Litorale Spettacolo

Quando con Lina Wertmuller controllammo insieme la copia  di Mimì per il Festival di Cannes

Il 9 dicembre 2021 ci ha lasciato Lina Wertmuller una Persona ed una Regista semplicemente eccezionale la quale, chi scrive, ebbe il piacere di conoscere e frequentare all’epoca di uno dei suoi film più belli e di maggior successo “Mimì il Metallurgico ferito nell’onore”. La Wertmuller non faceva  parte di quel gruppo di gente che magari  hai conosciuto ed anche dimenticato pur avendoci collaborato per stringenti motivi di lavoro. La Lina (Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich) non era Una Qualsiasi ed averla conosciuta fu per me un vero arricchimento professionale e sociale, e ricordare di come avvenne la nostra reciproca conoscenza credo che sia la maniera migliore per renderle omaggio. Correva l’anno 1972 e chi scrive, già dal 1969, grazie al carissimo Amico Sergio Leone che ivi mi aveva presentato, lavorava alla Euro International Films e precisamente all’Ufficio Edizioni il quale aveva il compito di trasformare in italiano tutti i film stranieri, che venivano acquistati o coprodotti e poi, fra i nostri compiti, prima delle varie uscite nei cinema, c’era il passaggio in censura per il relativo visto cosa che avveniva anche e soprattutto per le pellicole che la Euro produceva direttamente, o tramite la sua casa di produzione la San Marco Film. La Euro all’epoca, anche grazie al suo bravissimo direttore generale Fulvio Frizzi ( il padre di Fabrizio),  risultò, per due anni, la prima casa di distribuzione d’Europa superando anche un “colosso” del cinema che era la CIC (Cinema International Corporation che riuniva per la distribuzione addirittura la Paramount, la Universal e la Walt Disney). Fra i compiti dell’Ufficio Edizioni, del quale nel 1972 ero capoufficio, c’era anche quello di provvedere, per le pellicole da noi prodotte, all’ “allestimento” tecnico della speciale copia sottotitolata, nelle lingue di pertinenza, che  mandavamo ai vari Festival del Cinema sparsi per il mondo in particolare a quelli di Berlino e di Cannes. Festival del Cinema ove il nostro Ufficio Esteri acquistava,dopo il placet di Frizzi, anche vari film stranieri che poi ci venivano girati per l’edizione italiana. Nel 1972 la Euro partecipò al Festival di Cannes con ben due film: “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri che vinse addirittura il Gran Prix per il Miglior Film in assoluto e “Mimì il Metallurgico ferito nell’onore” di  Lina Wertmuller che ebbe la Nomination per la Palma d’Oro. Per quanto concerne   “La classe operaia va in paradiso” la copia con i sottotitoli ottici in francese per Cannes fu curata,essendo il film del 1971 ( non avendo fatto in tempo per Cannes di quell’anno) da Fernando Prosperi mio “maestro” dell’epoca il quale, in quell’anno, era ancora il capo ufficio edizioni della Euro Films e che però andò via a fine anno lasciando a me l’incarico, con tutte le  incombenze del ruolo, Festival inclusi, ed ecco quindi perché, nel lontano 1972, conobbi la Lina Wertmuller. L’incontro avvenne alla SPES (Sviluppo Pellicole e Stampa) a Testaccio in via del Foro Boario a Roma (azienda fondata da Ettore Catalucci, un pioniere del cinema in quel settore)  la quale aveva stampato tutte le copie di “Mimì il Metallurgico ferito nell’onore” da proiettare nei vari cinema di tutta Italia. SPES che  poi si fuse con la Tecnostampa (ove seguii anche il film “Medea” di Pier Paolo Pasolini che avevo precedentemente conosciuto a Monteverde sempre in quel di  Roma) di via Albalonga a San Giovanni sempre nella Capitale, ma questa è un’altra storia. All’epoca era mia abitudine, quando dovevo incontrare registi che non conoscevo ( e la Wertmuller non la conoscevo)  chiamare il mio carissimo Amico Sergio Leone per farmi dire qualcosa sul personaggio con il quale avrei dovuto interagire. Nello specifico dissi a Sergio che mi era piaciuto molto il primo film che la regista aveva diretto “ I Basilischi” una pellicola in bianco e nero del 1963 interpretata da un formidabile Stefano Satta Flores ma che, per il resto, la Wertmuller non la conoscevo affatto. Sergio mi disse che si trattava di una sua collega molto in gamba, piuttosto decisionista, dotata di una certa qual ironia e molto di carattere la quale, comunque, era già piuttosto esperta del “mestiere” avendo fatto da aiuto regista a Federico Fellini sia nella “Dolce Vita” che in “8 e mezzo”. Il giorno che ci incontrammo alla SPES, presentati reciprocamente dalla direzione dello stabilimento, io feci il verso di baciargli la mano, al che la Wertmuller mi disse ( ma in maniera molto romanesca) se la stavo prendendo in giro, al che, sorridendo, gli feci presente che ero al corrente delle sue origini nobili svizzere da parte di padre ed essendo anche io, da parte sempre di padre, di origini nobili mi sembrava doveroso omaggiarla in tale modo, al che la Lina guardandomi, con aria interrogativa, dietro ai suoi occhiali ( già all’epoca piuttosto spessi) mi chiese dove ero nato e quando gli risposi che ero nato in Trastevere, di famiglia trasteverina, si sciolse in una grande contagiosa risata e mi disse se ci prendevamo un caffè insieme, il quale, al distributore fuori della sala di proiezione ci fu offerto immediatamente dal direttore dello stabilimento il quale era stato piuttosto preoccupato del nostro inizio. Durante la proiezione della copia che avevo fatto preparare con i sottotitoli ottici in francese di “Mimì Metallò blessé dans son honneur” titolo in francese, compresi subito, dalle poche, ma precisissime, cose tecniche che mi disse, perché del film era oltre che la regista anche (e da sola) sia la soggettista che la sceneggiatrice. All’uscita dalla SPES  la Wertmuller mi salutò dicendomi “Ciao trasteverino”  chiedendomi pure ( gli avevo detto della grande amicizia mia e dei miei famigliari  con Sergio Leone) se il resto della mia famiglia abitava anche lei  a Roma, al che gli dissi che i Miei abitavano a Monteverde con gli antenati sepolti al Mausoleo garibaldino del Gianicolo al che, dimostrando molto interesse sincero alla cosa, volle sapere per filo e per segno ogni dettaglio di ciò. Con la Lina Wertmuller ci incontrammo altre volte, come capitava, piuttosto spesso, nell’ambiente ed ogni volta mi salutava, sempre molto sorridente, dandomi, in primis, un affettuoso buffetto, dicendomi contemporaneamente  “Ciao garibaldino trasteverino”  seguito da una calorosa stretta di mano. C’è da dire che pochi giorni dopo il Festival di Cannes in un primo pomeriggio nel quale ero in ufficio, cosa piuttosto rara, visto che “peregrinavo” tutti i giorni, a volte sabato e domenica inclusi, dagli stabilimenti di sviluppo e stampa a quelli di sonorizzazione, mi chiamò il direttore Frizzi al che, come entrai, vidi la Wertmuller che mi salutò, come faceva ormai di consueto, con uno squillante “Ciao garibaldino trasteverino”. Frizzi dopo essersi complimentato per come era andato a Cannes “Mimì”, con gli importanti riscontri di vendita dell’Ufficio Esteri, mi chiese, sorridendo, davanti alla regista, che storia era quella del “garibaldino trasteverino” per cui fui “costretto” a raccontare tutta la storia dei miei antenati, Paolo ed i figli Giuseppe e Giovanni  nella Repubblica Romana del 1849 e poi nel 1867 della loro uccisione insieme a Giuditta Tavani Arquati e della loro sepoltura, accanto a Goffredo Mameli, al Mausoleo garibaldino del Gianicolo, con la Wertmuller, piuttosto interessata, la quale, sentendo tutto il racconto, aggiunse un breve, ma molto eloquente: “Però!”. Ciao Grande, molto  Perspicace Regista, ed a proposito di però, diciamolo pure la copia sottotitolata  per il Festival di Cannes di “Mimì Metallò blessé dans son honneur”che controllammo insieme tanti anni fa non era affatto male, anzi! Riposa in pace Lina insieme al meritatissimo Oscar alla carriera che ti assegnarono, purtroppo, solo nel 2020.

                                                        Arnaldo Gioacchini

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