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E’ MORTO IL RE

di Ugo Russo 

E così se ne è andato anche l’ultimo dei grandissimi di quello che è stato il vero, unico, inimitabile, affascinante gioco chiamato calcio che entusiasmava ed appagava sempre gli occhi che avevano potuto assistere a simili spettacoli: dopo Matthews, Schiaffino, Jasin, Garrincha, Di Stefano, Didì, Masopust, Puskas, Sivori, Albert, Crujff, Maradona, miti prima di essere calciatori (e quanti ce ne siamo scordati, compresi i fantastici degli anni 30 e 40 in cui c’erano pure molti italiani), è morto il più grande, immenso di tutti, Edson Arantes do Nascimiento, conosciuto in tutto il mondo come Pelè, l’emblema, l’esempio più fulgido di quello che è stato questo sport. Che ora si può dire definitivamente finito. Una volta anche le riserve erano ottimi giocatori perché avevano fatto i dieci anni di tecnica e apprendimento dei fondamentali sotto l’attenta guida degli scopritori di talenti; oggi si dovrebbero vergognare il 90% dei brocchi che calcano i terreni di gioco, coloro che si professano “calciatori di professione”, superpagati, che si offendono se giudichi negativa la loro partita e che ci fanno vedere una disciplina agonistica radicalmente cambiata, abbrutita da nuove deleterie tecnologie e dove pure la categoria degli arbitri che dovrebbe garantire serietà, correttezza e probità si segnala per clamorosi scandali. Dunque, cambiamo nome a questo attuale sport diventato il semplice correre dietro a un pallone, martellando come ossessi sulle caviglie degli avversari.

Pelè, dunque, il leggendario numero 10 ma numero 1 del calcio di tutti i tempi. Per i tanti record che si è portato nella tomba: dall’essere stato finora il giocatore che ha vinto più mondiali (tre) a fronte di una lunga e straordinaria carriera; per aver segnato più gol di tutti (1281 in 1363 partite)per essere stato il più giovane calciatore a giocare una finale mondiale e soprattutto a realizzare una doppietta; inoltre, la sua prima rete in quella circostanza ( in Svezia contro i padroni di casa, a 17 anni nel 1958) è ancora oggi considerata la più bella in una finale mondiale di tutti i tempi (andate a rivederla su you tube, una realizzazione di straordinaria bellezza, che si potrebbe pensare partorita dal genio di un veterano ed invece lui non era ancora maggiorenne!). Ecco perché è improponibile il confronto con il citato Maradona. A parte i numeri da record nettamente superiori a quelli del pibe de oro, Pelè, sapendo che il Signore lo aveva gratificato di piedi meravigliosi e dunque nella condizione di insegnare calcio e vita ai più giovani, è stato sempre integerrimo dentro e fuori dal campo e fino al decesso è stato degnissimo ambasciatore Unicef; Maradona, pur grandissimo sul terreno di gioco, non ha lasciato certo un’impronta tale da essere ricordato positivamente per i comportamenti nella vita. Tante le leggende, tanti gli aneddoti costruiti o reali attorno al personaggio Pelè.

Ci piace ricordarne due. 1981, riprese di uno dei capolavori del cinema, Fuga per la vittoria con un regista di eccezione, John Huston. Così come, anch’essi d’eccezione, tanti importanti ex giocatori, sono i componenti della squadra degli Alleati che devono giocarsi la libertà contro gli oppressori tedeschi. C’è pure Pelè, l’asso brasiliano che già da 4 anni aveva dato l’addio al calcio. La troupe ha messo in preventivo, per quella giornata, di fare solo una scena; tanti cestini con i panini per tutti e via. In particolare, sullo spiovente da destra Pelè, in acrobatica rovesciata, deve depositare il pallone nella rete alemanna. Non per dubitare, per carità, del più grande ma ha smesso da un po’ di tempo di allenarsi e di giocare, e poi la acrobazia si presenta oltremodo difficile in un’area intasata di avversari. Insomma, ci vorranno almeno un po’ di scene per poi scegliere la migliore. Ma Huston, che non per niente era un fenomeno nel suo genere, decide di riprendere dal primo tocco del pallone e azzecca in pieno la previsione: cross vellutato di Bobby Moore, O’ Rei si libra in area, sovrasta due tedeschi, colpisce nella maniera migliore il pallone e lo mette alle spalle del portiere dei nazisti. Anche se non effettuata in una partita ufficiale quella rovesciata è ancora oggi considerata la più bella e spettacolare di ogni tempo, superiore anche a quella del mitico Parola.

E poi l’origine del nome. Si sa che la maggior parte dei calciatori brasiliani vengono chiamati con un soprannome, ora come allora. Ma cosa c’entra Pelè con Edson Arantes do Nascimiento? Fu un gruppo di suoi amici di infanzia che storpiò il nome di un portiere, Bilè, idolo di Edson da fanciullo, in Pilè e il futuro “più grande di sempre” lo pronunciò Pelè. E da lì quel nome che, tra l’altro, lui odiava. Voleva essere chiamato Edison, datogli dai genitori in onore di Thomas Alva Edison, il grande inventore americano, poi cambiato in Edson per un errore dell’impiegato dell’anagrafe di Tres Coracoes, dove era nato. Ma quel nome così breve, così scandito da una e accentata finale è stata la sua fortuna.

Nonostante le tante offerte straniere preferì rimanere sempre nel Santos, salvo una breve parentesi a fine carriera nel campionato americano con i Cosmos. Da anni O’Rei (come lo chiamavano i milioni di tifosi brasiliani che lo adoravano), morto a 82 anni, combatteva con un tumore al colon e sembrava periodicamente nella condizione di poterlo sconfiggere. Poi a ottobre scorso la terribile notizia: “non è più in grado di reagire alla chemio-terapia” e l’attesa, l’attesa fino a che non gli è stato permesso di valicare l’anno appena entrato in scena. Tre giorni di lutto nazionale, l’intero Brasile ma di fatto il mondo intero tutto unito attorno a questo autentico prodigio di sport e di vita. Di quelli che vorresti restassero in eterno immortali e che, invece, ad un certo punto vengono chiamati in cielo. Dove, anche lì, i grandi campioni di un tempo scomparsi si impegnano negli enormi campi di gioco, da una nuvola all’altra, per deliziare con finezze e tocchi di autentica bravura. Altro che il calcio sulla terra… In ogni caso, Edson grazie per esserci stato e per tutto quello che ci hai dato e lasciato. Ma è vero, sei immortale, parliamo adesso di te come i posteri ne parleranno tra secoli.

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