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Intervista al neo presidente di Unindustria Civitavecchia, Cristiano Dionisi

di Alberto Sava

Unindustria, Unione degli Industriali e delle imprese del Lazio, è l’associazione regionale più grande del sistema Confindustria per estensione territoriale: ne fanno parte 3.000 aziende per 220.000 dipendenti. Nei giorni scorsi si è concluso il rinnovo degli organi, per il quale Angelo Camilli è stato eletto con oltre il 90% dei consensi, prendendo il posto di Filippo Tortoriello. Per l’area comprensoriale di Civitavecchia l’assemblea ha confermato la designazione a Presidente di Cristiano Dionisi, 37 anni, direttore generale della SICOI. Sposato, 2 figli, Dionisi è un profondo conoscitore del territorio del Litorale Nord del Lazio e in questa intervista esclusiva condivide alcuni temi che saranno oggetto del suo impegno nei prossimi quattro anni. Abbiamo incontrato il giovane neo presidente nel suo studio civitavecchiese di Unindustria in Largo del Plebiscito.Come nasce la scelta di una sfida così importante?

Ho accettato di impegnarmi in questa nuova sfida perché lo sviluppo del territorio è sempre stato uno dei miei interessi principali e inoltre il programma del neo Presidente di Unindustria Angelo Camilli lancia alcune sfide che non possono essere ignorate. Dalla blue economy, alla transizione energetica, passando per le infrastrutture: il nostro territorio è al centro delle linee programmatiche del prossimo quadriennio. Questo anche grazie all’egregio lavoro svolto dal mio predecessore Stefano Cenci, che oggi è diventato Vicepresidente regionale.

Fin dove spazia l’orizzonte dei confini territoriali?

La sede di Unindustria Civitavecchia comprende un territorio ampio e di fondamentale importanza per l’intera regione: l’area del litorale nord che va da Fiumicino a Montalto di Castro, oltre alle aree interne fino ai laghi. Una vera e propria sub-regione dove insistono il porto e l’aeroporto della Capitale, due importanti siti energetici, vari insediamenti industriali, ma allo stesso tempo zone di assoluto pregio culturale e naturale, che alle porte di Roma rappresentano una meta turisticamente molto appetibile.

Un Patto per lo sviluppo, il cardine del suo programma?

In una mappa ideale secondo il mio parere nella nostra zona possono convivere tutte le istanze economiche e sociali. Ma per fare questo va creata una strategia di sviluppo sinergica, capace di mettere insieme istituzioni, parti sociali e stakeholder. Per questo motivo è mia intenzione presentare entro il mese di ottobre un documento programmatico, che sto condividendo con le aziende associate e che sarà il canovaccio sul quale lavoreremo nei prossimi quattro anni.Il documento sarà basato su macro aree tematiche e su un’analisi relativa ad opportunità e criticità circa la situazione attuale. La mia proposta sarà quella di creare un Patto per lo sviluppo per l’Etruria Meridionale e il litorale nord del Lazio: un contributo al dibattito per definire quello che sarà il futuro del nostro territorio. La stella polare è quella di rendere il nostro territorio competitivo e appetibile.

Da crisi a occasione di ripartenza, è possibile?

Nella volontà di trasformare la crisi in una occasione di ripartenza, lo scopo è quello di definire gli obiettivi intorno ai quali impostare lo sviluppo del nostro territorio e cercare di darci delle tempistiche nel breve e nel medio-lungo termine. Obiettivi chiari con effetti misurabili. A tal proposito proporrò l’istituzione di un osservatorio per lo sviluppo del territorio, una sorta di cabina di regia che possa monitorare l’andamento dei singoli progetti.Alla base del mio lavoro vorrei stimolare un nuovo approccio culturale: una nuova visione che metta la conoscenza e la consapevolezza alla base dell’analisi delle politiche di sviluppo.

Le contrapposizioni esistono, come neutralizzarle?

Dobbiamo abbandonare le contrapposizioni classiche che hanno portato inerzia. Il nostro territorio ha tutte le carte in regola per mettersi al pari degli altri al fine di attrarre gli investitori giusti, spesso di livello internazionale, o di pretendere la dovuta attenzione da parte di Regione e Governo. Ma per fare questo servono idee chiare, unità territoriale e capacità progettuale.E soprattutto abbiamo le persone: nel nostro comprensorio ci sono decine, centinaia di competenze che non siamo in grado di intercettare e che vanno a portare le loro conoscenze e il loro valore altrove. E’arrivato il momento di coinvolgerle.La grande rete di professionalità di Unindustria e della struttura di Confindustria è al nostro fianco ed è pronta a lavorare con noi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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