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Macchine Volanti: otto artisti, otto opere, un racconto unico

La creatività torna protagonista a via di Tor Cervara dove nasce Macchine Volanti, progetto di arte urbana ideato da Ale Senso, nell’ambito della filosofia PARKlife™ di Prologis, che ha portato 8 artisti di fama internazionale alla realizzazione di altrettante opere.

Il Prologis Park di Roma Tor Cervara sorge sull’area un tempo sede delle Officine Romanazzi. A seguito della cessazione dell’attività, il complesso industriale abbandonato è diventato per un periodo scenario di numerosi interventi artistici, realizzati anche da alcuni degli artisti coinvolti nel progetto Macchine Volanti. Oggi, grazie alla rigenerazione urbana promossa da Prologis, l’area viene trasformata in un moderno polo logistico di alta qualità, restituendo valore a uno spazio precedentemente sottoutilizzato e contribuendo, al tempo stesso, alla riqualificazione e alla sicurezza del quartiere circostante.

Con l’abbattimento dei vecchi ruderi e la costruzione del nuovo polo logistico, l’arte ha fatto il suo ritorno. Le opere di Hitnes, Alessandra Carloni, Paolo Psiko, Awer, Mr.Wany, Mr. Thoms, Refreshink e Ale Senso – che ha curato anche la direzione artistica – formano  un canto corale e collettivo, affrontando lo stesso tema – la “macchina volante”, raccontata dalla nascita fino alla liberazione dalla materia – ognuna con la cifra stilistica propria del suo autore.

Lavorando su tre tipi differenti di superficie, ovvero il muro di cinta della casa cantoniera (ultimo residuo dello stabilimento Romanazzi), la pavimentazione (per un’estensione complessiva di oltre mille metri quadrati) e una cabina elettrica, le 8 opere si costruiscono a chiasmo. Un unico dispositivo formale accomuna tutti e otto gli interventi e si costruisce su un’unica figura – la macchina volante appunto – seguendo un percorso che non si chiude, anzine distribuisce il racconto nello spazio. Non è un percorso ad anello. Le opere si leggono per coppie e le coppie conducono verso un punto di raccordo, il lato lungo del muro affacciato sulla strada interna.

Le origini. Sulle due testate opposte del muro, che non si possono vedere insieme, Hitnes e Alessandra Carloni rappresentano i due momenti del concepimento della macchina. Hitnes muove da una natura originaria e primordiale, dalla quale emergono due draghi, assemblati per accumulo di elementi organici. Alessandra Carloni colloca le sue figure su isole sospese: la macchina prende atto del confine entro cui fluttua e, come in un flusso di coscienza onirica, anche della propria solitudine.

La memoria e la tecnica. A terra, Refreshink realizza un trompe-l’œil che evoca un mosaico romano riaffiorato da uno scavo archeologico, di cui le lacune sono parte: la macchina volante viene ricondotta alle radici industriali del luogo. Ale Senso ripercorre l’evoluzione delle forme di volo, partendo da un vaso-razzo sul quale è raffigurata una donna che scocca una freccia, come fosse la scintilla meccanica dalla quale parte una metamorfosi di linee che disegnano elementi naturali: due rondini fino a una figura angelica, in un intreccio di radici rampicanti e cavi elettrici – da una prospettiva aerea in cui le fasi si susseguono nello spazio.

L’ironia e il mito. Mr. Thoms scompone il volto di un personaggio in occhi, naso e orecchie, sospesi su nuvole e divenuti a loro volta piccole macchine. Sulla cabina elettrica, Mr.Wany identifica la macchina con Apollo sul cocchio che trascina il sole, con la tecnica del graffiti writing e del lettering.

                                                                                                                         

Lo snodo. Sul lato lungo del muro, Paolo Psiko scompone la macchina volante con una griglia di matrice digitale e in minuziosi stormi di uccelli. Alla sua base, l’intervento pavimentale di Awer ne prolunga a terra la scomposizione in un flusso di linee sinuose. È il punto in cui la macchina scopre di non avere più bisogno di un corpo per volare: non è un epilogo, ma l’apertura verso uno stato nuovo, lasciato intuire e non mostrato.

 

Il progetto è stato fortemente sostenuto e interamente finanziato da Prologis, che ha affidato ad Ale Senso la direzione artistica, concedendole piena libertà creativa, dalla scelta del tema a quella degli artisti partecipanti.

Per Prologis è essenziale che le opere realizzate siano autentica e libera espressione della creatività degli artisti coinvolti. Come spiega Sandro Innocenti (Senior Vice President Regional Head Southern Europe di Prologis): “Con Macchine Volanti abbiamo lasciato agli artisti piena libertà creativa, sotto la direzione artistica di Ale Senso. Il risultato è un autentico progetto collettivo, ispirato al luogo e al suo patrimonio industriale. È un approccio che riflette lo spirito di PARKlife: creare luoghi più accoglienti per i lavoratori, aperti e connessi alle comunità locali”.

Attraverso la filosofia PARKlife™Prologis ripensa i propri parchi logistici come luoghi sempre più accoglienti, accessibili e connessi alle comunità locali. Non più semplicemente spazi dedicati alla movimentazione delle merci, ma ambienti capaci di coniugare efficienza operativa, qualità estetica, servizi, aree verdi e occasioni di socialità. L’obiettivo è migliorare l’esperienza quotidiana delle persone che lavorano nei parchi, rafforzando al tempo stesso il legame con il territorio circostante.

In questo contesto, l’arte urbana contribuisce a rendere gli spazi logistici più riconoscibili e attrattivi, conferisce ai luoghi una nuova identità e invita a guardarli da una prospettiva diversa. Aprendo il parco alla comunità, Macchine Volanti offre inoltre l’opportunità di avvicinarsi alla logistica contemporanea e comprenderne meglio il ruolo essenziale nella vita di tutti i giorni.

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