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MERITO: E CHE VOR DI’?

di Ugo Russo 
 Lo aveva giustamente anticipato, prima ancora di essere eletta, la piccola-grande Premier Giorgia Meloni a chi le chiedeva come fosse possibile per certe categorie continuare senza mostrare nessuna voglia di progredire, di lavorare e studiare- Laconica la risposta: “La pacchia è finita”.

Così quando ha deciso di cambiare il nome di cinque ministeri qualcuno ha cominciato a porsi delle domande. In primis “i cari, tanto amati e vogliosi di fare” studenti, che nel sentire che il ministero della pubblica istruzione era stato modificato in ministero dell’istruzione e del merito, sono letteralmente esplosi: “Merito, e che vor dì, aho”! Questa era la frase che tanti anni fa il simpatico Enrico Montesano ripeteva nella sua macchietta televisiva Felice Allegria, un tizio che non rideva neppure se gli facevano il solletico sotto i piedi. Ma Montesano è persona di grande cultura e ingegno, la lingua italiana la sa benissimo, questi che hanno affermato “che c’entra ora ilmerito” sono soltanto dei poveri deficienti, dei dementi che forse hanno capito che a scuola bisogna tornare per studiare, per imparare, per faticare il sei nelle varie materie e non fare più come vogliono loro. Ben tornino le bocciature se uno, come hanno fatto da molti anni a questa parte, ha intenzione di continuare a non fare un piffero e spreca anche le ore da dedicare ai compiti a casa a chattare con gli amici, o a uscire con il branco e a delinquere, a limonare, a dare fastidio al prossimo. E sono già ricominciati gli scioperi, i cortei violenti come quello fuori da La Sapienza. E’ il caso che in italia, in tutti i settori ciascuno ritorni a offrire produttività per risollevarci da una situazione che, per non pochi versi, si è fatta drammatica. I lavativi sono da additare con il dito e non possono essere più accettati. Ma la scuola, invece di fungere nella maniera migliore nel suo ruolo che deve essere quello di educatrice del ragazzo, punta ad appaiare le famiglie di oggi che tendono quasi sempre a dare ragione ai propri figli, in tal modo distraendo da quello che è il reale nocciolo del problema. Che cioè, vede una stragrande maggioranza di ragazzi tradire la propria famiglia con bugie, comportamenti sbagliati che scontrano spesso con l’educazione loro impartita, con il dar ragione per lo più a compagni sbandati o capibranco. E l’istituto scolastico invece di provvedere e dare le punizioni del caso, si schiera apertamente dalla parte degli studenti che devono essere ancora di più aiutati, pure perché, come leggeremo tra poco, mettono paura a presidi e professori che, se vanno loro contro, rimediano improperi, calci, pugni, se non autentiche schioppettate. Perché quanto abbiamo denunciato non più di due settimane fa continua a perpetrarsi con ancora maggiore gravità. Sembra quasi che gli studenti, di fronte alla sollecitazione a dare di più in ambito scolastico, vogliano reagire dicendo: “Non ci fate paura, continueremo a fare come ci pare, comandiamo noi”: E la scuola cosa dice al governo in apertura di anno scolastico 2022-23: “Le strutture cadono a pezzi, la salute mentale dei poveri studenti è a rischio”!!! Poverini! Perché, però, bisogna continuare ad aiutarli e gli anziani devono annientarsi appresso a loro? Questo è il futuro della nazione perché solo il loro pagamento dei contributi quando entreranno nel mondo del lavoro contribuirà a pagare le future pensioni e ad attenuare i tanti debiti che sono stati accumulati? Chi dovrebbe lavorare, scusate? Questi nullafacenti, che non hanno alcuna intenzione di piegare la schiena, che sono nati per fare i magnacci e sanno solo contestare perché nulla gli va bene? Questo sempre salvando i pochi figli rimasti che hanno intenzione di seguire le regole di un sano e onesto vivere e sanno che la famiglia è ancora un valore fondamentale. Dunque, va modificato attualmente il senso delle cose e bven venga il merito. Sopra avete letto come normalmente gli alunni passano le ore pomeridiane dedicate ai compiti. Ma all’interno delle pareti scolastiche? Qui succedono autentiche tragedie. E di pochi giorni la notizia di quella professoressa di prima liceo a Rovigo che è stata colpita da bossoli di una pistola ad aria compressa. Tre i colpevoli, ma tutta la classe consenziente e chi ha pure ripreso la scena con un telefonino. TUTTI CRIMINALI!!! Sapete quale è stata la pena? I tre sono stati sospesi per cinque giorni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! D’altronde, ha detto la preside “Sono ragazzini (ancora; questi sono bastardi, criminali, delinquenti, balordi, già reietti della società) di 13-14 anni, cosa si puà fare?”. Devono andare in galera anche loro e marcire per anni. Se non si danno pene esemplari le cose non potranno mai migliorare, anzi. Questi non li recuperi.

Torniamo all’ormai famoso merito. Vero è che quando è uscita questa nuova denominazione del ministero sopra citato anche coloro che dovrebbero dispensare al meglio il sapere (scrittori e giornalisti) si sono lasciati andare ad una facile retorica, come se la scuola funzionasse nella maniera ottimale, dando le colpe maggiori alle famiglie di origine (corree, certo, ma non nella quantità e nella percentuale che si vorrebbe far credere); e che gli studenti-angioletti vanno a scuola per seguire pedissequamente i professori e devono essere messi nelle condizioni miglior per imparare!!! Non continuiamo a prenderci in giro. Questi, gli studenti (e facciamo loro un complimento a chiamarli così), devono essere inquadrati secondo quello che fanno o non fanno, premiati o puniti di conseguenza. Devono restituire a chi la cosa compete il dominio delle operazioni, devono ritrasformarsi in semplici esecutori di quanto viene loro detto. Basterà introdurre la parola “merito” nella denominazione del ministero dell’istruzione per risolvere problemi come questi? Certo che no, e comunque non del tutto, ma almeno è un segnale della strada che si vuole intraprendere. Chi non vorrebbe una società dove i migliori venissero premiati e posti nei ruoli di responsabilità, dove i capaci potessero godere delle occasioni migliori per crescere e contribuire al bene comune? In ogni caso, via via si assisterà a un numero sempre minore di promozioni facili. E il merito si trasferirà di nuovo pure agli insegnanti. Verrà agevolato il passaggio da precari a di ruolo (sempre quelli che dimostreranno di essersi perfettamente compenetrati in una ideale realtà scolastica e mostreranno un preciso andamento degno di lode nell’insegnamento didattico).

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