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“Geografie della mente e del cuore”, racconti, poesie e fotografie di Silvio Vitone

Geografie della mente e del cuore è una raccolta di racconti, poesie e fotografie. L’autore, Silvio Vitone, ha alle spalle una lunga militanza nella parte più sincera del movimento ecologista italiano. Attivo nel Movimento politico dei lavoratori, poi nei Verdi poi ancora nell’arcipelago dell’associazionismo ambientalista, ha coltivato negli anni un profondo rispetto per la natura e un’approfondita conoscenza dei molti esseri viventi che ci circondano. Il suo impegno, che ad oggi non sembra mostrare segni di ripensamento, si caratterizza per l’estrema fluidità con la quale le iniziative in difesa del territorio si legano ad auliche riflessioni filosofiche. Tutto ciò non avrebbe potuto non trasparire in Geografie della mente e del cuore dove le riflessioni sulla bellezza dei territori, probabilmente ai più sconosciuti, accompagnano pensieri ad ampio raggio su morale, luoghi dimenticati, costumi. Delle quattro parti che compongono il testo (Dedicato a…, Le mie terre d’origine, I miei viaggi, L’angolo poetico) ha un particolare risalto quella relativa al ruolo della poesia nella società contemporanea. Vitone ci ricorda che “In un’epoca di neo-positivismo, dominata dalle certezze della scienza e della tecnologia, nel momento della crisi delle discipline umanistiche, tra consumismo e superficialità, i languori esistenziali, le meditazioni, le struggenti descrizioni dei poeti, le raffinatezze linguistiche e i voli pindarici dei letterati, non trovano grande accoglienza”. Come dargli torto. L’interiorità, l’intuizione, la spiritualità ci appaiono sempre più come caratteristici dei bei tempi andati. All’atteggiamento introverso caratteristico della riflessione seria e ponderata il presente sembra preferire il freddo calcolo di macchinari sempre più sofisticati. Ma come può il bieco calcolo algoritmico sostituire il nostro mondo interiore? Proprio per contrastare questi meccanismi la poesia sembra oggi chiamata ad assolvere quella che è la sua funzione più nobile. Può spingerci a sentire i nostri bisogni. Può ricordarci cosa voglia dire essere vivi. Può sostenerci nel nostro cammino di liberazione. Può. Non è detto che ciò accada ma possiamo coltivarne la speranza. Anche per questo, come ci ricorda l’autore “è importante che la poesia riscopra la sua anima popolare, i luoghi dell’anima, la terra di appartenenza e si riappropri di una musicalità che va oltre la scansione degli endecasillabi”.

Marco Piracci

 

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