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I dirigenti della Cimini presentino ricorso contro la sentenza surreale per salvare la credibilità del campionato Eccellenza

Il mondo del calcio dilettantistico è in subbuglio.

Come avevamo annunciato nella giornata di ieri, la surreale sentenza del giudice sportivo che ha omologato il 2-2 di W3 Maccarese – Cimini nonostante l’anomala sostituzione di un giocatore entrato in campo con un numero di maglia non presente nella lista ufficiale, ha scatenato commenti ed indignazione. Sui mass media, non tutti a dire il vero, si è ironizzato molto sulla retromarcia della terna arbitrale che, dopo un mese dalla partita, si è ricordata di aver riconosciuto il giocare della W3 Maccarese entrato in campo a venti minuti dalla fine con un numero inesistente nella distinta. Alcuni hanno sottolineato come, nel massimo rispetto per questo giovane  e valido atleta della W3 Maccarese, non stiamo parlando del volto celeberrimo di Cristiano Ronaldo o Messi. Figuriamoci un arbitro umbro, che nel Lazio non ha mai diretto moltissime gare, che memoria fotografica potesse avere. E’ trapelato che nel corso dell’inchiesta sarebbero state utilizzate anche le immagini della partita, sdoganando dunque un supporto anche per il futuro. Sui social ovviamente i commenti sono stati durissimi, gli sportivi sono indignati, sono volate parole grosse ed ipotesi molto brutte per la credibilità del campionato di Eccellenza. In molti, come il nostro giornale, hanno sottolineato come sia surreale che nel Lazio si omologhi la partita sentenziando che è stato un mero errore in buona fede mentre in Veneto, per una situazione identica, sia stato assegnato lo 0-3 a tavolino in una gara di Seconda categoria. Insomma per il Comitato Regionale ed i suoi giudici sportivi l’Italia non è tutta uguale, nel Lazio si può far entrare in campo un atleta con un numero non presente in lista, nel Veneto invece si applica il regolamento, non si perde un mese tra interrogatori e discussioni, e si sentenzia lo 0-3 a tavolino. Lecita una domanda: ha sbagliato il giudice sportivo del Lazio o quello del Veneto visto che il “reato” era identico?

In questo scenario crediamo che sarebbe necessario, non solo per i tre punti a tavolino che darebbero un volto ben diverso alla classifica, ma soprattutto per la credibilità del torneo di Eccellenza, che i dirigenti della Polisportiva Cimini andassero fino in fondo. Ovvero presentassero reclamo agli organi del Coni più alti per andare a chiedere spiegazioni nelle dovute sedi. I tifosi, gli sportivi, gli addetti ai lavori e la stampa hanno il sacrosanto diritto di sapere perchè tra Lazio e Veneto si applicano regole diverse, perchè quello che si può fare nel Lazio è vietato in Veneto. E soprattutto perchè esistono due pesi e due misure nel calcolare un mero errore. Commesso sicuramente in buonafede, ma sempre di errore si tratta. Del resto, tanto per citare un esempio, se si commette in buonafede un mero errore nella compilazione della dichiarazione dei redditi, la mora si paga lo stesso allo Stato. O no? Speriamo vivamente che i passionali dirigenti della Polisportiva Cimini portino questa battaglia di giustizia e chiarezza in ogni sede competente davanti a giudici che rispondano alla semplice domanda: il regolamento del calcio dilettanti è differente tra Lazio e Veneto, oppure c’è stata una interpretazione “creativa”?

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