Nel calcio si vince o si perde, ma poi restano momenti da ricordare che offrono la fotografia nitida di una passione. Domenica scorsa allo stadio Sale, oltre a ragazzi e famiglie, c’erano una folta rappresentanza della vecchia guardia verdeazzurra, che si incarnava nel nome delle Brigate, nate nel 1990. Con loro anche i figli, sciarpe e bandiere in mano, così come facevano i loro papà, che neanche 18enni sfidarono freddo e piogge da Catanzaro a Castelfranco Veneto. Nomi che fanno parte della storia degli ultras del Cerveteri, a partire da Baruzzo, Bumba, Roberto, Giuseppe, Agostino, Ciri, Benito, Secco e Bobbina, tanto per citarne qualcuno. Presenti sugli spalti, come ogni domenica, perché la fede rimane la stessa, anche lontano dallo stadio. E oggi vedere quei ragazzi, non ancora maggiorenni, studenti alle superiori, per tutti è stato un tuffo nel passato.
Di padre in figlio, a seguito del Città di Cerveteri anche molti ex ultras degli anni novanta che hanno tifato la squadra come quando erano giovani
Se da una parte c’è delusione per la sconfitta immeritata in un derby da 0-0, dall’altra nell’ambiente del Città di Cerveteri c’è la felicità di aver visto un pubblico numeroso sugli spalti di Ladispoli.

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