di Anna Maria Onelli
Ho conosciuto l’artista Angelo Russo a Trevignano Romano, dove l’Amministrazione Comunale, guidata dalla sindaca Claudia Maciucchi, per celebrare l’Assunzione della Vergine Maria in Cielo, gli aveva affidato l’incarico di progettare un’imponente installazione artistica galleggiante; essa, avrebbe accompagnato l’icona della Madonna nella tradizionale processione di barche sul lago.

Così, nella notte di mezz’agosto 2026, di fronte a migliaia di persone, sulle acque del lungolago trevignanese, numerose piccole barche, decorate con luci multicolori, navigavano dolcemente in corteo dietro al battello che trasportava l’immagine sacra della Vergine Maria Assunta. Su tutte le imbarcazioni svettava, imponente e monumentale, con il suo colore bianco, la scenografia progettata da Angelo Russo – pittore e scultore straordinario – che realizza le sue opere fondendo arte, psicologia e ricerca simbolica.Nato in provincia di Viterbo, dove vive e lavora da almeno un quarantennio, egli alterna pittura e scultura, e non è nuovo alla progettazione di grandi opere. Numerose sono le sue attività espositive: collettive, personali, mostre itineranti; altrettanto numerosi sono i riconoscimenti e i premi ricevuti.

Progettò: all’inizio degli anni Novanta, la famosa Macchina di Santa Rosa, denominata “Sinfonia d’Archi “, pesante circa 5 tonnellate, con un campanile monumentale alto oltre 28 metri; nel 1996, ideò l’installazione della scenografia galleggiante, alta 10 metri e lunga 16 metriche, nello stesso luogo, accompagnò l’analoga processione di barche. Oggi, l’artista ha creato un’installazione monumentale, dal nome “Cattedrale di Luce”, che, al suo passaggio ha sollevato in tutti meraviglia e senso della sacralità, grazie alla natura del lavoro, che comprende: struttura, figure, luce e rapporto con l’acqua. L’opera galleggiante, raffigurante la Madonna che ascende in cielo accompagnata da due angeli, la scala ascensionale raffigurata al centro,la struttura portante che richiama i “pieni e i vuoti” degli archi nelle cattedrali gotiche, sono i simboli del cammino spirituale dell’uomo, del suo desiderio di elevazione verso la dimensione celeste.
Mi ha incuriosito l’abilità dell’artista che, nel creare legami tra architettura, psicologia, simboli e sacralità,riesce a creare uno spazio di dialogo tra il mondo esterno e quello interiore. Infatti, i simboli ricorrenti nelle sue opere —farfalle, animali, elementi naturali o forme che emergono dalla materia — richiamano un immaginario legato agli archetipi e al mondo dell’inconscio. Sono simboli di trasformazione.
Formato professionalmente non solo in ambito architettonico, ma anche in quello della psicologia clinica, disponibile al dialogo, l’artista mi ha guidato a comprendere il significato nascosto delle sue opere che descrivono la realtà in modo non realistico. Riporto di seguito alcuni passaggi della nostra conversazione.
Dottor Russo, con le sue istallazioni, lei ha contribuito a portare l’‘arte contemporanea fuori dai musei e dalle gallerie, perché?
“Credo che l’arte deve incontrare la gente nella vita di tutti i giorni, per questo va portata fuori dal museo, calata nel tessuto sociale e urbano. Quando l’esperienza estetica viene condivisa stimola un senso di appartenenza e di coesione collettiva, diventa un elemento identitario. In questo caso anche le acque del lago, anziché semplice sfondo, sono divenute uno spazio di contemplazione, di incontro e di riflessione psicologica”.
Le sue installazioni scenografiche sono spesso monumentali. C’è un legame tra la grandezza, i colori, i volumi dell’opera e il simbolo che essa rappresenta?
“Si, io credo fortemente in un legame simbolico. C’è un’inseparabile corrispondenza tra come ogni opera si presenta,nei colori e nello spazio e ciò che vuole rivelare.Mi avvalgo di una pittura polimaterica – eseguita su diversi materiali -caratterizzata da colori intensi e superfici lavorate, per contribuire a rendere visibile il processo interiore di trasformazione. Nell’uso del colore prediligo toni caldi e sanguigni in contrasto con freddi azzurri o con il grigio della materia. Ciò mi consente di creare una tensione tra luce e ombra, conscio e inconscio, piccolo e grande,in modo che gli opposti si integrino senza entrare in conflitto. La monumentalità di un’opera mi consente di evocare la sacralità e la forza della tradizione o del mito”.
Qualcuno dice che le sue istallazioni rappresentano la “Bibbia dei poveri” lei si riconosce in questa affermazione? Quale posto occupa la dimensione spirituale nelle sue opere?
“Credo che l’arte possa essere motivo di elevazione spirituale, può stimolare un viaggio interiore alla scoperta dell’inconscio, della memoria e del sacro. Io cerco di comunicare parlando direttamente al cuore delle persone, attraverso il colore, la materia e le forme primordiali. Quando inserisco le mie opere all’interno di festività tradizionali e religiose, miro a risvegliare il senso del sacro presente nella memoria storica di una comunità.Ciò accade quando la spiritualità diventa un’esperienza collettiva e condivisa”.
Ringrazio vivamente Angelo Russo, per la sua disponibilità a dialogare e per avermi fatto comprendere il senso profondo della sua ricerca:non perdere mai di vista il valore simbolico dell’immagine che ci connette con la nostra interiorità più profonda.

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