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Tecnopolis. Le macchine sono nemiche del lavoro?

di Pietro Zocconali, Presidente Assoc. Naz.le Sociologi ANS, giornalista

 Il 18 settembre 2024, invitato ai lavori, ho partecipato all’importante evento svoltosi presso il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in Via XX Settembre 5, a Roma. “Tecnopolis. Le macchine sono nemiche del lavoro?”, evento speciale della serie “Open Space, un laboratorio di idee”; Il dialogo è stato guidato da Alberto Romagnoli, Consigliere del CNI con delega alla Comunicazione.Personalmente ho partecipato e relazionato in diversi convegni sul tema dell’“intelligenza artificiale”, ma mai con degli ingegneri, ed ho trovato molto interessante la loro diversità di vedute e, allo stesso tempo, il desiderio da parte loro di confrontarsi e collaborare con esponenti di altre discipline. La prima guida italiana su come rendere una delle principali innovazioni di quest’epoca un’opportunità nel tessuto fluido di un’economia in costante evoluzione, è stata scritta da uno dei protagonisti dei lavori, il prof. Stefano Da Empoli, presidente dell’Istituto per la Competitività (I-Com) e docente di economia politica all’Università Roma Tre. Dai relatori è stato detto che dopo la seconda guerra mondiale, la nascita della cibernetica e l’avvio del programma di ricerca sull’IA, formalizzato nel 1956 con il seminario estivo nel Dartmouth College di Hanover (New Hampshire – USA), l’ottimismo tecnologico statunitense era al suo picco massimo. Le stesse previsioni degli scienziati lasciavano presagire che l’arrivo di macchine pensanti fosse dietro l’angolo. Certamente erano già entrati nelle grandi aziende e organizzazioni e nei principali laboratori scientifici i mainframe della IBM. A fronte della crescita delle aspettative di automazione, aumentavano però anche i timori sulle possibili conseguenze occupazionali. Oggi quelle stesse paure sembrano amplificate a fronte delle multiformi evoluzioni dell’intelligenza artificiale generativa. Nel mio intervento, per prima cosa ho voluto dare una risposta al quesito riportato nel titolo dei lavori: le macchine non sono nemiche del lavoro, anzi, sin dall’antichità, parlando delle macchine più rudimentali, hanno sempre agevolato l’uomo. Ho poi chiesto al prof. Da Empoli se il dualismo che c’è ancora ai giorni nostri tra esseri umani di diverse razze, colore e religione, nel futuro, come insegna Isaac Asimov in alcuni suoi libri di fantascienza, potranno verificarsi attriti dovuti al contatto tra l’uomo e gli androidi; la risposta è stata: “è troppo presto per dirlo, ma c’è questa possibilità”. A proposito dei problemi ai quali vanno incontro i lavoratori, voglio riportare quanto ho scritto nel mio ultimo libro “Nel futuro tra futuro e futuro”, saggio uscito lo scorso maggio, edito da Kairos, Napoli. Quanto scritto può sembrare una provocazione, ma non vorrei far scaturire pensieri negativi. Purtroppo quello che succederà nelle prossime decine di anni, come affermato dal prof. Da Empoli, nessuno lo può sapere. “Dai tempi della rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra a fine ‘700, è successo che, negli anni, i capannoni industriali pieni di operai si svuotassero per ospitare i macchinari; oggi, con l’intelligenza artificiale, si stanno svuotando anche gli uffici, e, computer e robot, tecnologie digitali sempre più sofisticate, con mansioni esecutive, controllano i macchinari che, sempre più sofisticati, portano avanti la produzione. Le strade delle città, anche nelle ore cosiddette lavorative, sono sempre più percorse, a piedi e in auto, da gente che va a passeggio, per la maggior parte con cani al guinzaglio; i centri commerciali sono sempre più affollati, e lavorano a pieno regime piscine, palestre, istituti di bellezza, campi di padel e calcetto. Vediamo quali sono le differenze sostanziali tra uomo e macchina: così si esprime il prof. Franco Ferrarotti (che mi onora della sua amicizia), Sociologo di fama internazionale, Presidente onorario dell’Associazione Nazionale Sociologi ANS, nel suo saggio “Macchina e uomo nella società industriale”, Arcadia ed. 2024: “L’uomo pensa, esiste, dubita. La macchina la si può accendere, spegnere, riaccendere.” …..Esiste una possibilità che crescendo in modo esponenziale l’Intelligenza Artificiale, come afferma John Casti nel suo “Eventi X – Eventi estremi e il futuro delle civiltà”, il Saggiatore Mi 2012, si arriverà ad ottenere una forma di intelligenza superumana:  “…una macchina superintelligente che sfugge a ogni possibile controllo dell’uomo ….. una specie di tecnologia “ostile”, i cui interessi confliggono con quelli di noi umili umani. In questa battaglia planetaria, potremmo essere noi a spuntarla, ma sarebbe meglio non provarci. ….. Una tecnologia che diventa violenta, dopo essersi evoluta oltre il controllo umano”. Per finire, e spero di non aver impressionato chi mi sta leggendo, dico che così va il mondo: noi esseri umani con la nostra intelligenza dobbiamo saper cavalcare la tecnologia; se non serve più l’apporto dei nostri muscoli, per sopravvivere bisognerà sempre più adoperare il cervello, studiare sempre e non soltanto in età scolare, essere attratti dalle novità e, a prescindere dall’età, non perdere nessun treno del progresso scientifico e tecnologico. Si è trattato in definitiva di un primo incontro su un argomento di grande interesse, organizzato dal CNI, un innovativo spazio di confronto aperto su temi di stretta attualità sociale, economica, tecnologica e culturale. Con questo convegno, aperto ad esperti provenienti da diverse discipline, ci si proponeva di offrire una piattaforma per dibattiti ricchi e stimolanti, atti ad arricchire la nostra comprensione e un migliore approccio al mondo che ci circonda. L’incontro ha, in definitiva, arricchito il dialogo contribuendo a rendere l’evento un momento di grande ispirazione; si è trattato di un primo convegno interdisciplinare sull’IA che ha messo a confronto ingegneri, economisti e sociologi, ma certamente, data l’importanza della tematica, ne seguiranno altri.

 

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