A Roma, l’anno finisce correndo.
La We Run Rome nasce da un’idea semplice e condivisa: creare a Roma un evento capace di mettere le persone al centro e di invitare a vivere la città correndo, con rispetto, attenzione e senso della misura. Un progetto che, giunto oggi alla XIV edizione, continua a crescere rimanendo fedele ai valori dello sport, della cultura e della famiglia. Un po’ come i suoi dieci chilometri: si presentano con discrezione e poi, strada facendo, si fanno ricordare.Organizzata da Atleticom ASD sotto l’egida della FIDAL, inserita nel calendario nazionale e insignita del riconoscimento FIDAL Silver Label, la manifestazione gode del patrocinio del CONI, di Sport e Salute, di Roma Capitale e della Regione Lazio. Tre le distanze in programma — 10 km competitiva, 10 km non competitiva e 5 km — pensate per accogliere sia gli agonisti sia chi desidera semplicemente vivere l’atmosfera dell’evento, in un contesto aperto, inclusivo e condiviso. Negli anni, la We Run Rome è cresciuta fino a diventare molto più di una gara podistica. Oggi è una grande festa aperta a tutti, capace di unire atleti di livello nazionale e internazionale, runner amatoriali, famiglie e turisti arrivati a Roma per chiudere l’anno in modo speciale. È un evento che mette sullo stesso percorso chi cerca il cronometro e chi cerca un’emozione. E spesso li fa arrivare entrambi con il sorriso. Si parte dalle Terme di Caracalla con quella sensazione rassicurante di avere tutto sotto controllo. Il Circo Massimo scorre fluido, Piazza Venezia ti ricorda che stai correndo dentro la Storia e, su Via del Corso, il ritmo sembra quello giusto. All’inizio Roma è gentile. Piazza di Spagna arriva splendida come sempre, mentre il respiro comincia a diventare più attento. Piazza del Popolo ti accoglie con la sua eleganza quasi rassicurante, e proprio lì capisci che la città ha deciso di passare dalla narrativa alla realtà. La salita del Pincio non alza la voce, non esagera. Non è lunga, non è cattiva. È semplicemente lì. Arriva quando non la volevi e proprio per questo chiede rispetto. È il punto in cui la corsa smette di essere un’idea astratta e diventa una scelta consapevole. Ma è anche il punto in cui ti guardi intorno, vedi Roma dall’alto e pensi: va bene così, ne valeva la pena. Scollinato il Pincio, si torna a correre con un misto di orgoglio e resistenza. Via Veneto scivola via elegante, il Quirinale ti osserva severo mentre tu fai finta di essere ancora fresco, e quando i Fori Imperiali si aprono davanti a te capisci che ormai sei dentro fino in fondo. Il Colosseo arriva lì, maestoso, proprio quando le gambe iniziano a fare domande scomode. E tu rispondi correndo, con un sorriso silenzioso dentro di te. Negli anni, la We Run Rome è diventata qualcosa di più di una gara. È un modo diverso di vivere il Capodanno. Un evento dove chi cerca il cronometro corre accanto a chi cerca un’emozione, dove lo sport incontra la cultura e dove la dimensione familiare trova spazio naturale, senza forzature. È seria, ma non seriosa. Inclusiva, senza bisogno di proclami. Il ritorno verso le Terme di Caracalla è una questione di equilibrio: dosare lo sforzo senza forzare, spingere senza strafare, arrivare con la sensazione giusta. Quella di aver fatto qualcosa di impegnativo, ma umano. Importante, ma accessibile. Perché la 10 km We Run Rome è così: abbastanza breve da non spaventare, abbastanza intensa da farsi ricordare. E se la corri nel cuore di Roma, il 31 dicembre, diciamolo, rende tutto più memorabile. È un gesto semplice, fatto di rispetto, misura e attenzione alle persone.
Esattamente come la We Run Rome.

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