Fu costruito quando ancora non esisteva l’euro. Con l’obiettivo di essere un bagno pubblico, con annessa doccia, a disposizione dei villeggianti durante l’estate.

Da venti anni è il simbolo del degrado e dell’abbandono a Cerenova. Il manufatto di largo Ceri, pagato con denaro pubblico, cade a pezzi, i vandali hanno imperversato più volte danneggiando l’impianto elettrico, la gettoniera e devastando i sanitari della toilette e gli accessori della doccia. In alcuni casi sono state trovate siringhe insanguinate, lasciate da tossicodipendenti. A completare l’opera, le scritte oscene e deliranti che adornano la struttura. Uno spettacolo indecoroso che si trascina da quasi un quarto di secolo, rappresentando un pericolo per l’incolumità dei bambini che giocano nello spazio verde antistante il mercato giornaliero della frazione di Cerveteri a causa delle sbarre di ferro arrugginite e dei pezzi di cemento che sporgono dalle ex docce. I più anziani di Cerenova raccontano che in realtà questi bagni pubblici non avrebbero mai funzionato. Perplessità all’epoca furono manifestazione anche sull’ubicazione delle docce, lontanissime dalla spiaggia ed installate all’interno di un’area verde adibita a gioco per bimbi e passeggiata per le famiglie. Un altro manufatto fu posizionato sul lungomare di Campo di Mare, dimenticato e vandalizzato e poi rimosso qualche anno fa. Le associazioni civiche sollecitano da tempo l’interessamento dell’amministrazione. «Nel corso di alcuni incontri avuti ormai un anno fa con il sindaco Elena Gubetti – spiega Enzo Musardo, presidente del Comitato di zona di Cerenova e Campo di Mare – abbiamo anche segnalato la storia di questo simbolo di degrado. Dalla fine degli anni novanta residenti e villeggianti hanno sotto gli occhi un’opera pubblica che cade a pezzi nell’indifferenza delle tante amministrazioni comunali che si sono susseguite. Non crediamo sia difficile demolire questo manufatto prima che qualcuno si faccia male».

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