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PREMIO “MAZZINGHI” 2026 Moser: “Dopo tanti premi di ciclismo è il primo che ricevo dedicato a un grandissimo di un altro sport. E sono onorato”

di Gianni Palmieri

In un teatro Era stracolmo in ogni ordine di posti, una delle leggende del ciclismo, Francesco Moser, ha ricevuto il riconoscimento intitolato ad Alessandro Mazzinghi, indimenticabile campione di pugilato deceduto nel 2020 a quasi 82 anni di età. E la sua Pontedera ha voluto dedicare alla memoria di Sandro un premio diventato da subito di grande risonanza nazionale. Quella consumatasi nei giorni scorsi è stata la quinta edizione (le precedenti assegnazioni erano state per Cipollini, Lippi, Antognoni e Agostini), e ha avuto lustrini e enorme rilevanza prima e dopo del suo svolgimento, avendo trovato spazio, tra i tanti, su televisioni nazionali e  le più grandi testate dei quotidiani italiani e dei siti più quotati. A scegliere questa volta Moser è stata la Commissione che annovera i due figli di Mazzinghi, David e Simone; Riccardo Minuti in rappresentanza del Comune pontaderese, scrittore e grande amico della famiglia Mazzinghi; e due quotatissimi giornalisti come Ugo Russo e Riccardo Signori. In apertura, su un palco e sotto di esso pieno di biciclette d’epoca, e l’introduzione dell’ottimo Alessandro Turini, subito due momenti molto toccanti: la visione di un docufilm del regista Francesco Andreotti e di un altro video sempre ispirato alla vita del grande pugile con interviste e momenti anche inediti della sua vita nel territorio dove ha vissuto fuori dal ring. In questo contesto il primo intervento è stato quello di David Mazzinghi: «È un premio che è cresciuto molto negli anni e che è stato assegnato sempre a grandi campioni e a straordinarie figure. Quest’anno lo abbiamo conferito a Francesco Moser, un uomo che ha dato tanto allo sport, proprio come nostro padre e come lui aveva gli stessi valori che poi, nel tempo, garantiscono esempi sani e assolutamente da seguire ai giovani». A quel punto, dopo il saluto dell’amministrazione comunale locale da parte dell’assessore allo sport Belli – intervento, il suo, incisivo e molto apprezzato– la scheda video di presentazione del premiato di quest’anno, Francesco Moser, da parte di Ugo Russo. La motivazione, come al solito ricca di spunti interessanti e di commoventi ricordi, è stata letta da Minuti (“Sandro è stato , una figura storica di rilievo internazionale che ha contribuito a rendere famosa nel mondo Pontedera. Ed era un grande appassionato di ciclismo, amico di Gino Bartali. Ecco perché il premio di oggi ha ulteriori ragioni».

Dopodiché Russo (nelle altre due foto dell’articolo con il premiato) ha chiamato sul palco Moser ed è cominciata una interessante intervista nella quale, a parte il ricordo delle tante e importanti vittorie del campione del pedale (con 273 corse su strada è il ciclista italiano ad aver vinto di più nella storia e che vittorie – un campionato del mondo, un Giro d’Italia, una Milano-Sanremo, due Giri di Lombardia, tre Parigi-Roubaix consecutive e su pista il record dell’ora e un mondiale di inseguimento-), sono scaturiti aneddoti e curiosità mai o quasi conosciuti prima. Come la grande famiglia messa su da papà Ignazio e mamma Cecilia che vantava ben 12 figli (“ma non so se eravamo il nucleo familiare più folto di Palù di Giovo perché a quell’epoca nascevano tanti ma tanti bambini”) e la grande religiosità della madre (“a casa si aspettava la nascita di un altro maschio, nella fattispecie  io, per chiamarlo Francesco, così con due sorelle chiamate Lucia e Giacinta i miei avevano ricomposto i nomi dei tre pastorelli di Fatima”); e ancora i quattro fratelli corridori professionisti (con Francesco anche Aldo, Diego ed Enzo; nel 1973 tutti e quattro alla Filotex, tre a gareggiare e uno ad allenare); poi la rivalità con Saronni “che voleva sempre avere ragione su tutto e che si doveva fare quello che voleva lui. Io all’inizio davo cordialità e sorrisi, poi mi sono dovuto adeguare. Così un giorno, invitato a una festa del ciclismo, mi dissero, pensando forse di farmi piacere: c’è pure Saronni. Al che ho risposto: No grazie, ne basta uno”. Sollecitato, poi, da Ugo Russo, Moser si è trovato d’accordo con lui nel ribadire che forse ora, senza Pogacar infortunato è un ciclismo più umano. Gli scroscianti applausi della platea hanno manifestato il grande apprezzamento per l’intervista. Così come è stato molto gradito anche l’intervento di Signori con il campione che ha ricordato il suo legame con la Toscana “specie quando ero dilettante vi ho vissuto due anni pieni di vittorie e soddisfazioni”.

Il quale Moser, ricevendo il prestigioso premio da Belli e dai figli di Sandro, ha affermato: “Ho ricevuto tantissimi riconoscimenti inerenti al ciclismo ma questo è il primo intitolato ad un grandissimo campione di un altro sport. La cosa mi fa immensamente piacere e, vista la grandezza di colui che gli dà il nome, sono onorato di riceverlo”. Sotto finale significativi premi anche per i due giornalisti e per due realtà dello sport locale di Pontedera: la pugilistica Mazzinghi e la società di pattinaggio a rotelle con presente uno degli italiani che ha vinto l’oro ai recenti campionati del mondo in Paraguay. Saluti, applausi e appuntamento al prossimo anno. Si è già aperto il toto nomine: chi sarà il futuro premiato? A proposito: avete fatto caso che tutti coloro che finora hanno vinto il premio Mazzinghi sono stati una o più volte campioni del mondo?

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