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E’ morto!

di Ugo Russo

Probabilmente solo riferendosi al Papa si sarebbe potuto immaginare un titolo così, senza bisogno del nome come riferimento; ma sapendo della sua malattia e della sua importanza e grandezza credo che tutti abbiano abbinato il suo nome a questa ferale notizia riportata sopra. E’ MORTO, seguito, poi, a conferma, da una sua foto con un sorriso sempre rassicurante, fino all’ultimo. Eppure sembrava che “il vecchio leone” avesse superatro l’ennesimo momento più brutto con il ricovero di un mese e mezzo al San Raffaele da cui era uscito in discrete condizioni. Ed invece è stato quello che avevano definito un nuovo ricovero di pochi giorni “per normali controlli” a portarselo via. Silvio Berlusconi, minato dalla leucemia,  ha lasciato questa terra, questa sua amatissima Italia alle 9.30’ di questa mattina. Hanno fatto in tempo a salutarlo per l’ultima volta i suoi cinque figli accorsi precipitosamente nella clinica milanese, dove hanno trovato la sua compagna degli ultimi due anni, Marta Fascina. E lascia anche 17 nipoti, il Cavaliere, in una famiglia tanto numerosa, nei dettami e nelle volontà di cotanto capostipite.

Definito generoso, paziente e umile da parte di coloro che lo hanno conosciuto a fondo, Berlusconi ha rappresentato una grandissima fetta dell’economia e della politica italiana negli ultimi 45 anni: prima come imprenditore, cominciando a creare nel 1978 le basi per il gruppo Mediaset, perfezionato e lanciato definitivamente a metà degli anni ’80 con tre canali televisivi, seguiti molto spesso più delle reti rai; quindi rilevando nel 1986 e salvandolo dal fallimento il Milan calcio, di cui era allora ed è stato fino all’ultimo anelito di vita un grandissimo tifoso, portandolo solo un anno dopo, un record che sarà sempre imbattibile, questo, a cominciare a trionfare nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. Tra l’altro, una squadra di tanti campioni con la C maiuscola, il cui gioco entusiasmava ed ancor oggi è additata tra le più belle dell’ultimo mezzo secolo; nel 1988 quando acquisì le azioni di Mondadori diventando gigante anche nell’editoria. E poi nel 1994 l’ingresso in politica con Forza Italia; indimenticabile quel suo discorso che iniziò con: «L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare”. 29 anni da protagonista assoluto della politica nazionale e non solo. Perché alla notizia della sua morte sono arrivate tante attestazioni di cordoglio anche da tutto il mondo, tutti hanno voluto riconoscere la sua grandezza. Lo hanno fatto anche in Italia, molti in maniera falsa dopo tutto quello che gli  hanno fatto passare in vita, il veleno che gli hanno vomitato addosso per i processi da cui, tranne che in un caso, è uscito sempre prosciolto.  Con una bella faccia tosta il giornale che più ha perseguito Berlusconi, non facendogli passare neppure quando andava in bagno, ha titolato: “Se ne va un pezzo di storia italiana”. Meglio allora quegli imbecilli che con articoli e vignette sono rimasti coerenti che voltagabbana simili. Certo, il Cavaliere, a volte si è lasciato andare ad eccessi ma il fondo se lo poteva permettere da numero 1 qual era. Bella la definizione della Meloni alla notizia della sua morte: “E’ stato un grande combattente, che ha sempre voluto inseguire la sua strada e quello che voleva portare a termine”. Ribadiamo, spesso contro tutti e contro tutto. Peccato che ora lascia una eredità pesantissima perché non si vedono all’orizzonte nel suo partito politici che possano minimamente sostituirlo, men che meno Tajani. Del resto, uomini come Berlusconi nascono, ammesso che sia possibile, una volta ogni 50 anni.

Immaginiamo l’ascesa in Paradiso di Silvio. Diretto a San Pietro affermerà: “Mi consenta, si fa politica anche qui? Possiamo scendere in campo con un nuovo partito?”.

Chiudiamo con un termine usato nello sport e in particolare in quel calcio che lui tanto amava: se n’è andato un fuoriclasse, uno straordinario fuoriclasse:

 

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