa parte. Cric, Croc e manici di fiasco sono i protagonisti della nostra storia, individui che da mesi spiccano per atteggiamenti ridicoli e surreali che celano la netta sensazione che il terreno stia franando, che l’iceberg sia all’orizzonte, che il conto alla rovescia sia partito inesorabile. Cric, Croc e manici di fiasco sono la perifrasi ideale per indicare il nulla giornalistico, un modo di proporre informazione senza capo e coda, la ricerca dello scandalismo a tutti i costi che poi non ha il coraggio di andare fino in fondo. Tanto fumo, insomma, per nascondere un terzetto che si è fuso alla perfezione, elementi perfettamente inutili, come del resto sono futili i manici senza fiasco. Peraltro, ai tempi del ventennio era Cric e Croc il nome italianizzato di Stanlio e Ollio che di professione facevano i comici. Solo che i due grandi attori americani regalavano al pubblico il sorriso, i nostri Cric, Croc e manici di fiasco suscitano soltanto tenerezza.

Cric, il capo della combriccola, da anni avvolge il nulla in tante belle parole, indossa gli abiti del Re quando in realtà difficilmente sarebbe stato accolto a Corte come lustrascarpe, garantisce a iosa ai collaboratori un futuro che non arriverà mai. Ti promette la luna nel pozzo ormai da anni. Del resto, le nozze con i fichi secchi è difficile concretizzarle, specie se si è avvinti dalla patologia del non voler pagare e mettere in regola chi lavora con te. Nel cocktail aggiungiamo anche una certa propensione ad atteggiarsi a Mondadori de noantri, la fotografia appare assai nitida.

Nella combriccola c’è poi Croc, ovvero il personaggio che in vita sua non ha mai lavorato. Che si riempie la bocca di belle parole come ecologia, ambiente ed etica. E poi arriva con la pelliccia di visione, cucita col massacro di tanti innocenti animali. Cric potrebbe essere adoperato come il simbolo del leone della tastiera. Pavido nella vita, ma pronto a puntare il dito contro tutto e tutti, nascosto dietro un computer. E, per evitare guai personali, cosa c’è di meglio che trovare una testa di legno, pronto a buscarsi denunce e querele al posto di Croc pur di raccattare qualche briciola ogni tanto? Croc probabilmente del terzetto è il peggiore, ha una opprimente influenza su Cric che sembra manovrare come un burattino. Da anni propala discorsi etici, poi si gira dall’altra parte per non vedere le irregolarità commesse dal suo compare. Meno male che qualche mese fa dei signori vestiti di grigio hanno iniziato a mettere il naso in tante belle situazioni…

Ed arriviamo poi alla sintesi perfetta di questo trio di comici mancati. Manici di fiasco è un caso umano vero e proprio. Per anni ha parlato male di Cric e Croc, poi è corso come il cagnolino Flok alla prima, lontana, ipotesi di vedersi gettare un osso. Manici di fiasco si atteggia a Giorgio Bocca di paese, ma appena parla e soprattutto scrive, il suo interlocutore comprende che è tempo perso tentare di decodificare il messaggio. Pensieri contorti, concetti elaborati male, l’aplomb del so tutto io quando in realtà non distinguerebbe un quadro di Caravaggio da un disegno di un bimbo. Manici di fiasco, pur non avendo nulla a che fare col giornalismo, predilige quel dico e non dico, quel io so che tu sai che io so, ovvero tanto rumore per nulla. Recenti eventi hanno confermato, laddove ve ne fosse bisogno, che si è incastonato alla perfezione nel nulla di Cric e Croc. Eh sì, un vero caso umano…

Il terzetto è insomma schierato, purtroppo questo tipo di comicità non reca giovamento al mondo dell’informazione che di tutto avrebbe bisogno meno che di pavoni arroganti, streghette isteriche e sciocchi vassalli. C’è da sperare, soprattutto per rispetto verso il pubblico, che prima o poi cali il sipario su questo modo strampalato e nocivo di sedicenti giornalisti che di informazione ne masticano davvero poca. Cambiare mestiere, tornare a vendere enciclopedie potrebbe essere la strada migliore. Per fortuna il tempo è sempre galantuomo, tanti fatti debbono ancora accadere, tra un pò ci sarà da ridere sul serio. Aprite l’ombrello, sta per arrivare lo tsunami…

                                                                                                                     Gianni Palmieri

 

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