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L’arte di Maurizio Berton tra poesia e incanto

a cura del prof. Francesco Caracciolo

 Presento alcune opere di un artista vicentino, Maurizio Berton, il quale ha seguito un percorso davvero interessante e stimolante, dopo aver acquisito una maggiore consapevolezza di sé stesso, partendo soprattutto da una serie di riflessioni che l’artista esprime sul suo concetto di fare arte: i risultati cui Maurizio è pervenuto nell’esprimere la sua creatività e tutte le potenzialità in essa contenute non vengono affatto raggiunte attraverso un percorso accademico o secondo una prassi formativa tradizionale, bensì in maniera inaspettata e casuale. Ad un certo punto gli è bastato semplicemente osservare una pittrice, intenta ad eseguire un lavoro ad acquerello, che ha fatto scattare in lui qualcosa di straordinario ed inaspettato: da allora, a 35 anni, parte l’avventura artistica di Berton, che, come vedremo, subirà un’evoluzione tutt’altro che marginale all’interno del suo percorso espressivo. Nato nel 1964 e residente nell’alto vicentino, Maurizio Berton esordisce da autodidatta mediante alcune sperimentazioni ad acquerello: i suoi primi lavori raffigurano paesaggi e scorci urbani nei quali si avverte una spiccata sensibilità nei confronti della luce e dei riflessi dell’acqua. Tra gli esempi più rimarchevoli non si può mancare di citare l’acquerello dal titolo “Natale a Colmar”, eseguito su cartoncino e ritoccato con le penne colorate (foto sotto al titolo). In modo particolare, siffatto lavoro a tecnica mista consente di poter eseguire tantissimi dettagli del luogo, dopo aver osservato attentamente la bellissima piazza in presa diretta, con i tetti innevati e il cielo puntellato di fiocchi di neve, quasi fossero degli astri che rischiarano la volta celeste, rievocando con grande intensità e misticismo le atmosfere natalizie.

Accanto ai paesaggi invernali e alle atmosfere natalizie, non mancano affatto le vedute di località turistiche, osservate con un punto di vista diverso, forse meno evocativo e con una maggiore indagine scientifica e razionale: è il caso dell’acquerello dal titolo “Amalfi”, reso con una puntuale precisione nel curare i dettagli architettonici, oltre a quelli più marcatamente naturalistici e paesaggistici (foto a sinistra). Il disegno ha un formato da cartolina, utilizzando un supporto composto da cartoncino ruvido (cm 10 x 15); anche in questo caso l’artista ha lavorato mediante l’uso di più tecniche combinate tra di loro per offrire una visione più realistica dell’insieme (disegno a penna e sfumature ad acquerello). Domina in particolare la cattedrale di Sant’Andrea con i suoi eleganti trafori e il suo slanciato campanile in stile moresco ed orientaleggiante. Bella la prospettiva della scalinata e del palazzo all’estrema sinistra, mentre sullo sfondo emergono le tipiche colline frastagliate che connotano la costiera amalfitana. Dopo alcuni anni di pausa a causa degli impegni lavorativi e familiari che lo hanno per un certo senso allontanato dalla sua ricerca artistica, Maurizio Berton ritrova la sua ispirazione iniziale, una volta sopraggiunta la pensione, consentendogli nuovamente di dedicare il suo tempo a nuove sperimentazioni cromatiche ed espressive: l’artista torna a dipingere nuovamente, ma con uno sguardo completamente nuovo; i paesaggi e le vedute di un tempo, analizzate con un occhio attento e rigoroso, si fanno più intimi, profondi, astratti. La città si spoglia del superfluo e del dettaglio per diventare qualcosa di più metafisico ed intimo. Cambiano persino le tecniche, abbandonando quasi definitivamente quelle a cui aveva dedicato più tempo, per iniziare un nuovo percorso in cui prevalgono gli stati d’animo e i luoghi della propria interiorità, non più riscontrabili nella realtà di tutti i giorni: da queste nuove ricerche, atte ad esplorare maggiormente l’emotività e l’interiorità, nascono i nuovi lavori eseguiti ad olio e ad acrilico. Adesso la sua pittura si fa più corposa e più materica, ritrovando maggiore spessore ed espressività: un esempio fra tutti ce lo fornisce il dipinto dal titolo “Il raggio potente della luna che spacca la quiete di Manhattan”.

L’opera ha un formato verticale ed è sensibilmente più ampia delle opere precedenti, qui analizzate: misura cm 70 x 100 ed è stata eseguita a tecnica mista, utilizzando l’acrilico con la spatola e il pennello con forti contrasti cromatici (foto a destra). Ne nasce un’opera dal carattere più espressionista, laddove l’artista intende creare spessore e sovrapposizione di livelli; qui il colore indugia maggiormente nella corposità e nella matericità, quasi come se la superficie aggettasse al di fuori del supporto, a mo’ di rilievo. Il risultato è evidente agli occhi di tutti: i luoghi e le atmosfere descritti non rinviano più a luoghi geografici precisi, bensì a stati d’animo. Il linguaggio che trae origine da tali forme e colori diventa l’espressione dell’interiorità dell’artista, che qui ha saputo reinventarsi attraverso uno stile assolutamente originale e molto personale. L’evoluzione stilistica di Maurizio Berton e i suoi raggiungimenti dal punto di vista espressivo, compositivo e cromatico ci fanno riflettere a lungo sul fatto che, se c’è davvero la passione e il talento, l’arte riemerge in maniera assolutamente naturale e spontanea sebbene la vita di ognuno possa essere contrassegnata da fatiche, drammi, avvenimenti: la passione autentica per l’arte non si spegne con il tempo, sibbene si nutre di una nuova linfa vitale e viene arricchita da una maggiore maturità e consapevolezza. E questa è la chiave per capire l’arte di Maurizio Berton.

 

 

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