di Anna Maria Onelli
Negli spazi scolastici del liceo Ignazio Vian di Bracciano, il 7 maggio 2026, si è svolta una giornata di promozione degli sport e della cultura paralimpica.

Gli studenti del secondo anno hanno incontrato atleti e tecnici del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), che rappresenta il punto di riferimento nazionale volto a garantire il supporto, l’organizzazione e l’opportunità di crescita per tutti gli atleti con disabilità in Italia.Il presidente del CIP, Giuseppe Andreana, è stato rappresentato nell’incontro dalla vicepresidente, Alessandra Mosci. Le attività si sono aperte in prima mattinata, nell’Aula Magna del liceo, con i saluti e i ringraziamenti del sindaco di Bracciano Marco Crocicchi; della dirigente scolastica dei liceo I. Vian di Bracciano e S. Pertini di Ladispoli, Lucia Lolli; del professore di scienze motorie, Angelo Ragno. Tutti hanno riconosciuto l’alto valore di questa iniziativa dal titolo“Lo Sport Paralimpico va a Scuola”, nata per incoraggiare l’avvicinamento, di bambini e adolescenti con disabilità, alla pratica sportiva. La preside Lucia Lolli, che ha ospitato l’evento, la prof. Sandra Pedroni, che ha agevolato i contatti con il CIP, i docenti della scuola in generale e quelli di attività motoria in particolare, si sono adoperati e continueranno ad alimentare l’idea di un processo culturale possibile in cui l’inclusione diventi normalità. Gli studenti del 2° anno hanno ascoltato le storie degli atleti e dei tecnici paralimpici presenti: il tecnico federale karate, Jgor Carta, del Cskt Karate Team, ha presentato il figlio sedicenne Lorenzo, che ha già vinto 5 campionati nazionali di karate e la coppa Italia Fijlkam; l’atleta della Nazionale di Sitting Volley, Alessandro Issi, ha condiviso il suo percorso raccontando come, dopo un incidente, sia riuscito a trasformare la sua fragilità in risorsa. Il Ten. Colonnello Roberto Punzo, atleta del Gruppo Sportivo Paraolimpico della Difesa (GSPD), ha esplicitato il significato dei termini “cultura paralimpica”. Cultura viene da “coltivare”, ma cosa coltivare? Roberto Punzo è stato chiaro: si tratta di coltivare comportamenti e abitudini perché la cultura paralimpica promuove adattamenti. C’è chi tira con l’arco usando le gambe, c’è chi tira afferrando con i denti. Praticamente si adatta la tecnica sportiva alla struttura fisica dell’atleta. Pertanto, il termine “cultura” non significa solo “sapere le cose”, ma anche coltivare adattamenti. Oltre ad aver compreso le storie degli atleti, gli allievi,in tarda mattinata, hanno potuto conoscere e praticare alcune discipline paralimpiche, vivendo in prima persona le sensazioni, le emozioni e le abilità sportive che essi acquisiscono con gli allenamenti quotidiani. Nella palestra si sono tenute dimostrazioni di Badminton, di Sitting Volley, di Karate; nel cortile si è sperimentato il Tiro con l’arco e il pickleball. Da questo incontro sono emerse profonde riflessioni: lo sport è vita e la cultura paralimpica ci fa riconoscere la nostra unicità; tutti siamo unici e singolari, siamo diversamente in salute e diversamente abili, ma siamo in grado di produrre adattamenti da utilizzare anche in ambito sportivo.La diversità non ci deve spaventare, piuttosto ci deve unire: lo sport è vita.

Lascia un commento