Riceviamo e pubblichiamo da Roberto Polidori, Commissario di Noi Moderati di Ladispoli. Sempre più cittadini si stanno allontanando dalla politica. Non perché non abbiano a cuore i problemi del Paese o della propria città. Ma perché troppo spesso la politica sembra diventata tifo da stadio, rivalità personali e comunicazione sui social fatta di attacchi, immagini provocatorie e frasi di bassissimo livello. E poi ci chiediamo perché sempre meno persone vanno a votare. LA POLITICA DEVE ESSERE UN CONFRONTO DI IDEE O TIFO DA STADIO? I cittadini meritano rispetto, non propaganda da tifoseria. Come commissario di Noi Moderati a Ladispoli, parlando con molti cittadini mi rendo conto sempre di più di una cosa: la distanza tra le persone e la politica sta diventando sempre più grande. Un esempio lo vediamo già nel dibattito che si sta sviluppando attorno al prossimo referendum sulla giustizia. Alcuni esponenti politici che oggi lo criticano o lo osteggiano sono gli stessi che in passato avevano sostenuto riforme molto simili quando si trovavano dall’altra parte dello schieramento politico. E allora il cittadino si pone una domanda molto semplice: il problema è davvero la proposta… oppure semplicemente chi la propone? Purtroppo questo modo di fare politica lo vediamo sempre più spesso anche a livello regionale e locale. Il confronto politico viene ridotto a una contrapposizione permanente tra maggioranza e opposizione, quasi fosse una partita di calcio. Se una proposta arriva dalla maggioranza viene criticata automaticamente. Se arriva dall’opposizione viene respinta automaticamente. E spesso, oltre allo scontro politico, si aggiungono anche rivalità personali, che nulla hanno a che vedere con l’interesse dei cittadini. Così le idee passano in secondo piano. Conta solo chi le propone. La politica dovrebbe tornare a fare una cosa molto semplice ma oggi quasi rivoluzionaria: riconoscere ciò che è giusto, indipendentemente da chi lo propone. Ammettere che una proposta dell’altra parte è valida non è debolezza. È responsabilità politica. Questo atteggiamento verrebbe apprezzato anche dagli stessi elettori della propria area politica. Perché i cittadini non chiedono ai politici di comportarsi come tifosi, ma di dimostrare serietà, obiettività, equilibrio e onestà intellettuale. Negli ultimi anni però si è aggiunto anche un altro fenomeno molto preoccupante: il livello sempre più basso della comunicazione politica sui social. Post aggressivi, immagini provocatorie, meme, battute di cattivo gusto e attacchi personali che nulla hanno a che vedere con i problemi reali dei cittadini. Contenuti costruiti solo per provocare reazioni o raccogliere qualche like tra le tifoserie più accese. E purtroppo lo si vede anche nel dibattito sui social relativo al prossimo referendum sulla giustizia, dove in alcuni post vengono messi in evidenza o addirittura mescolati temi e situazioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti reali del referendum. In questo modo il confronto non si sviluppa più sui contenuti e sul merito delle proposte, ma viene riportato ancora una volta su un terreno di tifo politico, dove l’obiettivo diventa semplicemente attaccare o difendere una parte. Ma nel frattempo tutto questo abbassa il livello del confronto politico a livelli davvero troppo bassi. E soprattutto allontana quella grande parte di cittadini silenziosi — molto più numerosi di quelli che commentano o mettono i “like” — che non si riconoscono in questo modo di fare politica. Sono persone che vorrebbero ascoltare idee, progetti, proposte e soluzioni. Non assistere ogni giorno a una gara a chi fa il post più aggressivo o l’attacco più offensivo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sempre meno persone vanno a votare. Basta guardare i dati sulla partecipazione alle elezioni politiche nazionali. Negli anni ’70 l’affluenza superava il 93%. Negli anni ’80 era ancora tra l’88% e il 90%. Alle elezioni politiche del 2022 si è fermata al 63,9%. Questo significa che in circa cinquant’anni la partecipazione al voto è scesa di quasi 30 punti percentuali, uno dei cali più significativi tra le democrazie occidentali. Naturalmente le cause sono molte e non possono essere ridotte a un solo fattore. Ma è difficile non vedere come negli ultimi anni, con l’esplosione della comunicazione politica sui social, il confronto pubblico sia stato spesso spinto sempre più verso la polemica, gli slogan, il tifo politico e la semplificazione, lasciando sempre meno spazio al confronto serio sui contenuti. Perché quando la politica diventa solo scontro, propaganda e provocazione…molti cittadini scelgono semplicemente di allontanarsi. Non discutono. Non litigano. Non commentano. Smettono di votare. E questo dovrebbe preoccupare tutti. Perché una democrazia non si indebolisce quando le idee si confrontano. Si indebolisce quando la politica smette di parlare ai cittadini e inizia a parlare solo alle proprie tifoserie.

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