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Sport, perché l’Italia vince ovunque (solo il pallone di calcio resta sgonfio)

di Ugo Russo 

Da due anni a questa parte non passa giorno che in qualche posto del mondo, anche il più recondito, non giunga notizia di qualche oro o prestigiosi allori conquistati dagli atleti azzurri in Olimpiadi e Paralimpiadi, mondiali, europei e quant’altro.Merito dei nostri portacolori quello di continuare a lavorare con grandi impegno e serietà nonostante la pandemia, restrizioni, avvertimenti poco rassicuranti (guerra) che magari hanno condizionato altre nazioni che hanno anteposto cose che hanno ritenuto più determinanti, o “popolazioni corazzate” che hanno rinunciato a gareggiare in cimenti importanti ovvero sono state obbligate a rinunciare. Ma tutto questo non può inficiare l’importanza di due anni fondamentali per lo sport azzurro che ancora continua a riempirci di trofei. Merito grandissimo pure dei tecnici che hanno preparato i ragazzi nella maniera migliore, anche dal punto di vista psicologico. In quante occasioni abbiamo sentito e continuiamo a sentire: Italia prima nel medagliere. La vera e propria esplosione c’è stata lo scorso anno a Tokio, prima con le 40 salite sul podio complessive (10 primi posti) all’Olimpiade e poi addirittura 69 alle Paralimpiadi (14 ori). Proprio il 2021 è stato l’anno boom, con trionfi iniziati a febbraio nello sci femminile; proseguiti con la netta risalita del tennis maschile grazie alle rilevanti imprese di Berrettini, seguito successivamente da Sinner; l’atletica leggera che ha raggiunto forse il momento più alto della sua storia per numero di talenti trovati; il nuoto, sempre grande fucina di campioni e nell’occasione tornato a risultati strabilianti e in grande quantità; la pallavolo maschile e femminile sul tetto d’Europa a rinverdire i fasti del passato; ai mondiali di ginnastica artistica ancora in Giappone, una delle patrie di questo sport, Bartolini, novello Franco Menichelli, sul gradino più alto del corpo libero; per non parlare pure, nell’altra specialità della ginnastica, la ritmica, le grandi performances delle “farfalle”; i soliti allori garantiti dal meraviglioso canottaggio, scherma e tiro con l’arco. E manca qualche altro sport, ma come vedete Italia protagonista in una quantità enorme di discipline agonistiche come non lo era mai stata. In realtà manca il calcio, che pure lo scorso anno ha conquistato l’Europeo. Ma per quello che è stato l’andazzo complessivo nei due anni (campionati bruttissimi e falsati da arbitraggi scandalosi, squadre di club non in grado di competere per le coppe europee, e, soprattutto, seconda eliminazione consecutiva della nazionale dalla fase finale dei mondiali), con tutto quello che si spende per questo sport che fagocita almeno l’80% di quanto esce per foraggiare imprese sportive, vincere il trofeo continentale è stato più un caso che effettiva superiorità. E non valga che gli azzurri potrebbero far parte delle quattro che si giocheranno la nations league, un trofeo ridicolo, insignificante alla stregua della conference league, partorite da una sconcertante uefa.

Domanda, per dirla alla Lubrano, che sorge spontanea: perché dobbiamo continuare a dare tutti questi soldi al calcio e non li dobbiamo invece assegnare in maniera ancora più copiosa agli sport che, quelli sì, garantiscono spettacolo, medaglie, trionfi e soddisfazioni? Tanto per avvalorare quanto da noi scritto ed evidenziare la differenza economica tra gli atleti di altri sport e quelle innumerevoli pippe che si muovono sui campi della nostra serie a e lo fanno a suon di milioni: sapete quale è stato il premio assegnato a Greg Paltrinieri per la vittoria nei 10 chilometri in acque libere (un mazzo non indifferente, con alle spalle anni ed anni di durissimo lavoro)? Duemila euro!!! Lo abbiamo scritto in lettere per far capire che non avevamo messo qualche zero in meno. Quasi come un’attuale bolletta telefonica!

Proprio il nuoto, con tutte le sue sfaccettature e settori, e l’atletica leggera si sono ripetuti e sono stati ancora protagonisti in questo 2022, assieme in pratica a tutte le discipline agonistiche citate come acchiappa-medaglie dello scorso anno e aggiungiamoci ciclismo e altro ancora. Citazione particolare per la “farfallina” Sofia Raffaeli che dovrà trovare un apposito e non piccolo spazio in casa per conservare tutti gli ori (quattro, e un bronzo) che ha conquistato ai recenti mondiali in Bulgaria. Addirittura abbiamo guadagnato il primo posto planetario pure nel subbuteo e da rimarcare, alla faccia dei colleghi maschi, la seconda qualificazione consecutiva ai mondiali delle ragazze del calcio. Una frecciata all’Italia maschile del pallone: riuscirà almeno nel 2026 a qualificarsi per la fase finale del mondiale? Lì le sqauadre saranno portate a 48, quasi tutte quelle che conoscono questo sport…

MA IL CALCIO RACCONTA PURE COSE BELLE – Poche volte, magari, ma specie nel sociale e nel non dimenticare gente che, trovatasi in condizioni critiche di salute, ha bisogno più che mai di affetto, calore umano per questo il mondo del pallone si contraddistingue. E’ il caso di quello che negli ultimi tre decenni e poco più è stato e rimane uno dei beniamini dei tifosi italiani di questo sport: Gianluca Vialli. Grande campione sul campo, ottimo dirigente, esempio per milioni di giovani, combatte da tempo una battaglia difficilissima che per ora lo ha visto vincitore. Ma come dicevo prima, per sconfiggere definitivamente il mostro che ha dentro ha bisogno dell’affetto, della vicinanza di una platea sempre più vasta. Ed è così che pochi giorni fa, nell’interesse e nel consenso generale, è stato premiato con un prestigioso riconoscimento: “Un cuore da leone”, lui che leone ha dimostrato di esserlo in ogni momento e gli servirà ancora un grande cuore. Con il plauso e l’amicizia di tutti.

Nelle ultime ore ha destato curiosità e ha dato modo di profondi momenti di riflessione il caso di Andrea Ranocchia. Difensore trentaquattrenne, non è stato un fenomeno del calcio, eppure ha giocato in ottime squadre, l’Inter su tutte, e ha pure collezionato 21 presenze con la maglia della nazionale. L’estate appena passata ha fatto clamore il suo passaggio al neopromosso Monza e si è detto che era un grande acquisto. Poi l’infortunio grave e Ranocchia esce momentaneamente di scena. Improvvisamente, con un fragore assordante, la clamorosa novità: il difensore annuncia il suo ritiro dal calcio. “Sento di non aver più niente da dare, improvvisamente si è spento l’interruttore dentro di me, non ho più entusiasmo ed è venuta meno la passione che ho avuto per tanti anni”. Con questo significando una serietà assoluta, non volendo approfittarsi della nuova società sapendo della lunghezza del grave infortunio. Perché percepire senza scendere in campo lo stipendio, perché giocare (quando sarebbe rientrato) sapendo di non poter dare più il massimo? Galliani, ad del Monza, lo ha elogiato: “Ha dimostrato di essere un signore”. Quanti, Juventus docet, infortunati e lungodegenti, avrebbero rinunciato allo stipendio nel rispetto della squadra biancorossa in cui sapevi, tra l’altro, di non potere mantenere le aspettative. E bravo Ranocchia, che, tra l’altro, aveva già lasciato il segno fuori dal terreno di gioco. Nel 2016 ha fondato una ONLUS che porta il suo nome, al fine di aiutare le vittime dei contemporanei avvenimenti sismici; nell’estate 2017 l’associazione ha contribuito, con l’altro ex calciatore Christian Vieri, a stanziare fondi per ripristinare un campo da calcio a Visso, nel maceratese. Ci piacerebbe vedere Andrea Ranocchia, quando tornerà un po’ di luce dentro di lui, insegnare calcio ai bambini; almeno nei comportamenti contribuirebbe a far nascere futuri galantuomini. Parola di Galliani.

 

 

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