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Figli e figliastri al Centro di arte e cultura di Ladispoli. Se non hai un certo cognome non puoi esporre dipinti?

Sul quotidiano La Voce oggi in edicola è apparso un articolo che getta ombre inquietanti sui criteri di gestione del Centro di arte e cultura di Ladispoli. Struttura pubblica che dovrebbe essere a disposizione di ogni artiste e cittadino e che invece, in merito alle mostre di pittura, sarebbe per pochi e non per tutti. Di seguito il testo dell’articolo dei colleghi de La Voce, il nostro giornale on line ha fatto alcuni approfondimenti, scoprendo che i fatti narrati sono accaduti esattamente in questo preoccupante modo. Anche Ortica Social si appella al sindaco Alessandro Grando affinchè intervenga personalmente e rimetta a posto la situazione che sembra tanto un inaudito atto di discriminazione verso per alcuni artisti di Ladispoli da parte di chi invece dovrebbe tutelarli. Tutti, nessuno escluso.

Quella che vi raccontiamo è una storia al limite del surreale. Una vicenda che scrive una brutta pagina nella gestione di una struttura pubblica di Ladispoli che qualcuno pensa di poter gestire a proprio piacimento. Una politica dei figli e figliastri che rasenta oltretutto l’insensato a dodici mesi dalle elezioni comunali. A raccontarci la vicenda, che probabilmente innescherà reazioni a catena di varia natura vista la gravità dei fatti, sono stati alcuni pittori di Ladispoli che si sono visti chiudere la porta in faccia dall’assessorato alla cultura dopo aver presentato richiesta di poter esporre i propri dipinti nel Centro di arte e cultura di via Settevene Palo. Una mostra di una decina di giorni a costo zero per il Comune e con ingresso gratuito per i visitatori. La storia leggetela con attenzione e tenete sempre presente la parola gratuito. Lo scorso marzo i pittori protocollano formale richiesta di utilizzo di uno spazio, anche i corridoi, per esporre dipinti classici di artisti come Caravaggio, Pompeo Batoni, Raffaello e Leonardo da Vinci. Parliamo di copie museali apprezzate in varie esposizioni negli ultimi due anni. L’assessore alla cultura, con tanto di mail, risponde che non ci sono ostacoli a patto che i quadri esposti non siano tanti per motivi di spazio. Tutto bene? E qui arriva il surreale. Qualche giorno fa l’assessore convoca i pittori, spiega che ci sono problemi per la loro mostra e li invita a scegliere un’altra location. Sapete perché? Perché a luglio ed agosto, per 60 giorni, il Centro di arte e cultura deve ospitare una mostra di copie di Caravaggio, realizzate da un altro copista di Ladispoli, e dunque sarebbe “sconveniente” esporre dipinti due mesi prima. Un evento che, a detta dell’assessorato alla cultura che a breve pubblicherà un bando, costerà fior di quattrini al Comune di Ladispoli prevedendo spettacoli ed eventi collaterali. I pittori mantengono la pazienza, provano a dialogare ma si sentono sempre dire che al Centro di arte e cultura prima di quel copista (bravo ma pur sempre copista) non deve esporre nessuno. Si cerca una mediazione, l’assessore alla cultura propone spazi alternativi al limite del grottesco come l’ex sala espositiva di via Ancona che ospita l’Emporio solidale, oppure lo spazio all’aperta in centro commerciale di viale Italia, ritenendo perfino valida la provocatoria proposta dei pittori di affittare a spese del Comune una sala di un ristorante. Alla fine i pittori rilanciano quella che appare una proposta di buon senso. Nessuna copia di Caravaggio in mostra ma solo dipinti di Raffaello, Batoni, Leondardo da Vinci e Guido Reni al Centro di arte e cultura. Lo stesso sindaco Grando ritiene la proposta accettabile per evitare sovrapposizioni con Caravaggio, la faccenda sembra risolta. Ma ieri, alla richiesta ufficiale dei pittori di poter usufruire del Centro di arte e cultura, l’assessore alla cultura boccia la richiesta con una mail al limite del paradosso. L’assessore scrive infatti che “c’è incompatibilità della mostra con quella del copista a luglio ed agosto, che ubi maior minor cessat (in pratica davanti ad uno più importante gli altri non esistono per l’assessore) e che dunque il Centro di arte e cultura non può ospitare nessuna mostra prima del copista”. Sì, avete letto bene, l’assessorato alla cultura conferma che esiste la linea dei figli e figliastri e che il Centro di arte e cultura è per pochi e non per tutti. Una risposta che lascia basiti sia per la posizione di un amministratore che si erge e critico d’arte e decide chi è il pittore più bravo, sia perché non si gestisce in questo modo una struttura pubblica aperta a tutti i cittadini di Ladispoli. Ma c’è anche un altro fatto che occorre ricordare visto che si parla di sovrapposizioni per la mostra di Caravaggio. Lo scorso settembre, quando nelle sale esposizioni dell’hotel Villa Margherita erano in corso ben due mostre di copie museali ed interpretazioni di Caravaggio, a costo zero per il Comune, l’assessorato alla cultura non si fece scrupolo di organizzare un terzo evento nel Centro di arte e cultura, chiamando ad esporre sempre lo stesso copista insieme a pittori di arte moderna e contemporanea. Evento che costò al Comune oltre 7.000 euro e che, oltretutto, stando al registro di ingresso vide la presenza in dodici giorni di meno di 50 visitatori. In quel caso l’assessorato alla cultura non si fece scrupolo di evitare sovrapposizioni. Che dire? E’ una vicenda sconcertante, la speranza è che il sindaco Grando possa intervenire prima che la questione esploda ancor più fragorosamente e possa fare giustizia. Altrimenti, a Ladispoli si sdoganerà la certezza che al Centro di arte e cultura non possono accedere tutti i cittadini ma soltanto chi è ritenuto degno e migliore di altri. E’ così che si gestisce la cultura?

Che aggiungere? Una brutta storia, un atteggiamento che non ha giustificazioni, compito di un amministratore è essere super partes e non decidere, non si sa da quale pulpito di competenza, chi è degno di esporre in una struttura pubblica e chi invece è minor. Sindaco Grando intervieni tu…

 

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