Ladispoli Litorale Santa Marinella

Le Città giardino

di Silvio Vitone

Coste lussureggianti e incontaminate, ricordate e cantate anche nelle liriche dannunziane come “la pioggia nel pineto”  e “i pastori” oggi non si vedono più nemmeno lungo l’ “Adriatico selvaggio”; analogo discorso può valere per la costa laziale.  A ben riflettere già ai tempi del Vate era cominciata quella corsa al mare che  per sempre avrebbe cancellato boschi, brughiere e lagune costiere; era un paesaggio che era stato ritratto da pittori vedutisti, viaggiatori ed esteti del Grand Tour.

Le terre sul mare  appartenenti a nobili di rango, in altri tempi, avevano prosperato sulla rendita parassitaria; ora, invece, sul finire dell’Ottocento, i proventi del latifondo cerealicolo e pastorale diventavano sempre più magri . Quelle stesse terre cominciarono a  destare l’interesse di finanzieri, banchieri e società  edilizie per  la costruzione di aree residenziali  extraurbane: si potevano mettere in atto operazioni speculative di un qualche respiro… con poca spesa. E la costa laziale a nord di Roma non si sottrasse a queste prospettive.  Certamente furono le bonifiche e la costruzione della linea ferrata, prima fino  a Civitavecchia e poi estesa fino alle coste toscane, a cambiare definitivamente il volto della costa laziale a nord di Roma. Il mare balneabile diventava veramente più accessibile.Ma il vero motore del cambiamento fu l’espandersi della Città eterna, divenuta nel 1870, capitale del regno d’ Italia.

Infatti la città “papalina” si avvia da allora a diventare una metropoli ministeriale, che accoglie una variegata borghesia impiegatizia. Roma si arricchisce di tutta una nuova popolazione che aspira, tra l’altro, a  soggiorni e vacanze nel mare vicino. Qualcuno, come già detto, fiuta l’affare… E così mercoledì 30 maggio 1888, presso il notaio Girolamo Buttaoni di Roma, viene stipulato l’atto di “vendita di terreni” fra il Principe Ladislao Odescalchi, proprietario della Tenuta di Palo, e la Ditta dell’Ingegnere e costruttore romano Vittorio Cantoni. Comincia a prendere forma una cittadina che si chiamerà  Ladispoli Non bastano, però, gli avveduti controlli di un principe e di un accorto ingegnere, perchè nel 1927 un acuto viaggiatore “british”, ser H. Lawrence osserva che Ladispoli è “ una di quelle località brutte e piccole”. Un riscatto, chiamiamolo così, ed un ritorno alle intenzioni delle origini, poteva venire ad opera un altro principe.  E’ il caso di  Ruspoli – Marescotti che nel 1938 progettò una vera “città delle vacanze” in un’area appena a nord di Ladispoli, chiamata “Ceri Marina” Ma poi arrivò il Secondo conflitto mondiale… Andò meglio una ventina chilometri più a nord. Qui  nel 1887 l’Archispedale di Santo Spirito vendette la tenuta al principe Baldassarre Odescalchi, che vi realizzò un piano di lottizzazione redatto dall’ingegner Raffaello Ojetti, padre dello scrittore Ugo. La famiglia Pacelli acquistò successivamente una villa lungo la via Aurelia di fronte all’attuale Ospedale del Bambino Gesù dove, fin da piccolo, Eugenio Pacelli, diventato poi cardinale, segretario di Stato e infine papa col nome di Pio XII, trascorreva le vacanze. E’ questo fu  il primo nucleo dell’odierna Santa Marinella. Sull’Adriatico e precisamente in Abruzzo la situazione è parzialmente diversa.. Qui, tanto per fare un esempio, il comune di Castellammare Adriatico,(oggi inglobato nella  città di Pescara ) nel 1878, concede a Luigi Olivieri, a titolo gratuito. un lotto di arenile per la costruzione di uno stabilimento balneare, che si chiamerà Padiglione Marino. Nel  1893 il comune intervenne in maniera organica per lo sviluppo della città. “La costruzione di villini era regolata da un capitolato molto rigoroso allo scopo di garantire al nuovo quartiere omogeneità dal punto di vista architettonico ed urbanistico “( vedi pag. 19  di Stessa Spiaggia stesso mare, di Celentano ed altri – edizioni Sigraf ). Fu quella la prima garden -. city abruzzese. Ma la nascita di un nuovo urbanesimo costiero, per gli “ozi” della villeggiatura, non fu limitato alla costa laziale, né a quella abruzzese;  la Toscana, la Liguria e la Romagna   vedranno, nello stesso periodo, l’affermarsi  di città sul mare ( o semplicemente di quartieri delle medesime ) destinate all’industria del turismo balneare, che allora andava prendendo forma.Il fenomeno è complesso ed è presente anche all’estero; diverse sono le cause e le condizioni del suo manifestarsi.

In proposito è bene osservare   che dalla fine della guerra franco – prussiana e la prima guerra mondiale  si vive  un  periodo di pace e di relativa prosperità, nazionale e soprattutto internazionale.
Le continue scoperte e le innovazioni tecnologiche lasciavano sperare che in poco tempo si sarebbe trovata una soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Debellata la maggior parte delle epidemie e ridotta notevolmente la mortalità infantile, alla crescita demografica fece riscontro anche un impressionante aumento della produzione  industriale mondiale. Della felice congiuntura, non solo economica approfittano le nuove borghesie,  che  si erano scrollate di dosso i logori rapporti con le vecchie gerarchie sociali (aristocrazie europee) che le avevano penalizzate nella distribuzione del potere. In più il mondo borghese andava assumendo dei contorni di identità sempre più definiti. Una serie di miti, simboli, convenzioni ideologiche che si stratificano lentamente e – piuttosto inaspettatamente – si incontrano,ai primi del Novecento, nella concezione della nuova classe egemone: la borghesia.

Uno di questi miti e simboli  è la smania e la ricerca   della villeggiatura che a ben vedere non riguarda solo gli strati più alti della borghesia, ma che si diffonde anche nel ceto impiegatizio, gli artigiani  e il piccolo commercio.La villeggiatura estiva si pratica quasi esclusivamente in località di mare, mentre la villeggiatura in montagna si affermò solo alla fine dell’Ottocento. E’ l’epoca di una prima democratizzazione della vacanza; anche se non è ancora alla portata delle masse. Un’euforia nuova si impadronisce del mondo di allora ed un ottimismo che si infrangerà  davanti agli orrori del Primo Conflitto Mondiale. E’ un periodo leggendariamente ‘bello’, nelle nostalgiche rievocazioni postume, è la Belle Époque, che ha un peso non indifferente nella pratica, mai prima così diffusa, della villeggiatura: al mare, in montagna, in campagna, nelle stazioni termali. È il momento di massimo fulgore dei Grand Hôtel, dell’eleganza mondana e cosmopolita. E’ questo il terreno fertile per la nascita e lo sviluppo di uno stile artistico e architettonico internazionale, l’art nouveau, che sembra sottrarre funzionalità agli oggetti d’uso, per trasformare ogni edificio, anche urbano, in arabesco floreale, in promessa esotica. Utopisti  e urbanisti. Ma non tutti si rispecchiano in questa situazione di euforia, di prospettive di pace e di benessere.Anzi …

L’industralizzazione nascente e soprattuto l’abbandono delle attività legate all’agricoltura per andare ad abitare in città ha creato quartieri malsani e sterminate periferie, dove una classe operaia si dibatte in ricerca di migliori di vita e di lavoro.Nell’ 800, solo 2 persone su 100 vivevano in città; agli inizi del XX secolo 15 su 100; nel XXI secolo, più della metà della popolazione vive in città.L’urbanesimo degli ultimi tempi è stata caratterizzato principalmente da un generale aumento delle metropoli; questo fenomeno, con il passar del tempo è continuato, anzi è cresciuto a dismisura. Continua anche oggi.

 

E a questa crisi della città ottocentesca, che offre degrado ed abbrutimento soprattutto alle classi più umili cercano di rispondere  acuti pensatori

 

il primo, in ordine di tempo, è il gallese Robert Owen (1771-1858) (inglese autodidatta), più un filantropo che un vero e proprio socialista

Secondo Owen la popolazione  doveva essere insediata su superfici di 1000-1500 acri (4–6 km quadrati); queste dimensioni  rispecchiavano quelle di New Lanark, città dove era vissuto.

 

Un altro utopista è il francese Charles Fourier (1772-1837),che ispirò la fondazione della comunità socialista utopista chiamata La Reunion

 

Reunion fu  un’effimera comunità fourierista o  (falansterista )fondata in Texas nel 1855 da Victor Considerant e che scomparve cinque anni dopo.

Situato vicino alla confluenza dei tre principali affluenti del Trinity , l’area occupata da Reunion si trova a circa tre miglia a ovest del distretto di Reunion , uno dei distretti del centro di Dallas nel nord del Texas .

 

Le concezioni di questi due utopisti furono riprese e sviluppate da Ebenezer Howard , che ebbe, come principale obiettivo, quello di salvare la città dal congestionamento e la campagna dall’abbandono.

ll suo saggio A Peaceful Path to Real Reform (1898) fu uno dei più importanti testi della fine del XIX secolo sulla teorizzazione di città utopiche.

Nella sua opera descrive l’idea di  Garden  City o città-giardino, come un agglomerato urbano di dimensioni precise capace di distribuire in modo organizzato ed equilibrato la popolazione nelle campagne, consentendo un uso più razionale del territorio.

La città – giardino doveva essere costituita da un parco centrale attorno al quale si sarebbero sviluppate le aree residenziali a bassa densità servite da ampi viali puliti e una cinta ferroviaria che chiudeva l’intera città. Howard non considera l’aspetto storico o formale della nuova città industriale, ma si concentra su aspetti puramente sociali ed economici.

Le teorie di Howard non trovarono molti riscontri pratici, tra questi il più importante resta però il caso di Letcworth Garden City.

Letcworth Garden City è stata fu la prima città giardino d’Europa, fondata nel 1903 a circa 50 km da Londra. Questa distanza doveva garantire la creazione di una fascia verde con un duplice scopo: fornire tutto il necessario alla sopravvivenza dei cittadini e frenare di conseguenza l’espansione incontrollata della città stessa.

Le idee di Howard furono un importante riferimento per lo sviluppo delle Siedlung viennesi nei primi del 1900.

Le Siedlung assolvono  ancora la funzione di ieri: quella dell’edilizia residenziale sociale.

Qui si può sbirciare nei giardini delle case dei viennesi. Ancora più notevole è il fatto che fra gli architetti coinvolti si trovano tutti i grandi nomi dell’epoca.

 

Lo scopo era di ottenere contemporaneamente due vantaggi: gli agi e le comodità della vita urbana e gli aspetti sani e genuini della vita di campagna.

 

Altre città furono poi progettate e sviluppate su questo principio, ma non sempre l’idea originaria dette i risultati sperati. In molti casi, la vicinanza con un grande centro finì per inglobare la città giardino, in altri la rese semplicemente un quartiere dormitorio
L’idea fu normalmente considerata abbandonata negli anni trenta, tuttavia fu di ispirazione a grandi architetti come Le Corbusier

Nella  città di Le Corbusier  ( la ville radieuse ) vi è una netta differenziazione tra  un’area di verde, che è molto vasta, quella commerciale – amministrativa e quella abitativa.

 

 

tra le due guerre

 

Dopo il Primo Conflitto Mondiale l’idea ed i progetti per una città contornata da spazi verdi tornò ad essere presa in considerazione .

Quello che a fine Ottocento era riservato solo a una limitata clientela  divenne una realizzazione su più ampia scala; infatti le cittadine costiere, di nascita recente,  acquisiscono una forma urbana più precisa, si dilatano come superficie occupata  e sono capaci di soddisfare il turismo ed un’accoglienza che non è solo destinato una media borghesia.

Ai primi padiglioni adibiti a caffè e ristoranti e stabilimenti balneari si affiancano nuove e più efficienti strutture.

 

Non è estranea a queste soluzioni, la politica e l’ideologia del regime fascista, in quegli anni salito al potere. Il regime con l’adozione di piani regolatori concepiti da urbanisti di fama,  vuole rispondere ad esigenze sociali in un’ ottica di propaganda e di ricerca del consenso. Nell’urbanistica fascista sono presenti gli intenti ruralisti, i vari aspetti ed ambiguità del razionalismo italiano ed il richiamo alla classicità nei suoi aspetti di magniloquenza.e grandiosità.

Nell’urbanistica ruralista del fascismo bisogna distinguere tra le città sorte per limitare la crescita metropolitana, per tenere a bada il turbolento proletriato urbano, da quelle, come Littoria e Arborea, fondate come insediamenti   in terre da colonizzare e rendere coltivabili.

Ma poi il fascismo tende a  far sviluppare vere e proprie città che nulla hanno da vedere con il ritorno alla terra. E’ il caso di Ostia.

 

Nel  primo piano regolatore Ostia viene  concepita come città – giardino; siamo nel 1916

Ma è con il fascismo che diventa Lido di Roma ed è caratterizza della nascita di,quartiere marino di Roma, collegato alla Capitale dalla ferrovia, affiancata poi nel 1927 da una delle prime autostrade italiane, la Via del Mare, mentre venivano elaborati i primi progetti per l’aeroporto di Roma-Fiumicino.  Roma”.
Si aggiunge che il centro balneare di Santa Severa, che  si sviluppò negli anni trenta, divenne  residenza estiva di numerosi gerarchi fascisti. Le abitazioni costruite facevano parte della “Cooperativa 28 Ottobre”. All’inizio si contavano pochissime case, tutte ville unifamiliari; successivamente, durante gli anni settanta, venne costruita anche la località più a nord della frazione oggi denominata “Grottini”, in riferimento alla costa rocciosa ivi sottostante.

 

Ma il fascismo soffermò i suoi interessi anche su vere e proprie città – giardino, concepite come satelliti di Roma.

 

Prendiamo l’esempio della Garbatella, a Roma. L’urbanistica della Garbatella fu inizialmente improntata al modello inglese delle  città giardino (Garden city movement) ben collegate e vicine alla città, abitate da operai e comprendenti significativi spazi verdi coltivabili, tali da fornire ai lavoratori residenti una preziosa, e ulteriore, fonte di sussistenza: l’orto.

Un ulteriore tentativo fu iniziato più tardi, nell’edificazione del quartiere denominato appunto Città Giardino Aniene, nella zona nord di Roma.

Nel 1924, nasce la Città-Giardino Aniene, il cui impianto urbanistico era stato definito da Gustavo Giovannoni, ingegnere, architetto e urbanista romano.

Il progetto è senz’altro influenzato dalle riflessioni di Ebenezer Howard sulle garden cities, ed è strutturato secondo due elementi principali: il primo, un sistema di servizi per i cittadini (inizialmente previsti sull’asse Ponte Tazio – Corso Sempione – Piazza Sempione) con scuola, chiesa, cinema-teatro, ufficio postale, negozi e un “quartiere degli sport” (non realizzato);
il secondo sistema è costituito dal grande parco pubblico tipico della garden cities d’oltremanica (oggi inglobato nella Riserva Naturale dell’Aniene).

 

Dopo il Secondo Conflitto Mondiale si torna a parlare ed a progettare  di città – giardino.                  Questa  volta prendono il nome new towns  (città nuove )

Nascono in Inghilterra e precisamente nei sobborghi di Londra.

 

Secondo i suoi creatori, esse rappresentano la città perfetta perché ai comfort ed ai servizi è abbinata la salubrità e la tranquillità degli spazi verdi e della campagna, grazie alla presenza cospicua di giardini e parchi. Coloro invece che criticano la new towns sostengono che rischiano fortemente di essere una sorta di ghetto contemporaneo con costruzioni prive di alcuna importanza architettonica e sviluppo urbano di scarso valore. Un’altra critica mossa contro le “nuove città” riguarda la tipologia edilizia utilizzata. La preferenza verso abitazioni monofamiglia piuttosto costose può, con il trascorrere del tempo, portare alla nascita di centri residenziali troppo selettivi e riservati ad un ceto sociale di livello medio-alto.

 

 

Conclusioni

 

Alla fine di questo mio scritto viene da chiedersi ( e spero che anche il lettore lo abbia fatto ) se  le città giardino siano una pura aspirazione a una città più vivibile, più a misura d’uomo oppure rappresentino un tentativo – non nuovo – di forma urbana ideale, nella quale si riflettono, di volta in volta  nella storia pretese ideologico – politiche oppure ancora delle elaborazioni teoriche  di urbanisti formulate “a tavolino” oppure precise scelte di determinati gruppi sociali

Ho parlato al plurale, le città perchè tra le Corbousier e Mussolini e le new towns non mi sembra che ci siano molti elementi in comune, ma in tutte non è difficile individuare una “fuga” dalla città tredizionale.

 

Ritengo, in ogni caso, riduttivo presentare la città giardino degli “albori”, sorta sulle nostre coste, come  un semplice  modello urbanistico ed abitativo; questo perche è  legata ad una determinata  fase storico – culturale  di per sé irripetibile.

 

Infatti il  binomio fascinoso di città  e giardino, come si manifestò in un’ epoca mitica ( e forse un po’ troppo enfatizzata nella  belle Epoque  ) con il suo contorno di borghesia elegante e  gaudente i boulevards, i caffè, gli hotel e le ville sontuose di stle liberty rappresentano un mondo lontano e irripetibile.

E’ un mondo romantico e ancestrale, che si tinge di esotismo.

Di questo mondo oggi rimane il ricordo e qualche angolo cittadino e costiero che si cerca di salvare dalla cementificazione che lo assedia. Prendiamo il caso di Ostia  che oggi è diventata una periferia estesa, ed in alcuni tratti squallida, della metropoli romana.

Le coraggiose idealità  di Owen – e di quelli che a lui si rifanno – e non solo a mio avviso mio avviso, sono  degne di interesse, di essere conosciute e divulgate anche se nell’attuazione pratica non hanno trovato il successo sperato.

Anche i progetti di urbanisti del calibro di Le Corbusier hanno fatto il loro tempo mi sembra che non siano più proponibili nella situazione attuale. Le Corbusier e il Movimento Moderno hanno segnato l’affermazione di un funzionalismo deterministico e riduzionista, alla cui base è certamente il riferimento ad un astratto homo biologicus, dalle dimensioni standardizzate e con bisogni ridotti allo svolgimento di funzioni elementari (camminare, lavarsi, mangiare,…), rigidamente separate nel tempo

 

Sotto alcuni aspetti si può parlare di città ecologica ante – litteram

 

Oggi si ritiene più propriamente che il il significato di città giardino  sia un termine convenzionale con cui indicare una generica alternativa ai classici repertori morfologici urbani ed è  caratterizzata da bassa densità edilizia e case unifamiliari nel verde.

Può anche  indicare complessi residenziali privati, in contraddizione con la concezione di Howard che è egualitaria, antispeculativa e fondata sul regime collettivo della proprietà del suolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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