di Anna Maria Onelli
Nell’Aula Consiliare del Comune di Manziana, Luca Lestingi, (nella foto a sinistra, Enrico Pilotti, a destra Luca Lestingi), ingegnere e studioso specializzato in ricerca storica, ha recentemente presentato il suo ultimo libro Francesco, Pier Paolo: Scandalosa Fratellanza. L’evento, patrocinato dal Comune, è stato organizzato dalla Banca del Tempo di Manziana, il cui presidente, Enrico Pilotti, ha illustrato le iniziative in corso condivise con i Comuni di Canale Monterano e Oriolo Romano. A promuovere le attività sono i soci dell’Associazione “Trova il Tempo”, pronti ad avviare i nuovi corsi di ceramica e di alfabetizzazione informatica, con un focus sull’uso consapevole dell’IA.
Al centro dell’evento, l’autore Luca Lestingi, socio dell’Associazione, ha illustrato il testo in cui mette a confronto due figure: San Francesco d’Assisi e Pier Paolo Pasolini, apparentemente distanti per epoca e linguaggio, ma unite da una profonda tensione etica e rivoluzionaria.
Viene subito da chiedersi cosa possono avere in comune un Santo come Francesco e un poeta marxista, come Pier Paolo Pasolini, omosessuale, per questo radiato dal suo partito comunista e processato più volte per oscenità.
Sembrerebbe “uno scandalo” solo il fatto che Lestingi li abbia messi fianco a fianco nel suo libro. Ma è l’autore stesso a dirci ciò che li accomuna: “il fatto di essere stati, ciascuno nella propria epoca, una denuncia raffinata e provocatoria della propria società”.
Tra i due corre un filo ideale: Francesco, venuto a mancare nell’ottobre del 1226, sulla piazza d’Assisi, spogliò sé stesso di ogni ricchezza restituendo al padre sia gli abiti sia il suo nome, per abbracciare la povertà, i poveri e la natura. Pasolini, scomparso nel novembre del 1975, rifiutò categoricamente il consumismo. omologante del Potere e della perdita di identità e sacralità delle classi popolari. Subì processi per vilipendio, per oscenità e fu calunniato per aver dato voce agli emarginati nelle borgate romane dove i giovani vivevano in uno stato di innocenza pre-industriale e di sofferenza: sottoproletari da lui visti come ultimi depositari di una sacralità contadina non ancora corrotta dal consumismo. Pasolini accostava questi giovani alla semplicità naturale dei primi seguaci di Francesco. Per Lestingi, siamo di fronte a una fratellanza profonda con gli ultimi, gli emarginati e i sottoproletari, vissuta al di fuori dei canoni istituzionali e delle convenzioni sociali del loro tempo. I due protagonisti si rivelano straordinariamente vicini nel loro messaggio.
Pasolini condivise con San Francesco la convinzione che negli ultimi, negli animali e negli umili esiste ancora una parte sacra non asservita alla logica del profitto e della modernità industriale. Tuttavia, egli riteneva che l’amore e la morale non sarebbero mai bastati a fermare la sopraffazione senza un reale cambiamento delle condizioni materiali. Con il film Uccellacci e uccellini, Pasolini lancia una potente metafora per evidenziare il fallimento sia dell’utopia cristiana sia di quella comunista di fronte all’avanzata del consumismo e delle disuguaglianze. Senza cambiamenti il “falco” continuerà sempre a divorare il “passero”.
Sul fronte della critica sociale, Pasolini prende l’opera letteraria del Marchese de Sade dalla Francia del Settecento e la sposta alla Repubblica di Salò (1944-45), usandola come metafora del capitalismo moderno. Nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma, il regista intreccia De Sade e il fascismo repubblichino per criticare il neocapitalismo. Lestingi ricorre a concetti moderni come «algoritmo», «metodo», «pianificazione razionale» e «pratica amministrativa» per evidenziare la coincidenza tra la tecnica e il sadismo: il sistema economico contemporaneo stritola la dignità umana attraverso la logica fredda del profitto e del consumo di massa. il potere moderno è anaffettivo e razionale: il male peggiore non nasce dall’aggressività impulsiva della natura umana, ma dalla trasformazione della violenza in una procedura aziendale che disumanizza gli individui, riducendoli a materiale di consumo.

Per Lestingi, i due intellettuali hanno pagato a caro prezzo “lo scandalo” di essersi mostrati veri, osando dire ciò che nessuno avrebbe voluto sentire. La scelta giovanile di Pasolini di scrivere in friulano e in romanesco, risponde alla stessa esigenza francescana di rifiutare la lingua imperante e colta per abbracciare il volgare umbro, la lingua degli ultimi e della terra.
Loro hanno dato scandalo per aver tolto la maschera dell’ipocrisia, per non essersi adeguati alle regole e all’ordine costituito, dimostrando che una persona può non coincidere con il ruolo che la società le assegna. Questo è lo scandalo per cui hanno vissuto una drammatica solitudine sia intellettuale sia esistenziale. Nulla a che vedere con gli scandali prefabbricati negli attuali social più finalizzati alla ricerca del consenso che a mettere in discussione le regole dell’Ordine costituito.

A impreziosire l’incontro è stato anche l’articolato intervento di Francesco Mancuso, sindacalista CGIL, che ha posto l’accento sulla profonda matrice etico-politica e sulla carica rivoluzionaria che accomuna i due pensatori. Nel suo contributo, Mancuso, ha invitato il pubblico a una lettura meditata del testo, definendolo un’autentica fonte di studio e un prezioso strumento di riflessione critica.
Luca Lestingi al centro

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